Stefano Berni, Grana Padano: il consumatore chiede cibo buono, sano, sostenibile. E trasparenza nelle informazioni

Così al Meeting di Rimini il direttore generale del consorzio del formaggio dop

“Oggi al cibo non si chiede solo di essere buono, ma di essere soprattutto sano e sostenibile. Il consumatore deve essere informato con lealtà e trasparenza rispetto a cosa mette nel carrello della spesa, o a ciò che ordina al ristorante. Ecco perché risulta indispensabile accelerare il percorso che porta alla trasparenza assoluta sulle etichette dei prodotti e sui materiali o sugli strumenti di comunicazione utilizzati per descriverli”.
Con queste parole Stefano Berni, direttore generale del consorzio Grana Padano, è intervenuto durante il Meeting di Rimini al convegno dal titolo: “Cibo e salute: dai superfood ai vegani, dal biologico allo street food". Al convegno hanno parlato anche Enrico Corali, presidente Ismea. Pompeo Farchioni, presidente e amministratore di Farchioni Olii spa, Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, Giancarlo Paola, amministratore delegato di Gmf Gruppo Unicomm.
“In un certo senso – continua Berni – il biologico, quando non frutto di millanterie importate, ha da tempo intrapreso questo percorso. Una strada certamente più costosa ma solida e credibile, che è percepita come completa ed equilibrata. Credo però non sia la stessa cosa per tutte quelle tendenze radicali e assai meno equilibrate di cui si sente parlare in questo tempo. Mi riferisco ai crudisti, ai vegani, ai freegan, per arrivare ai fruttariani. Categorie di pensiero più radicate nella psicologia che nella scienza alimentare e frutto di temporaneità modaiola che ritengo non saranno proiettate credibilmente e in modo duraturo nel futuro”.
“C’è inoltre una nuova emergenza - aggiunge Berni - ed è legata alla velocità e alla riduzione del tempo da dedicare all’alimentazione, oltreché alla sempre minor preparazione casalinga dei pasti. Infatti, nel 2016 il 35% della spesa dedicata all’alimentazione è avvenuta fuori casa presso la ristorazione di ogni livello dove, inevitabilmente, la scelta degli ingredienti è molto subita dagli avventori. Questo comporta, purtroppo, che spesso siano proposti prodotti similari a quelli Dop o Igp che svolgono lo stesso servizio, non si vedono e costano molto meno”.
“Esiste un solo denominatore comune condivisibile dai consumatori - conclude Berni - e parla la lingua della genuinità, della salubrità e della qualità. Tutto il resto  è finto e non porta vantaggi nè al mercato nè soprattutto a chi quotidianamente dà fiducia ai produttori italiani acquistando prodotti che crede originali ma che invece sono camuffati ad arte”.

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