Parmigiano Reggiano, con la conta differenziale delle cellule somatiche

cellule somatiche
Parametro utile per una zootecnia di precisione

Il contenuto di cellule somatiche nel latte (come anche, ad esempio, il pregnacy rate) è uno dei parametri gestionali ed economici più sintetici in assoluto. Infatti riassume in un indice molto della capacità di gestione di un allevamento, che deve passare attraverso una conoscenza approfondita dell’andamento produttivo e sanitario di ogni singola vacca e dei diversi dei gruppi produttivi. L’adesione ai controlli funzionali permette di conoscere approfonditamente questi e molti altri indicatori che descrivono la mandria con un esborso economico per singola bovina contenuto.
Nel recente congresso del Mastitis Council Italia, tenutosi a Reggio Emilia il 9-10 marzo, sono stati affrontati temi d’attualità per la filiera latte. Fra questi, tra gli altri, le possibilità offerte dalle nuove tecnologie in tema di diagnosi delle mastiti. E in particolare le possibilità offerte dal conteggio differenziale delle cellule somatiche: è questo un altro strumento che la tecnica offre per un uso prudente dei farmaci, dato che una accurata diagnosi dello stato sanitario di ogni animale è il cardine essenziale di questo nuovo ma ineludibile approccio alla terapia.
All’interno dell’espressione “cellule somatiche” si comprendono in realtà varie linee di cellule presenti nel latte, tra cui:
- i leucociti polimorfonucleati neutrofili, che hanno la funzione di fagocitare i batteri che invadono la mammella nella prima fase della mastite,
- i macrofagi, che hanno la funzione di ripulitura da detriti cellulari e batterici prevalentemente in una seconda fase della mastite,
- i linfociti, che hanno la funzione di produrre immunoglobuline e modulare la difesa cellulare,
- le cellule epiteliali di sfaldamento, che rappresentano solo una piccola percentuale sostanzialmente costante nelle varie fasi.
La nuova tecnologia analitica ci indica il Differenziale di Cellule Somatiche, parametro che rappresenta la percentuale (sul totale delle cellule somatiche) del contenuto di leucociti polimorfonucleati neutrofili più linfociti.
Dato che in una mammella sana al momento dell’infezione batterica si constata un innalzamento repentino dei leucociti polimorfonucleati neutrofili che poi via via vengono sostituiti da macrofagi, questo nuovo parametro ci indica che le bovine con un contenuto di cellule somatiche minore di 200.000 (quindi considerate sino ad ora sane) ma con una percentuale di Differenziale di Cellule Somatiche elevata sono in teoria da considerarsi a rischio in quanto hanno un’elevata quantità di Leucociti polimorfonucleati neutrofili ad indicare un inizio d’infezione batterica (mentre se tale percentuale è bassa si può supporre che la mastite sia in una fase conclusiva).

Lo studio condotto dall’Aral e dall’Università di Milano
Per verificare la concretezza di tale ipotesi dall’agosto del 2017 è stata implementata la nuova strumentazione per la determinazione del Differenziale in Cellule Somatiche presso il laboratorio Aral di Crema. L’interesse era molto alto e si è formato un gruppo di lavoro tra i referenti del laboratorio, uffici provinciali ed assistenza tecnica, con la collaborazione scientifica del professor Alfonso Zecconi dell’Università di Milano.
L’obiettivo del gruppo di lavoro era di verificare se le indicazioni della casa produttrice, studiate e messe a punto nelle realtà zootecniche del nord Europa, fossero efficaci anche nel territorio lombardo. Sono state perciò individuate quattro aziende per un totale di 532 capi (mediamente 110 capi in latte), con una produzione media di 32,6 kg di latte e una media annua ai controlli funzionali di 249.000 cellule somatiche; aziende ubicate in territori lombardi differenti con impianti di mungitura differenti, con indirizzo produttivo differente.
Al fine di raccogliere più dati possibili nel più breve tempo le aziende sono state controllate a scadenza settimanalmente da inizio settembre sino a fine dicembre per un totale di 45 controlli funzionali per un totale di 4.878 campioni. I campioni sono stati sottoposti ad analisi del Differenziale Cellule somatiche, analisi batteriologiche per singolo quarto e raccolta dei dati riproduttivi ed analisi del latte di massa con PCR per la ricerca di agenti mastitogeni contagiosi.
Terminata la raccolta si è utilizzato il materiale per un primo studio epidemiologico effettuato dal prof. Zecconi.
Le prime indicazioni hanno dato esiti molto interessanti e un po’ differenti dalle indicazioni della ditta produttrice, a dimostrare ancora una volta che ogni realtà produttiva è frutto di un’espressione multifattoriale non sempre esportabile in toto.
Mediante l’utilizzo della curva Roc si è potuto definire il valore soglia del Differenziale Cellule Somatiche in funzione dei giorni di lattazione, evidenziando che, in bovine con cellule somatiche inferiori a 200.000/ml, con giorni di lattazione inferiori a 100 il valore sotto cui si può affermare che la vacca è sana è stato individuato nel 66,3% con un valore predittivo negativo del 96,8% (valore predittivo negativo: la probabilità che la vacca sia realmente sana), mentre per le bovine con giorni di lattazione compresi tra 100 e 200 il valore è 69,2% con un valore predittivo negativo del 96%.
Infine per le bovine con più di 200 giorni in lattazione il valore è 69,3% e in questa categoria il valore predittivo negativo scende al 86,6%. Senza tener conto dei giorni in lattazione il valore rilevato è 68,5%, con un valore predittivo negativo del 92,4%. La relazione completa su questo argomento, e tutte le altre relazioni presentate al congresso sono disponibili sul sito del Mastitis Council Italia (www.mastitalia.org).

Le bovine possono essere a rischio anche con poche cellule somatiche
Queste sono le prime indicazioni che con questo nuovo parametro si posso evidenziare le bovine che nonostante un contenuto di cellule somatiche contenuto si possono considerare a rischio, anche se nell’analisi delle aziende sottoposte a questo nuovo tipo di analisi si evidenzia un comportamento differente ad indicare ancora una volta che ogni azienda è un caso a sè stante.
La conta differenziale delle cellule somatiche è uno strumento innovativo, oggetto in tutto il mondo di ricerca scientifica di alto livello, cche punta a sviluppare ulteriori utilizzazi, con particolare attenzione all’uso dei dati per l’individuazione dell’agente patogeno, prospettiva molto accattivante sempre nella logica dell’uso razionale e prudente dei farmaci.
Molta attenzione si sta rivolgendo anche alla modalità di presentazione dei dati agli allevatori per renderli facilmente interpretabili, al pari dei vari tabulati d’analisi del contenuto di cellule somatiche. Serve ancora un po’ di pazienza che sarà ampiamente ripagata.

 

NON C'È SOLO IL VECCHIO LIMITE DELLE 200.000 CELLULE

Per convenzione si considera il contenuto di 200.000 cellule somatiche come limite per definire una bovina che si presume senza problematiche di mastiti. Questo è un dato generalissimo ma la realtà quotidiana indica che non sempre la realtà è questa. Infatti talvolta ci si imbatte in allevamenti con parametri gestionali come la percentuale di nuove infezioni o la percentuale di animali sani o il livello di cellule somatiche ottimali ma con una incidenza di mastiti al di sopra della norma, con una perdita economica rilevante dovuta al latte scartato, al costo di farmaci impiegati e perdita di produttività.
Come spiegare tutto questo? Le tecnologie di analisi del latte hanno fatto enormi passi in avanti nell’ultimo decennio. I parametri introdotti sono stati innumerevoli e di fondamentale importanza quali il contenuto di caseina, il profilo degli acidi grassi per capire la qualità grasso del latte, oltre a parametri qualitativi sono stai introdotti parametri sanitari quali il contento del BHB o betaidrossibutirrato e del contenuto di acetone che ci indicano la presenza di patologie quali la chetosi sia conclamata sia nelle espressione più subdola la forma subclinica.
Ultimamente ha mostrato la propria utilità il conteggio differenziale delle cellule somatiche, presentata e resa operativa in Italia nell’anno 2017.

 

A cura del Consorzio del Parmigiano Reggiano

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