Accordo latte / 1 – Come si è arrivati a 37 cent

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Nel caseificio aziendale si lavora solo il latte prodotto in azienda e si producono mozzarella, ricotta e formaggi freschi tutti lavorati rigorosamente a mano.
Intesa raggiunta al tavolo latte di filiera convocato dal ministero: prezzo del latte alla stalla 37 centesimi al litro da dicembre 2015 a febbraio 2016. L’industria ne corrisponde 36, il resto viene dal fondo Ue di 25 milioni. A favore Coldiretti, Cia e Confagricoltura, contrari Copagri, Fava e Pan

Di Francesca Baccino

 

Nel Nord Italia un litro di latte alla stalla verrà pagato 37 centesimi al litro da dicembre 2015 a febbraio 2016. E’ il risultato del doppio accordo sul prezzo raggiunto al tavolo latte di filiera convocato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali lo scorso 26 novembre dopo la ripresa delle manifestazioni di protesta da parte del mondo agricolo.

Assolatte, in rappresentanza dell’associazione dell’industria di trasformazione, e le organizzazioni agricole Coldiretti, Confagricoltura e Cia per conto dei produttori di latte, hanno concordato (primo passaggio) un pagamento di 36 centesimi per litro di latte che verrà riconosciuto anche da Lactalis, il più grande primo acquirente del latte nazionale, in tutto il Nord-Italia.

A questo valore si aggiungerà (secondo passaggio) ancora 1 centesimo utilizzando, come prevede l’intesa quadro annunciata dallo stesso ministero delle Politiche agricole, i 25 milioni di euro di fondi Ue straordinari per il settore zootecnico agli allevatori come aiuti diretti per il latte prodotto e commercializzato nei mesi di dicembre 2015, gennaio e febbraio 2016. Complessivamente il valore riconosciuto agli allevatori in questi tre mesi di consegne sale di oltre 3 centesimi arrivando a 37 centesimi al litro.

Dunque, per la precisione: gli allevatori fattureranno a Italatte 36 centesimi al litro. Poi arriveranno i soldi del Mipaaf: in teoria 1 cent ma forse anche solo 0,9 cent.

Le parti, comprese le cooperative e la Gdo presenti al tavolo ministeriale, hanno concordato anche l’utilizzo di meccanismi di indicizzazione da inserire nei contratti e la promozione dell’utilizzo di contratti standard per rendere più trasparenti i rapporti di filiera. La Gdo si impegna a realizzare campagne straordinarie di valorizzazione e promozione dei prodotti lattiero caseari italiani, attraverso iniziative che rendano facilmente riconoscibile l’origine da parte dei consumatori.

''Facciamo un deciso passo in avanti -  ha commentato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina - sbloccando le relazioni tra i soggetti della filiera, con impegni utili a far ripartire il settore. Abbiamo stabilito un intervento immediato a favore delle imprese lattiere, attraverso i 25 milioni di euro europei e trovato l’intesa su misure strutturali come l’indicizzazione del prezzo e l’utilizzo di contratti standard”.

Per le organizzazioni agricole

Per il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, si tratta di “un primo risultato concreto della nostra mobilitazione che ha coinvolto decine di migliaia di allevatori con presidi nelle industrie e nei supermercati”. Secondo l'ufficio studi della Coldiretti tra effetti diretti ed indiretti sul mercato nazionale del latte ''l'accordo porterà almeno 340 milioni di euro su base annua in più nelle stalle italiane”. Soddisfatto anche Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia. "Per la prima volta c’è stato il diretto coinvolgimento della grande distribuzione organizzata, che si è aggiunta ai produttori e all’industria. A tutto questo – ha aggiunto ancora Prandini – si potranno aggiungere poi le risorse che le singole regioni vorranno stanziare per compartecipare al fondo di intervento straordinario della Ue e sostenere così gli allevatori nelle rispettive realtà di riferimento”.

Commenti abbastanza positivi anche da Confagricoltura. Il presidente Mario Guidi lo definisce un “accordo ponte che avvia un percorso preciso per definire nuovi rapporti di filiera” mentre Matteo Lasagna, presidente di Confagricoltura Lombardia, parla di “moderata soddisfazione” per l’esito del lavolo latte. “Diamo inoltre atto all’industria – ha precisato il presidente della Federazione nazionale lattiero-caseario di Confagricoltura, Luigi Barbieri – di aver rinunciato al modello di indicizzazione del prezzo del latte proposto negli ultimi mesi e basato sull’andamento del mercato tedesco, non adeguato alla situazione italiana".

Per il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino "non è una soluzione risolutiva della crisi del comparto, ma rappresenta un segnale di distensione per i prossimi mesi. Adesso avanti con le nostre richieste, ora si deve puntare sulla qualificazione dell’offerta”.

Molto critica invece la reazione di Copagri: “Noi non tradiamo i produttori. Con la firma di questo accordo in tre mesi si perderanno quasi 300 milioni di euro”.

“Confidiamo - ha detto Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo che l’accordo raggiunto, per un prezzo del latte a 36 +1 centesimi al litro, riporti un clima di serenità. I 37 centesimi al litro sono il prezzo che Granlatte, il consorzio che controlla Granarolo, riconosce ai propri allevatori da qualche mese”.

Lombardia e Veneto contro Martina

Molto polemico il commento dell'assessore regionale all'Agricoltura, Gianni Fava, che aveva già annunciato la convocazione di un tavolo latte lombardo per il 30 novembre: “Prendo atto che non si è risolto il problema: si tratta di un prezzo incrementato su base storica sul listino Parmalat, non sono stati fatti passi avanti sul tema dell'indicizzazione nè sul piano delle regole. Sono abbastanza preoccupato che l'agricoltore si accontenti dell'elemosina e non guardi la prospettiva".

L’assessore ha  criticato sia la durata trimestrale dell’accordo (“Vuol dire che domani saremo ancora qui”), che  il centesimo al litro  assegnato dal ministero come aiuto diretto ai produttori: “Si è scelto l'utilizzo di tutti i fondi che ci erano stati messi a disposizione dalla Ue solo per il latte pagando una cifra pro quota per litro prodotto, mentre abbiamo completamente abbandonato i settori delle carni bovine e suine”.

Critico anche l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, che insieme a Fava e al collega della Liguria, Stefano Mai, aveva disertato il tavolo di concertazione con il ministro Martina come segno di protesta rispetto alla proposta, avanzata dallo stesso ministro, di un intervento delle Regioni con risorse proprie per aiutare i produttori di latte.

Gli ultimi giorni della protesta

L’accordo sul prezzo del latte nel nord Italia arriva dopo la fumata nera uscita dal tavolo ministeriale del 12 novembre scorso, quando la parte industriale aveva offerto 35 centesimi al litro. Le organizzazioni agricole avevano immediatamente ripreso le manifestazioni di protesta con il sit in davanti alla sede romana  dell’antitrust e poi con il presidio promosso da Confagricoltura, assieme a Cia e Copagri presso la sede di Assolatte a Milano lo scorso 18 novembre “per portare - si leggeva in un comunicato di Confagricoltura Lombardia -  la protesta nel cuore del capoluogo lombardo e informare direttamente i cittadini milanesi” sul prezzo del latte alla stalla inferiore  di circa il 30 % rispetto ai costi di produzione.

“Il nostro scopo - aveva detto Matteo Lasagna, presidente di Confagricoltura Lombardia dopo l’incontro con il presidente onorario di Assolatte, Adriano Hribal - era quello di riavviare il dialogo con l’associazione degli industriali”.

“All'industria – aveva detto Roberto Cavaliere, presidente di Copagri Lombardia – chiediamo di riconoscere formalmente il valore fondamentale del vero latte italiano. Basilare è proseguire, com'è stato in questa occasione con le rappresentanze di Cia e Confagricoltura, con una strategia unitaria del mondo agricolo”.

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