Dall’impatto sanitario alle perdite di produzione

Mosche: rischi e soluzioni per gli allevamenti bovini

mosche
Non solo un fastidio estivo, ma un vettore critico di patogeni e una causa di stress cronico per gli animali. Un’analisi tecnica delle cinque specie principali di ditteri presenti in stalla, dei danni economici stimati e delle strategie di lotta integrata per preservare la produttività aziendale

Come ben sa chi ha a che fare con gli animali, le mosche sono una presenza costante in tutte le tipologie di allevamenti; una presenza che può portare a varie problematiche: dal fastidio agli animali, a rischi igienico-sanitari e anche a perdite di produzione. Qui ci occuperemo nello specifico delle mosche degli allevamenti bovini, cercando di fare un quadro completo delle specie di mosche più diffuse e dei loro rischi per gli animali e per l’attività zootecnica.

Le mosche principalmente legate alle stalle sono quattro: la mosca cavallina Stomoxys calcitrans, la mosca del corno Haematobia irritans, la mosca domestica Musca domestica e la mosca autunnale Musca autumnalis. A queste a volte si può aggiungere la piccola mosca domestica Fannia canicularis, di solito più frequente nei pollai ma che possiamo ritrovare anche nelle stalle di bovini e di suini.

Di queste mosche due, Stomoxys calcitrans e Haematobia irritans, pungono gli animali per nutrirsi del loro sangue, mentre le altre non sono in grado di pungere, ma possono comunque rappresentare un problema sia zootecnico che sanitario.

Tutte invece depongono le uova nel letame dove fanno tutto il loro sviluppo da uovo a adulto, ciclo che è più corto con temperatura alte e più lungo con il freddo, cosa che porta a grandi quantità di mo­sche nella bella stagione.
Vediamo allora le caratteristiche e le pro­blematiche di questi insetti, specie per specie.

Le mosche ematofaghe: l’impatto della mosca cavallina

Stomoxys calcitrans, la mosca cavallina, è una delle specie più impattanti negli allevamenti bovini. Questa mosca, come riportano i manuali di entomologia, è un insetto di circa 6-10 mm di lunghezza, di colore scuro, con striature o macchie gri­gio-marroni in varie parti del corpo, due grandi occhi composti rossastri separati da una banda scura e con un apparato boccale lungo e appuntito. Il suo ciclo da uovo a adulto va dai 21 ai 12 giorni a se­conda delle temperature.

Il fatto che queste mosche pungano gli animali per succhiarne il sangue provo­ca irritazioni, nervosismo, dolore e anche sanguinamenti. Un problema che si può avere sia in stalla che al pascolo e che non risparmia neanche le persone visto che queste mosche possono pungere anche l’uomo.
Oltre a questo, le punture possono esse­re un veicolo di patogeni, primi tra tutti i batteri, come Staphylococcus aureus ed Escherichia coli, che possono causare infezioni locali o mastiti. In alcuni casi le punture possono trasmettere il proto­zoo Trypanosoma evansi che causa una malattia, nota come surra, per quanto in Europa la sua presenza sia piuttosto rara, come riportano le autorità veterinarie svizzere (1).

Una serie di problematiche che in termini produttivi porta a perdite di produzione sia di latte che di carne e che, secondo uno studio pubblicato sul Journal of medi­cal enthomology, già un decennio fa negli Usa causavano danni economici stimati oltre i 2,2 miliardi di dollari l’anno (2).

Mosche sul muso di un bovino. La gestione di questi insetti è molto importante per il benessere, la produttività e l'igiene dell'allevamento.

Mosca del corno: stress e cali produttivi al pascolo

Haematobia irritans, o mosca del corno, è l’altra mosca che si nutre del sangue degli animali. Il suo nome comune deriva dall’abitudine di queste mosche di rag­grupparsi attorno alla base delle corna durante le ore calde.
Haematobia irritans è più piccola di Sto­moxys calcitrans, circa 5 mm di lunghez­za, grigia con alcune striature sul torace, grandi occhi composti bruno rossastri e un apparato boccale tozzo che visto dall’alto forma con le antenne una sorta di piccola freccia rovesciata.

Il suo ciclo da uovo a adulto va da 10 o 20 giorni a seconda della stagione. Anche le sue punture possono causare irritazioni, stress e infezioni (soprattutto dovute alla trasmissione di Staphylococcus aureus). E in particolare lo stress può causare per­dite di produzione fino a 500 ml di latte al giorno o una riduzione di crescita di circa 300g al giorno, secondo uno studio di quest’anno fatto in vari paesi del Centro e del Sud America e pubblicato sulla rivista scientifica Pathogens (3).

La mosca domestica: un serbatoio mobile di patogeni

Musca domestica è la mosca comune che si può ritrovare spesso anche nelle abitazioni. È un insetto di medie dimen­sioni, di 5 - 8 mm di lunghezza, di colore nerastro con striature grige sul torace e due occhi composti rossastri separati da una macchia più scura su cui sono inse­rite le antenne. Non è in grado di pungere e deve nutrirsi di alimenti fluidi che trova sulle superfici dove si posa. Il suo ciclo va dai 50 giorni, in caso di temperature basse, fino a 10-15 giorni in estate.

Un esemplare di Musca domestica dove si possono osservare le striature del torace e la banda scura tra gli occhi composti si cui sono inserite le antenne.

La sua pericolosità è legata alla capacità di trasportare una grande varietà di pa­togeni. Uno studio del 2024, pubblicato sulla rivista European chemical bulletin, ha contato 13 specie batteriche trasmis­sibili da questa mosca, che vanno da Staphylococcus aureus, Escheria coli ed Enterococcus faecalis, a varie specie di Salmonella e Shigella, al vibrione del co­lera e ai bacilli dell’antrace.
Sono stati riscontrati anche numerosi virus, che possono attaccare gli animali o le persone o entrambi, tra cui il virus della dermatite nodulare contagiosa, il virus dell’ectima contagioso, quello della malattia di New Castle e i Corona virus. Inoltre la mosca domestica può trasmet­tere anche nematodi, come Ascaris lum­bricoides, responsabile di infestazioni intestinali nelle persone (4).

Studi recenti, tra cui uno pubblicato sulla rivista Journal of diary sciences nel 2024, hanno mostrato che le mosche domesti­che possono trasportare anche funghi dei generi Aspergillus e Fusarium, produttori di aflatossine e zearalenone, cosa che po­trebbe aggravare le problematiche legate alla presenza di micotossine nelle produ­zioni zootecniche.
Tutte cose che rendono la mosca dome­stica una presenza molto indesiderata non solo in stalla, ma anche nelle sale di mungitura dove fanno alzare sensi­bilmente il rischio di contaminazione del latte (5).

Musca autumnalis: rischi oculari e malattie respiratorie

Musca autumnalis, è una mosca di di­mensioni medio grandi, in genere di 8 mm di lunghezza, grigia sul capo e sul torace, dove ha quattro bande nerastre sul torace e un’altra banda scura lungo l’addome che invece è marrone, mentre gli occhi com­posti sono separati da una macchia grigia con una banda nera centrale.

Un esemplare di Musca autumnalis. Si può osservare le varie striature: tra gli occhi, sul torace e sul caratteristico addome marrone.

Il suo sviluppo da uovo ad adulto va da 65 ad 11 giorni, a seconda delle tempe­rature. Come la mosca domestica non può pungere e si nutre di materie fluide, in particolare sul muso e intorno agli oc­chi degli animali, cosa che può causare irritazioni e irrequietezza. E anche lei può trasmettere varie parassitosi e malattie, tra cui vermi oculari, cheracongiuntivite, rinotracheiti e mastiti, come riporta uno studio statunitense pubblicato sul Journal of integrate pest management nel 2021, che stima negli Usa un danno economico di circa 420 milioni di dollari in un anno6.

Fannia canicularis: la minaccia  della piccola mosca domestica

Fannia canicularis, detta anche piccola mosca domestica, è una mosca di 5 - 6 mm di lunghezza, dal torace nero e addo­me grigio e gli occhi composti separati da una sottile banda biancastra.
Le uova le depone in qualsiasi tipo di so­stanza organica in decomposizione, an­che su carcasse di animali morti, ma negli allevamenti depone prevalentemente nel letame. Il suo ciclo vitale, a seconda della stagione, va da 60 a circa 10 giorni.

Un esemplare di Fannia canicularis su un muro. Si può notare la colorazione scura e la sottile banda biancastra tra gli occhi composti.

Si tratta anche in questo caso di una mosca che non punge e che si nutre di sostanze fluide. Ma anche lei può dare problemi legati sia al disturbo degli animali e delle persone, sia alla trasmissione di batteri, come Staphylococcus aureus, varie specie di enterococchi e di virus, in particolare della malattia di New Castle, come riporta uno studio del 2021 pubblicato sulla rivista Journal of integrate pest management7.

Gestione integrata: insetticidi, lotta biologica e igiene ambientale

Nonostante le differenze tra le varie specie, il controllo di questi insetti in stalla può essere fatto con le stesse modalità, in ma­niera collettiva.
Si può andare dai trattamenti insetticidi, sia con prodotti adulticidi sia con regolatori della crescita che tendono a bloccare la metamorfosi - che però hanno sempre il rischio di contaminazioni e di induzione di resistenza - alle trappole cromo­tropiche e alla lotta biologica con insetti antagonisti.

In particolare sono disponibili sul mercato mosche predatrici, che allo stato di larva mangiano le larve di Musca domestica e di Fannia canicularis e da adulte non disturbano gli animali, e ime­notteri che parassitizzano anche le larve di Stomoxys calcitrans.

Inoltre, la rimozione frequente del letame è un ottimo metodo per ridurre drasticamente le popolazioni nelle stalle, mentre al pascolo, si può giocare su turni di pascolo lunghi e con densi­tà di animali bassa. Se quindi un allevamento senza mosche è impossibile, un allevamento con la minor presenza possibile di mosche è un realistico obiettivo da raggiungere.


Bibliografia

  1. Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria - La surra (Trypanosoma evansi) degli equidi e degli artiodattili - https://www.blv.admin.ch/

2) Taylor et al., 2021 – Economic Impact of Stable Flies (Diptera: Muscidae) on Dairy and Beef Cattle Production – Journal of Medical Enthomology, Journal of Medical Entomology,Volume 49, Issue 1.

3) Rodriguez-Vivas et al., 2026 –  Management Practices for the Control of Haematobia irritans, Dermatobia hominis, and Cochliomyia hominivorax in Cattle Across Latin America: A Sustainable, Collective Approach – Pathogens 5;15(2):177.

4) Ali et al., 2024 – The house fly (Musca domestica L.): A comprehensive review of biology, genetics, disease vector potential, and methods of control – European Chemical Bulletin, 13(Regular Issue 5), 10 - 25

5) Rangel-Muñoz et al., 2023 – Presence of the toxigenic fungi Aspergillus spp. and Fusarium spp. in Musca domestica L. (Diptera: Muscidae) collected from dairy farms – Journal of Dairy Science, Vol 106, Issue 8, 5468-5473.

6 ) Trout Fryxell et al., 2021 – Face Fly (Diptera: Muscidae)—Biology, Pest Status, Current Management Prospects, and Research Needs – Journal of Integrated Pest Management, Vol 12, Issue 1, 5.

7) Murillo et al., 2021 – Big Problems With Little House Fly (Diptera: Fanniidae) - Journal of Integrated Pest Management, Vol12, Issue 1, 40.

Mosche: rischi e soluzioni per gli allevamenti bovini - Ultima modifica: 2026-04-13T12:16:10+02:00 da Laura Della Giovampaola

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