Inalca e Corteva scuotono Ecomondo

Una veduta dell’azienda agricola La Marchesina, del gruppo Cremonini-Inalca
Insieme alla fiera di Rimini per una filiera agro-zootecnica più sostenibile. Il loro messaggio: valutare e potenziare nuove pratiche agronomiche per produrre foraggi per bovini in modo ecocompatibile. Con lo scopo di ridurre le emissioni, migliorare il rendimento delle colture e la gestione del suolo, aumentare il sequestro di carbonio

Le questioni ambientali e le pratiche sostenibili legate alla zootecnia hanno avuto un ruolo rilevante nel programma di Ecomondo 2023, la fiera dell’economia circolare che si è tenuta recentemente a Rimini. Uno dei progetti di maggiore interesse, la riduzione delle emissioni di CO2 nella coltivazione dei foraggi per gli allevamenti, è stato presentato il 7 novembre durante l’incontro “Emissioni, l’obbligo morale di decarbonizzare tutto il possibile”.

Qui Matteo Ceruti, category marketing manager di Corteva Agriscience, ha illustrato i risultati dell’esperienza realizzata per Inalca-Gruppo Cremonini, tra i leader europei nel settore delle carni. Esperienza a cui ha collaborato anche l’Università di Milano, che ha previsto l’introduzione di tecniche di agricoltura rigenerativa finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale nella coltivazione di foraggi destinati all’alimentazione dei bovini.

Il titolo dell’intervento di Ceruti, “Risultati dell’implementazione di tecniche di agricoltura conservativa della filiera del bovino da carne”, sintetizza l’obiettivo che si prefiggeva il progetto pilota: migliorare le performance ambientali della fase di produzione dei foraggi destinati all’alimentazione dei bovini.

Un intento centrato visto che nei tre anni del progetto (2019-2021) le emissioni di CO2 eq per tonnellata di foraggio coltivato sono state ridotte del 19%.

Il progetto

Venendo alla partnership tra Corteva Agriscience – una società multinazionale da 17 miliardi di fatturato che opera in tutto il mondo occupandosi di miglioramento della sostenibilità – e Inalca, Matteo Ceruti ha spiegato che il progetto ha permesso di introdurre e valutare l’impatto di pratiche agronomiche innovative per la produzione dei foraggi destinati agli allevamenti di bovini da carne, una delle attività maggiormente responsabili di emissione di CO2 nel comparto agricolo,  per ridurre le emissioni, migliorare la produttività delle colture, ottimizzare l’uso di fertilizzanti, migliorare la gestione del suolo e incrementare il sequestro di carbonio.

«Nel corso dei due anni, abbiamo raggiunto l'ottimizzazione dell’uso di fertilizzanti, in particolare quelli azotati, che rappresentano una fonte importante di emissioni di gas serra in atmosfera. Abbiamo dimostrato che si può migliorare l’efficienza della fertilizzazione azotata se si adottano strategie agronomiche sostenute da tecnologie innovative, come gli stabilizzatori dell’azoto, orientate alla valorizzazione dei reflui zootecnici o digestati, prodotti dalle aziende zootecniche».

Più nello specifico, Corteva ha provveduto alla mappatura degli input produttivi quali suolo, digestati, e alla raccolta delle informazioni agronomiche riferite alla produzione dei foraggi (quali operazioni colturali, rese e qualità delle produzioni).

«L’innovazione tecnologica alla base del progetto è l’inibitore della nitrificazione 'Instinct' che, stabilizzando l’azoto distribuito con i digestati aziendali, ha ridotto l’uso dei fertilizzanti di sintesi, migliorato le rese colturali e ridotto le emissioni di CO2 eq in media del 19% dalla produzione dei foraggi».

Le colture da foraggio su cui si è operato sono tra le più importanti tra quelle destinate all’alimentazione zootecnica, il mais insilato e i cereali autunno-vernini. Le azioni su cui è stato importato il progetto sono la gestione del suolo, l'utilizzo razionale della fertilizzazione, cioè delle risorse che vengono utilizzate in campo per produrre gli alimenti per la zootecnia, e infine una serie di supporti digitali di mappatura delle rese, che sono parte integrante dell'agricoltura di precisione.

«Si è trattato di un iter complesso, su cui sono state investite molte risorse. Questo ci ha permesso di tracciare tutte le caratteristiche della lavorazione nelle aziende del gruppo Inalca prima dell'introduzione delle pratiche di agricoltura rigenerativa e quindi, dal 2021, dopo la loro introduzione».

Nei tre anni sono state analizzate le emissioni di CO2 eq per tonnellate di foraggio prodotte prima e dopo l’introduzione delle tecnologie di stabilizzazione dell’azoto: la raccolta dei dati e l’analisi Lca – Life cycle assessment - sono state realizzate da un team di ricerca del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano.

Giovanni Sorlini: sostenibilità e produttività

Lo studio è stato pubblicato recentemente sulla rivista Science of the total environment (qui il link: https://t.ly/IirvC) evidenziando una riduzione significativa delle emissioni di CO2 eq per tutti e tre i foraggi considerati (silomais, pastone, grano foraggero), pur mantenendo un livello produttivo in linea o superiore al sistema convenzionale. Ciò dimostra che sostenibilità e produttività non sono incompatibili, ma convergenti.

Il gruppo Inalca agisce sull’intera filiera produttiva, dall'allevamento al prodotto finito e produce un fatturato di oltre 2,8 miliardi di euro all’anno: trasforma e commercializza 500.000 tonnellate di carni bovine, 100.000 tonnellate di hamburger, 200 milioni di scatolette, 45.000 tonnellate di salumi e 12.000 tonnellate di bacon. Inalca commercializza i suoi prodotti in 70 paesi e possiede 20 stabilimenti in Italia, 23 piattaforme distributive e 8 impianti produttivi nel resto del mondo.

Ha sottolineato il responsabile sviluppo sostenibile di Inalca, Giovanni Sorlini: «Negli ultimi 20 anni abbiamo costantemente investito nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento, dove si concentra la maggior parte degli impatti ambientali della filiera delle carni. Un’integrazione con il settore primario che ha consentito a Inalca di creare una infrastruttura agro-zootecnica che oggi conta su oltre 2.700 ettari di terreni destinati all’autoproduzione delle foraggere. La sfida della sostenibilità̀, infatti, si gioca in campo e in stalla, tramite innovazione tecnologica e digitale, ma soprattutto adottando pratiche di agricoltura rigenerativa. E proprio in questo ambito grazie al progetto sviluppato con Corteva Agriscience e l’Università di Milano, abbiamo sperimentato nuove opportunità per la produzione dei foraggi e rendere più sostenibile la filiera della carne».

Alcuni numeri aiutano a capire la portata di questo impegno sulla sostenibilità: negli ultimi vent'anni, per ridurre l’impatto energetico il gruppo ha costruito una rete composta da 4 biogas agricoli, 2 biogas industriali, 2 cogeneratori a grassi colati e un impianto di biometano che trasformano gli scarti agricoli industriali in energia rinnovabile. A questi si aggiungono 6 cogeneratori a metano, un impianto di compostaggio e 22.120 pannelli fotovoltaici.

In questo modo il gruppo autoproduce il 77% dell'energia che consuma di cui il 29% da fonti rinnovabili. Inoltre il 94% dei rifiuti del gruppo è avviato al recupero.

Matteo Ceruti: una pietra miliare

In conclusione, Matteo Ceruti ha rimarcato che il progetto portato a termine grazie alla collaborazione tra Corteva e Inalca può diventare una pietra miliare per tutte quelle aziende che decideranno di trasformare la propria attività aumentandone la sostenibilità.

«Abbiamo avuto la conferma che si possono decarbonizzare settori strategici come l'agricoltura, a patto che si scelga, come ha fatto Inalca, di scegliere di investire nelle migliori pratiche di gestione del suolo e delle coltivazioni».

Matteo Piombino: la partnership funziona

Inalca dunque ha realizzato, insieme a Corteva Agriscience e all’Università di Milano, un progetto pilota con l'obiettivo di migliorare le performance ambientali della fase di produzione dei foraggi destinati all’alimentazione dei bovini. I risultati sono stati presentati a Ecomondo Rimini, nel convegno “Emissioni, l’obbligo morale di decarbonizzare tutto il possibile”, a cura di Economy Group.

Obiettivo del progetto è stato introdurre e valutare l’impatto di pratiche agronomiche innovative per la produzione dei foraggi destinati agli allevamenti di bovini da carne per ridurre le emissioni, migliorare la produttività delle colture, ottimizzare l’uso di fertilizzanti, migliorare la gestione del suolo e incrementare il sequestro di carbonio.

Matteo Piombino, customer marketing manager di Corteva Agriscience, ha affermato: “I risultati della partnership con Inalca dimostrano che combinando strategie di agricoltura generativa e innovazione tecnologica è possibile aumentare la sostenibilità delle filiere chiave del Made in Italy. Siamo orgogliosi di poter contribuire con le competenze sviluppate in quasi 20 anni di servizio e di dedizione alla caratterizzazione dei suoli e a fornire supporto agronomico alle aziende agricole per la nutrizione responsabile delle colture”.

Inalca e Corteva scuotono Ecomondo - Ultima modifica: 2023-12-18T10:11:30+01:00 da Laura Della Giovampaola

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