Conigli e lepri minacciati dal virus di una malattia che interessa sia gli allevamenti del settore cunicolo che la caccia per la lepricoltura.
A causa della diffusione del virus dei conigli (la malattia virale mixomatosi), tra conigli e lepri, sia tra esemplari selvatici che di allevamento, la Regione Veneto ha emanato due provvedimenti per contrastare la diffusione della patologia associata alla variante virale Toledo-Myxve e per tutelare le popolazioni di lepre europea.
La lepricoltura è a rischio anche in Lombardia dove il 19 ottobre scorso è intervenuta la Regione con le "Misure regionali di sorveglianza e gestione della Lepre comune (Lepus europaeus) a seguito della diffusione della mixomatosi variante virale adattata alla Lepre Toledo-MYXV (ha-myxovirus9) per poteziare l'attività di controllo (pubblicate su https://www.regione.lombardia.it/agricoltura/fauna-selvatica-ecaccia/informazioni-pratiche-per-il-cacciatore).
Divieto di caccia e non solo
Il primo è in Veneto «Il divieto del prelievo venaorio della lepre comune dal 31 ottobre al 30 novembre 2026 in dodici Ambiti territoriali di caccia e in un Comprensorio alpino».
Di fatto la malattia «è stata rilevata in tutte le provincie venete con l'eccezione di quella di Belluno, che però è fortemente a rischio virus per contiguità territoriale con le zone interdette».
Contemporaneamente su tutto il territorio regionale, è scattato il divieto di cattura, trasferimento e immissione in natura di lepri anche dall'estero a fini di ripopolamento.
In Lombardia, dove è stata rilevata la presenza della mixomatosi variante virale adattata alla Lepre Toledo-MYXV, è vietata ogni operazione di cattura di lepri finalizzata a ripopolamento traslocazione di lepri provenienti da cattura o da allevamento e immissione di lepri provenienti da cattura o da allevamento a fini di ripopolamento.
Rafforzato il monitoraggio
Parallelamente sempre in Veneto è stata potenziata la sorveglianza dei servizi veterinari delle aziende sanitarie e l'informazione presso cacciatori, operatori faunistici e agricoltori perché segnalino tempestivamente il ritrovamento di lepri morte o moribonde e di esemplari che presentino sintomi compatibili con la malattia.
«Di fronte a una malattia che può provocare mortalità anche importanti e mettere in difficoltà le popolazioni selvatiche, dobbiamo agire con prudenza e tempestività - sottolinea l'assessore all'Agricoltura, alla caccia e alla pesca, Dario Bond -. In questa fase la priorità è evitare che la movimentazione degli animali contribuisca a diffondere ulteriormente il virus. Per questo abbiamo disposto il divieto dei ripopolamenti su tutto il territorio regionale e rafforzato le attività di sorveglianza. Non possiamo permetterci di intervenire sulla fauna senza avere garanzie adeguate sullo stato sanitario degli esemplari che immettiamo in natura».
In Lombardia sarà necessario promuovere campagne informative rivolte a cacciatori, operatori faunistici e agricoltori per favorire la segnalazione all’Izsler di lepri morte o moribonde e di animali che presentino noduli cutanei, blefarocongiuntivite, edema palpebrale o altre lesioni compatibili con la mixomatosi. Gli esemplari rinvenuti dovranno essere conferiti all’Istituto, corredati, ove possibile, dalle coordinate geografiche del ritrovamento.
Veneto regione leader nell'offerta di carne del settore cunicolo e della lepricoltura
Il Veneto rappresenta circa il 40% della produzione nazionale di carne di coniglio e lepre, con una concentrazione significativa in provincia di Treviso, che da sola vale circa il 20% del totale italiano, seguita da Padova e Vicenza.
Malattia non rilevata solo nella provincia di Belluno
La situazione epidemiologica richiede particolare attenzione. Secondoi dati illustrati nel corso della riunione tecnica del 22 ottobre tra i Servizi veterinari regionali, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e i Centri di riferimento, «la malattia è stata rilevata in tutte le province venete, con la sola eccezione di Belluno, che resta tuttavia esposta al rischio di introduzione del virus per la contiguità con le aree interessate».










