La società agricola “Corticella” fa parte del gruppo Cremonini. Uno dei suoi allevamenti di trova a Spilamberto, provincia di Modena, ed è qui che incontriamo Federico Olivieri, responsabile degli allevamenti della Corticella. “Da qui – ci spiega - nasce la storia della società agricola Corticella, che rappresenta la prima azienda agricola fondata dal gruppo per volere di Luigi Cremonini, il nostro fondatore”.
L’allevamento di Spilamberto oggi è composto da circa 2mila capi di bovini da carne sempre presenti, per un 15-20% maschi Limousine. La rimanente parte è rappresentata per un 20% da femmine italiane Charolaise, “quindi nate in Italia, allevate in Italia, in accordo a logiche di filiera”, per un 45% da femmine scottone Charolaise provenienti dalla Francia, infine da incroci.

Sul sito internet https://corticellaaziendaagricola.it si legge: “Inalca ha consolidato negli anni la presenza sul territorio nazionale tramite allevamenti direttamente controllati attraverso varie società agricole. Il polo agrizootecnico in Italia fa capo alla società agricola Corticella holding, con una lunga e consolidata esperienza nel settore dell’allevamento. La società agricola Corticella coordina e gestisce oltre 91mila posti stalla, localizzati tra Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia; dispone di oltre 2.900 ettari di terreni in Italia, coltivati direttamente o in affitto necessari per autoprodurre le razioni alimentari destinate all’alimentazione dei propri animali. Grazie a questa struttura, Inalca è oggi il più grande allevatore italiano di bovini, con una capacità complessiva di oltre 180.000 capi allevati all’anno, sia direttamente sia attraverso contratti di soccida”. Inalca a sua volta fa parte del gruppo Cremonini
Il giorno del nostro incontro i maschi Limousine erano 240 e le femmine Charolaise erano in totale 1.300. Poi c’erano 450 incroci italiani, sia latte x carne dal nord Italia, sia incroci vari su base francese dal sud Italia. Le razze allevate, dice Olivieri, “sono le più diffuse, quindi andiamo dalla femmina Charolaise francese all'incrocio Salers per Aubrac, insomma quello che offre il mercato e soprattutto quello che ci viene richiesto dalle filiere”.
Filiere…
“Sì, filiera è una parola che a casa nostra risuona spesso perché è tutto basato sul concetto della filiera e della collaborazione dei vari allevamenti con i vari allevatori. Basti pensare a quanto avviene con la Francia: abbiamo una società, ParmaFrance, che fa parte del gruppo Cremonini, che si occupa dell'approvvigionamento dei capi principalmente dalla Francia. La stessa ha vari centri di raccolta dove garantisce la qualità e la costanza del numero dei capi richiesti per i vari allevamenti”.
Vari allevamenti?
“Certo, perché Corticella, oltre ai propri allevamenti gestiti direttamente, collabora anche con il mondo delle soccide: il soccidario è una figura importante all'interno del gruppo, c'è una collaborazione stretta a 360 gradi; infatti oggi tra proprietà e soccide contiamo 32 allevamenti che ruotano intorno a noi e tutto questo ruota intorno a Inalca, al macello, sempre del gruppo Cremonini”.
Dunque lei è il responsabile degli allevamenti del gruppo.
“Sì, la mia figura nasce in seguito a un percorso di vent’anni all’interno di questa azienda. Ma già da prima ho sempre masticato zootecnia, grazie soprattutto a mio padre che mi ha trasmesso la passione per questo lavoro, sul quale la mia famiglia si è applicata già da tre generazioni. Sono orgoglioso di portare avanti questa tipologia di attività e devo dire grazie anche alla famiglia Cremonini, che dimostra di credere in questa attività”.
Ma ritorniamo sulla sua e vostra attenzione all’idea di filiera. Che fra l’altro è una impostazione talmente importante da convincere il comitato tecnico e la redazione di IZ ad attribuire a lei il premio “Allevatore dell’Anno 2026” per la categoria Bovini da carne…
“In merito alla logica di filiera, e comunque alla logica di una collaborazione con altri allevatori e agricoltori, la nostra attività ha varie sfaccettature. Perché per il comparto dell’allevamento del bovino da carne la prima situazione di filiera a cui si pensa è il rapporto con la gdo; ma il gruppo non pensa solamente a questo. Pensa anche a produrre alimenti per i nostri animali in collaborazione con gli agricoltori del territorio, del territorio italiano, non parliamo solamente dell'Emilia Romagna”.
Quindi qual è il ruolo dell’allevatore, all’interno di questa visione?
“Non bisogna più pensare che l'attività dell'agricoltore si limiti a fare un prodotto e a mandarlo sul mercato senza interessarsi a dove andrà a finire questo prodotto. Queste collaborazioni, secondo il mio punto di vista e anche secondo la logica del gruppo, devono nascere per garantire un flusso controllabile a tutti i prodotti dell’agricoltore e dell’allevatore. Perché se l'agricoltore produce il cereale come alimento zootecnico, se l’allevatore produce anche la carne, queste figure non devono arrivare alla conclusione di non sapere dove collocare il loro prodotto”.
Invece…
“Invece è più razionale che sia tutto pianificato. E devo dire che il gruppo su questo sta investendo tanta energia e sta ottenendo risultati. Quindi è con grande convinzione che diciamo che per noi l'ottica è quella. Poi ovviamente si dovrà far fronte alle richieste differenziate dei vari mercati, però secondo noi il concetto di filiera è anche questo, la collaborazione con allevatori e agricoltori”.











