Videointervista a Ettore Prandini: «Più valore alla zootecnia italiana»

Il presidente Aia: «È il momento di riequilibrare la filiera». Al centro anche il ruolo del Sistema Allevatori, tra formazione, genetica e tracciabilità per sostenere la redditività degli allevamenti

 

Più spazio sui mercati internazionali, equa distribuzione del valore lungo la filiera e maggiore redditività per gli allevatori. Da queste sfide parte la riflessione di Ettore Prandini, presidente Aia, che, durante l'intervista a Palazzo Rospigliosi, interviene sui temi centrali per il comparto e richiama il ruolo strategico del Sistema Allevatori riguardo la formazione degli imprenditori, la genetica, la tracciabilità e la raccolta dei dati. Informazioni che possono orientare le scelte aziendali, documentare i risultati sul fronte della sostenibilità e aprire nuove prospettive, anche per la certificazione dei crediti di carbonio.

Intervenire sugli equilibri della filiera

«Il settore zootecnico italiano - spiega Prandini - è uno dei pilastri economici del Paese, con eccellenze riconosciute a livello internazionale. Ma dobbiamo fare di più sia per quanto riguarda la penetrazione dei mercati internazionali, sia riguardo il posizionamento dei nostri prodotti, anche all'interno della distribuzione, puntando su un'equa distribuzione del valore economico».

Per il presidente Aia è il momento di intervenire sugli equilibri della filiera: «Oggi la parte agricola ha tutta la forza, sia in termini politici che sindacali, per iniziare a riequilibrare la filiera stessa».

Un riequilibrio necessario anche per sostenere gli investimenti: «Significa poter continuare ad investire in termini di benessere animale, ricordo che siamo già un punto di riferimento a livello globale, significa investire in sostenibilità, anche se siamo già il paese più sostenibile nel mondo, ma questo non basta perché qualsiasi attività che tenda a sedersi sui propri allori rischia di morire».

Il mercato interno e il valore dei prodotti

Accanto ai mercati internazionali, resta centrale lavorare sul mercato interno. «Noi dobbiamo guardare anche il mercato interno e questo significa dare certezza ai nostri cittadini e educare le nuove generazioni», afferma Prandini. Un impegno che, secondo il presidente di Aia, deve coinvolgere anche le scuole e i bandi pubblici, per favorire prodotti legati al lavoro agricolo e promuovere la riconoscibilità della filiera agroalimentare e zootecnica.

L'obiettivo è arrivare «a un corretto valore economico di quello che viene riconosciuto rispetto al sacrificio, agli sforzi che i nostri allevatori fanno nel loro quotidiano». Un principio che riguarda la filiera del latte e quella delle carni, rosse e bianche.

Formazione e genetica, due direttrici strategiche

La formazione è uno degli ambiti strategici per affrontare le sfide del settore. «Noi abbiamo già una platea amplissima di imprenditori particolarmente formati e capaci, ma dobbiamo continuare a formare i nostri imprenditori perché le sfide sono molteplici. In questo Aia ha e avrà un ruolo sempre più strategico».

Tra gli altri fattori destinati a fare la differenza per il comparto c'è la genetica. «Non è detto che per produrre di più bisogna aumentare ad esempio il numero di capi nella filiera lattiero casearia, basta investire sulla genetica che abbiamo all'interno dei nostri allevamenti e lavorare sul tema del sessato».

Per la filiera della carne rossa, Prandini richiama inoltre una misura prevista nel ColtivaItalia, con l'obiettivo di aumentare il numero di bovini nati in Italia e ridurre così le importazioni di vitelli, rafforzando l'autonomia produttiva: «Generare una filiera dal nato all'allevato in Italia».

Il ruolo strategico del Sistema Allevatori

Aia
Tecnici Aia durante una delle attività di consulenza dell'associazione

Il sistema allevatori, spiega Prandini, svolge un ruolo importante anche nella valorizzazione delle razze e nella tracciabilità dei dati, strumenti utili per orientare le scelte aziendali e migliorare la redditività degli allevamenti. Le informazioni raccolte possono inoltre contribuire a informare cittadini e consumatori e a documentare i risultati sul fronte della sostenibilità, anche in prospettiva della certificazione dei crediti di carbonio.

La sfida, conclude Prandini, è valorizzare il lavoro svolto dal sistema allevatori e guardare agli obiettivi futuri: «Penso che questi siano gli impegni che dobbiamo mettere in campo, ampliando sempre più la possibilità di raggiungere tutta la platea dei nostri allevatori. Credo che Aia sia il soggetto in assoluto più qualificato per farlo».

 

Videointervista a Ettore Prandini: «Più valore alla zootecnia italiana» - Ultima modifica: 2026-10-12T12:15:25+02:00 da Laura Saggio

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