Nuovo Orthobunyavirus dei bovini, allerta in Germania, Francia e Svizzera

Il nuovo Orthobunyavirus del sierogruppo Simbu è correlato al virus Shamonda e può provocare febbre, diarrea e calo della produzione di latte

Ancora da definire con precisione epidemiologia e modalità di diffusione. Per il momento la Valle D'Aosta sta monitorando la situazione. come ha spiegato Riccardo Orusa, direttore della struttura della Valle d’Aosta dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta

Da alcune settimane allevatori e autorità veterinarie di Francia, Svizzera e Germania sono alle prese con un nuovo Orthobunyavirus del sierogruppo Simbu, individuato in diversi allevamenti bovini dell’Europa centrale. Le prime analisi genomiche hanno evidenziato una stretta correlazione con il virus Shamonda, tanto che l’agente viene indicato come Shamonda-like, ma la sua caratterizzazione non è ancora conclusa.

Nei bovini può determinare febbre, diarrea e una riduzione della produzione di latte. I casi sono stati segnalati nella Germania meridionale, in Svizzera e nell’Est della Francia, dove sono interessati i dipartimenti del Doubs, del Giura, dell’Ain, della Savoia e dell’Alta Savoia.

Un virus dello stesso gruppo di Schmallenberg

Il nuovo agente appartiene al sierogruppo Simbu, lo stesso al quale appartiene il virus Schmallenberg, comparso in Europa a partire dal 2011. La malattia di Schmallenberg è particolarmente nota per le conseguenze che l’infezione può provocare nelle bovine durante la gestazione, con aborti e malformazioni fetali in relazione alla fase della gravidanza nella quale avviene l’infezione.

«Il virus di cui stiamo parlando appartiene alla famiglia degli Orthobunyavirus, più precisamente al sierogruppo Simbu. È un gruppo di virus che conosciamo già in ambito tecnico e veterinario», spiega Riccardo Orusa, direttore della struttura della Valle d’Aosta dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e direttore scientifico del Cermas.

La relazione con Shamonda, tuttavia, non significa che il nuovo agente possa essere identificato semplicemente come virus Shamonda. La definizione Shamonda-like indica infatti la stretta parentela emersa dalle prime analisi, mentre gli studi stanno ancora procedendo per definirne caratteristiche biologiche ed epidemiologiche.

Il ruolo dei Culicoides

Come per altri Orthobunyavirus del sierogruppo Simbu, l’attenzione è rivolta ai Culicoides, piccoli insetti ematofagi che possono fungere da vettori.

«Per quanto riguarda i casi osservati nella Germania meridionale, in Francia e in Svizzera, l’attenzione si è concentrata inizialmente sulla Germania, in particolare sull’area del Baden-Württemberg», spiega Orusa.

Nei bovini infetti possono comparire febbre, diarrea e calo della produzione di latte. Ma uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando le indagini è proprio la definizione dell’epidemiologia del virus.

«Il punto sul quale si sta lavorando molto è la caratterizzazione del virus e la comprensione della sua epidemiologia. Il laboratorio federale tedesco e gli altri laboratori di riferimento stanno studiando il virus e confrontando i dati».

Al momento non vi sono elementi sufficienti per considerare la trasmissione diretta da bovino a bovino come la principale via di diffusione. Il ruolo dei Culicoides appare invece centrale, anche se sono necessari ulteriori studi per comprendere pienamente il rapporto tra vettore, ambiente e infezione.

Il fattore ambientale

La diffusione dei vettori è strettamente legata alle condizioni ambientali. Temperatura, umidità, precipitazioni e andamento meteorologico possono infatti influenzare presenza, distribuzione e attività dei Culicoides.

«Abbiamo fatto studi anche in Valle d’Aosta, con esperti di meteorologia e climatologia e utilizzando dati satellitari, per capire a quali altitudini e in quali condizioni sia maggiore l’attività dei Culicoides. In Germania il periodo di maggiore attività è stato studiato anche in relazione ai mesi tra luglio e ottobre. In Valle d’Aosta potrebbe esserci una dinamica diversa, anche per l’altitudine».

Comprendere la diffusione del virus significa quindi studiare non soltanto gli animali colpiti, ma anche il territorio nel quale il vettore è presente.

«Gli studiosi sono impegnati a comprendere non soltanto quello che accade nell’animale, ma anche quello che succede nell’ambiente e sul territorio. È questo, a mio avviso, l’unico modo per ottenere risultati il più possibile precisi», prosegue Orusa.

La variabilità delle condizioni ambientali rende tuttavia più difficile prevedere l’andamento dell’attività dei vettori. «Temperature, umidità e distribuzione dei vettori possono cambiare e questo rende più complessa la previsione».

Il cambiamento climatico si inserisce in questo quadro come elemento da monitorare per i possibili effetti sulla distribuzione e sull’attività dei vettori, senza che possa essere considerato, allo stato attuale, una causa direttamente dimostrata della comparsa del nuovo virus.

In Valle d’Aosta il rischio resta gestibile

Sul fronte valdostano, il quadro non viene al momento considerato emergenziale. «I rischi per gli allevamenti valdostani sono gestibili», sottolinea Orusa.

«Abbiamo già esperienza con altre malattie trasmesse da vettori e abbiamo un sistema che consente di intervenire in modo coordinato. La Regione concorda e verifica le regole con il ministero della Salute, le discute con l’assessorato all’Agricoltura e c’è una regia tecnico-politica. Poi intervengono il territorio, i liberi professionisti, le aziende, l’autorità competente, le Aziende sanitarie e, quando necessario, l’Istituto zooprofilattico come laboratorio ufficiale. Ognuno fa la propria parte».

La gestione passa quindi attraverso una rete di sorveglianza che coinvolge autorità sanitarie, servizi veterinari, allevatori e laboratori. Nel frattempo proseguono le attività di ricerca per definire con maggiore precisione distribuzione, caratteristiche biologiche e modalità di trasmissione del virus.

 

Nuovo Orthobunyavirus dei bovini, allerta in Germania, Francia e Svizzera - Ultima modifica: 2026-08-20T16:03:50+02:00 da Francesca Baccino

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