Il virtual fencing per il pascolo rigenerativo

virtual fencing
Rappresentazione grafica di un recinto virtuale. Immagine generata con intelligenza artificiale
I recinti virtuali possono facilitare il lavoro degli allevatori e rigenerare il territorio. Lo spiega il docente Riccardo Primi dell’Università della Tuscia

Il virtual fencing (letteralmente recinto virtuale) è una delle ultime frontiere del pascolo di precisione. Si tratta di una tecnologia emergente che permette di gestire gli animali al pascolo attraverso collari Gps e confini digitali anziché con recinzioni fisiche.
Può rappresentare uno strumento utile per chi alleva bovini e ovicaprini al pascolo, e in particolare per chi opta per il pascolo turnato e il pascolo rigenerativo. La possibilità di modificare rapidamente le parcelle consente infatti di controllare meglio i tempi di occupazione e di riposo dei terreni, favorendo la rigenerazione della vegetazione e una distribuzione più uniforme della pressione di pascolamento.

A spiegarne il funzionamento, le opportunità e le sfide è Riccardo Primi, professore di zootecnica speciale del dipartimento di scienze agrarie e forestali dell’Università della Tuscia, che da anni si occupa di sistemi innovativi per la gestione degli allevamenti.

Professore, cos'è il virtual fencing e come funziona?
«Si tratta di un sistema di gestione degli animali al pascolo basato su collari dotati di unità Gps che comunicano con la rete satellitare. I collari comunicano attraverso la rete telefonica mobile che, nelle aree prive di copertura adeguata, viene sostituita da una stazione installata all'interno del pascolo. È possibile visualizzare in tempo reale la posizione e le informazioni relative a ogni animale dallo smartphone tramite app».

Pascoli dell'azienda agricola Luigi Pasqualetti di Tessennano (Viterbo), coinvolta nella sperimentazione del pascolamento razionale per il progetto Voisin

«Guidato da un tecnico o in autonomia, l'allevatore disegna su una mappa virtuale l'area destinata al pascolo e il sistema controlla in tempo reale gli spostamenti degli animali. Quando un animale si avvicina al limite stabilito, riceve un segnale acustico; se continua a procedere verso il confine, viene rilasciato un lieve stimolo elettrico, analogo a quello utilizzato nei recinti elettrificati tradizionali. Frequenza e precisione dei rilevamenti aumentano progressivamente quando l'animale si avvicina al confine virtuale, arrivando a una precisione dell'ordine dei decimetri. Tutto ciò può essere monitorato e gestito da remoto. Collari e piattaforma gestionale vengono forniti in un pacchetto completo da un numero ancora limitato di aziende specializzate».

Da quanto tempo si studia questa tecnologia e quanto è diffusa?
«Tutto è partito alcuni anni fa dallo studio del comportamento animale e dei sistemi di addestramento. La ricerca finora si è concentrata soprattutto sulla capacità degli animali di apprendere il funzionamento del sistema e sui suoi effetti sul benessere animale».
«La diffusione commerciale vera e propria è molto recente. Fuori dall'Europa il virtual fencing sta iniziando a essere adottato in maniera significativa, mentre nel nostro continente siamo ancora in una fase iniziale».

Quali sono i principali vantaggi per gli allevatori?
«Il primo è la possibilità di sapere sempre dove si trovano gli animali, anche in allevamenti estensivi o semibradi. Inoltre, il collare può integrare sensori che forniscono diverse tipologie di informazioni, ad esempio sul comportamento dell’animale, sul suo stato fisiologico, sullo stress da caldo o sull'avvicinarsi del parto».

In merito al pascolo rigenerativo, questo strumento può contribuire a facilitare la gestione del pascolo in alcuni contesti. «L'allevatore può modificare in qualsiasi momento le aree di pascolamento, indirizzando gli animali dove c'è maggiore disponibilità di foraggio oppure evitando situazioni di sovrapascolamento. Questo permette anche di recuperare aree abbandonate e contrastare l'avanzamento delle aree boschive».
Infine, in un contesto caratterizzato dalla crescente difficoltà nel reperire manodopera specializzata, il virtual fencing potrebbe ridurre il tempo necessario per spostare recinzioni temporanee e controllare gli animali al pascolo.

Il sistema richiede un addestramento degli animali?
«Sì, ma si tratta di una procedura piuttosto rapida. Generalmente l’addestramento avviene per circa una settimana in un'area dove il recinto fisico viene progressivamente sostituito da quello virtuale. Gli animali imparano ad associare il segnale acustico al limite da non valicare e, una volta acquisito il comportamento corretto, possono essere liberati nelle aree gestite esclusivamente attraverso il sistema virtuale».

E per quanto riguarda il benessere animale?
«È uno dei temi più discussi, eppure gli studi disponibili non evidenziano differenze significative rispetto ai recinti elettrificati tradizionali. Sono stati monitorati indicatori fisiologici come il livello di cortisolo e non sono emerse situazioni di stress anomalo. I dubbi derivano soprattutto dal dibattito etico e dalle preoccupazioni di alcune associazioni animaliste».
Rimane aperta la questione normativa. In Europa i sistemi coercitivi di allevamento sono soggetti a particolari limitazioni e il virtual fencing si trova ancora in una sorta di zona grigia regolamentare. In alcuni Paesi, come Germania, Austria e Svizzera, il suo utilizzo è stato espressamente vietato, mentre l’Italia non si è ancora pronunciata esplicitamente in merito.

Quali sono oggi i principali ostacoli alla diffusione del virtual fencing?
«La normativa è certamente uno degli aspetti più importanti. Poi c'è il tema dei costi: un collare può costare tra i 400 e i 500 euro per capo. Seppure questa cifra possa sembrare elevata, per fare una valutazione completa bisognerebbe confrontarla con il costo di realizzazione e manutenzione delle recinzioni tradizionali, oltre che con i rischi legati a eventuali fughe degli animali».

Anche la tecnologia sta ancora maturando. «I primi modelli richiedevano frequenti ricariche delle batterie. Oggi molti sistemi utilizzano piccoli pannelli solari integrati che permettono di non dover ricaricare il collare se non al primissimo utilizzo. Restano da valutare la durata effettiva dei dispositivi nel tempo e alcuni aspetti costruttivi che possono essere ulteriormente migliorati».

Ci sono limiti alle superfici su cui è possibile applicare il virtual fencing?
«Non esistono veri e propri limiti minimi di superficie, purché sia garantita una disponibilità sufficiente di foraggio in relazione al numero di animali al pascolo. A titolo di esempio, in Italia stiamo testando il sistema dallo scorso novembre nell’ambito del progetto Pnrr Agritech - Spoke 5, presso l’azienda agricola La Argentina, in provincia di Roma, in un sistema di pascolo razionale con parcelle di circa 3-4mila metri quadrati. I collari sono stati applicati alla linea vacca-vitello allevata al pascolo secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa e del pascolamento razionale, con risultati finora molto incoraggianti».

Parlando di risultati, quanto è affidabile questo sistema?
«Nelle prove effettuate finora il sistema sta funzionando bene. Naturalmente siamo ancora nelle prime fasi di adozione e servono ulteriori studi, specialmente per valutare gli effetti a lungo termine. Al momento abbiamo registrato inconvenienti minimi, ad esempio un paio di collari hanno presentato piccoli problemi di connessione nei primi giorni di utilizzo, ma sono stati prontamente sostituiti dai produttori».

Quale potrebbe essere il futuro del virtual fencing?
«Una delle possibili evoluzioni è l'integrazione con nuovi sensori e con strumenti di supporto alle decisioni. In futuro i collari potranno raccogliere dati sempre più dettagliati sul benessere animale, mentre sistemi basati su immagini satellitari potranno suggerire all'allevatore quale area far pascolare in un determinato momento». Questa evoluzione che potrebbe contribuire all’impiego del virtual fencing nel cosiddetto pascolo di precisione.

Restano ancora aperte alcune questioni scientifiche, tra cui l'eventuale presenza di differenze di apprendimento tra razze animali. «Al momento non abbiamo dati sufficienti per dire se alcune razze siano più adatte di altre. Sarà uno dei temi della ricerca futura, insieme all’analisi degli aspetti economici» chiarisce Primi.

Un incontro di approfondimento

Tra innovazione tecnologica, nuove opportunità per la gestione degli allevamenti e interrogativi sul piano normativo, il virtual fencing sta suscitando crescente interesse nella zootecnia di precisione. Grazie alla possibilità di gestire il pascolo senza recinzioni fisiche, questa tecnologia offre nuove possibilità di gestione per un allevamento più efficiente e sostenibile, in particolare nell'ambito del pascolo rigenerativo.

Per approfondire lo stato dell'arte e confrontarsi sulle prospettive di applicazione di questi sistemi, il 17 giugno scorso l'Orto Botanico Angelo Rambelli dell'Università degli Studi della Tuscia ha ospitato un incontro pubblico dedicato al pascolamento razionale nel contesto agro-zootecnico laziale. L'evento è stato anche l'occasione per presentare i risultati del progetto Voisin, di cui il professor Primi è il responsabile scientifico e per illustrare le prospettive offerte dal virtual fencing nella gestione del pascolamento, già affrontato in via preliminare nell’ambito del progetto Agritech.

Finanziato dal Psr Lazio e guidato dall'Università degli Studi della Tuscia insieme a Deafal, azienda agricola La Argentina, Tularù Rieti, azienda Luigi Pasqualetti, Pulicaro società semplice agricola, Agrihouse e Phy.Dia. srl, il progetto Voisin ha esplorato l'introduzione del Pascolamento Razionale Voisin nel contesto mediterraneo. Ideato dall'agronomo francese André Voisin, questo metodo si basa su una rotazione razionale degli animali tra le parcelle, con l'obiettivo di migliorare il benessere animale, la fertilità del suolo, la produttività foraggera e ridurre le emissioni climalteranti.

«I dati raccolti nelle tre aziende agricole partner dimostrano in modo convincente che il Pascolamento Razionale Voisin non è solo una scelta produttiva vantaggiosa, ma un modello di gestione capace di restituire biodiversità al territorio, migliorare la salute del suolo e garantire il benessere degli animali. Questi risultati aprono una prospettiva concreta per il futuro del settore zootecnico laziale e mediterraneo» ha concluso Primi.


I risultati del pascolamento razionale Voisin

Il progetto Voisin ha valutato gli effetti del Pascolamento Razionale Voisin su biodiversità, qualità del suolo, produzione foraggera e benessere animale. Il virtual fencing, pur non facendo parte della sperimentazione progettuale, è stato presentato come una tecnologia che in futuro potrà facilitare la gestione di questo sistema di pascolamento.

Biodiversità floristica e produzione foraggera
Nelle tre aziende agricole partner oggetto di studio nell’ambito del progetto Voisin, è stato redatto un elenco floristico dei pascoli e si è determinato il grado di copertura del suolo secondo la scala Braun-Blanquet.
Il censimento ha portato al rilevamento di 79 specie floristiche totali, molte delle quali con elevato valore foraggero, a testimonianza di un'eccellente biodiversità vegetale nei pascoli gestiti con il Pascolamento Razionale Voisin.

Tra i dati più significativi:

  • mediamente 20 specie con interesse pabulare rilevate per ogni parcella di monitoraggio;
  • produzione foraggera continua lungo tutto il corso dell'anno, con presenza di biomassa anche in inverno e assenza di suolo nudo;
  • nelle parcelle pascolate la biodiversità è risultata superiore rispetto a quelle affienate, confermando i benefici della rotazione animale per la ricchezza floristica.

Qualità del suolo
Il progetto Voisin ha incluso analisi del suolo nelle parcelle pascolate, nelle aree di bosco attigue e nei terreni agricoli adiacenti. I risultati dell'azienda agricola La Argentina hanno evidenziato dati particolarmente interessanti:

  • sostanza organica maggiore di circa l'1% nei pascoli rispetto ai terreni attigui non gestiti con il pascolo;
  • fosforo assimilabile più elevato nelle parcelle pascolate (4,9 ppm) rispetto alle aree attigue, paragonabile a quello rilevato nelle zone di bosco (5 ppm), a indicare un ciclo dei nutrienti più efficiente nei pascoli gestiti.

Benessere animale e parametri zootecnici
In tutte e tre le aziende agricole partner del progetto Voisin sono stati raggiunti risultati conformi per tutti i 32 parametri della piattaforma ClassyFarm, lo strumento ministeriale di valutazione del benessere animale negli allevamenti italiani. Questo risultato conferma come il Pascolamento Razionale Voisin garantisca standard elevati di qualità di vita per gli animali al pascolo. Inoltre, tali performance sono state conseguite a parità di parametri zootecnici riproduttivi e produttivi rispetto ad allevamenti analoghi dell’area che non adottano sistemi di pascolamento razionale, indicando che il miglioramento gestionale e del benessere animale non comporta penalizzazioni delle prestazioni produttive aziendali.

 

Il virtual fencing per il pascolo rigenerativo - Ultima modifica: 2026-07-15T12:19:11+02:00 da Laura Della Giovampaola

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