Manni: più vantaggi per l’allevatore se fa parte di un grande gruppo

Fra questi, sottolinea il presidente di Consorzio Granterre, la certezza della collocazione del latte

Sicurezza della collocazione del prodotto. Risposta ai grandi acquirenti che chiedono certificazioni qualitative. Gruppi di acquisto di energia e gas. Supporto agli investimenti in fotovoltaico e biogas.
Consulenza finanziaria. Assistenza zootecnica, compresa la partnership con un centro genetico. Valorizzazione del prodotto dei soci. Prezzi del formaggio definiti ogni due mesi…

Enrico Manni è presidente del Consorzio Granterre Cooperativa Agricola, di Modena. E da poche settimane anche del Gruppo Granterre

Sono alcuni dei servizi offerti dal Consorzio Granterre Cooperativa Agricola, di Modena, ai 682 allevatori associati, secondo quanto ci spiega in questa intervista il presidente Enrico Manni. E basterebbe considerare anche solo il primo dei servizi citati, importantissimo com’è noto nella zootecnia da latte, per convincerci che gli allevatori interessati possono contare su opportunità molto interessanti.Anzi, la tesi del presidente, come vedremo, è che solo una cooperativa di grandi dimensioni, com’è appunto il Consorzio Granterre, può riuscire a offrire ai soci servizi come questi.
Enrico Manni fra l’altro di recente è diventato presidente anche del più grande Gruppo Granterre, una spa da 1,87 miliardi di euro di fatturato che agisce non solo nel settore lattiero caseario ma anche in quello dei salumi. E che associa e rappresenta, oltre al Consorzio Granterre, anche realtà produttive e marchi come Parmareggio, Agriform, Senfter, Teneroni, Liberamente, Casa Modena, Parmacotto, Boschi, Alcisa, Cavazzuti, Cao, Salumifici Granterre, Caseifici Granterre, Unibon...
Nelle pagine successive proporremo i dettagli su Gruppo Granterre e Consorzio Granterre. In questo nostro colloquio con Manni di concentreremo più che altro sulle attività del secondo, perché più vicine alla fase dell’allevamento.

Presidente Manni, quali sono le dimensioni di Consorzio Granterre Cooperativa Agricola?
Si tratta di una cooperativa con 11 soci, cooperative casearie del comprensorio del Parmigiano Reggiano alle quali afferiscono come anticipato 682 aziende agricole; poi abbiamo altri 2 soci, finanziatori. Ultimamente è diventata socia del Consorzio anche la cooperativa sarda Cao, che produce Pecorino Romano e che a sua volta associa altri settecento allevatori, allevatori di ovini ovviamente. Questi 11 soci gestiscono 27 caseifici produttori di Parmigiano Reggiano più 21 stabilimenti operativi.

Trattandosi di realtà produttive piuttosto note, potremmo fare i nomi degli 11 soci.
Razionale Novese, Quattro Madonne, Castelnovese, Albalat, Santo Stefano, Casello, Lame di Zocca, Nuova 2000 di Cavriago, Gavasseto, Latteria Campogalliano, Consorzio Vacche Rosse.

E la produzione del Consorzio Granterre?
Con 976 caldaie, i 27 caseifici nel 2025 hanno trasformato 3.475.661 quintali di latte, da cui sono derivate 708.551 forme di Parmigiano Reggiano, che è il 16,9% del totale dell’intera produzione della dop. Ma non solo, da questo latte per Parmigiano Reggiano otteniamo anche 32.054 quintali di panne e 2.725.688 quintali di siero. Per un valore totale, sempre riferito al 2025, di 412 milioni di euro.

Sembra di dedurre che è grazie a dimensioni di questo tipo che poi diventa possibile fornire servizi di primo interesse agli allevatori associati.
Certo. Solo l’appartenenza degli allevatori a una realtà produttiva di queste dimensioni permette loro di accedere a servizi di cui altri allevatori possono non riuscire a godere. In altre parole, solo queste dimensioni rendono possibile, sostenibile, per la cooperativa mettere a disposizione degli allevatori associati servizi utili per la gestione delle loro aziende.

Slide proiettata da Enrico Manni all’assemblea ordinaria dei soci del Consorzio Granterre.
*) Fatturato netto Ias consolidato Granterre.
**) persone occupate: dipendenti, somministrati, collaboratori.

Collocazione del prodotto

Vediamo dunque quali sono tali servizi, uno dopo l’altro.
Il servizio principale che forniamo ai nostri soci è la collocazione totalitaria della loro produzione. Questo è sicuramente un vanto, anche perché i nostri soci sono cresciuti in maniera importante, anche con aggregazioni, con integrazioni strutturali. E la richiesta della nostra base sociale è stata appunto quella di supportarla nella commercializzazione della totalità dei loro prodotti.

Collocazione totalitaria vuol dire che non possono andare sul mercato da soli?
No, noi non abbiamo l'obbligo di conferimento, concordiamo soltanto i quantitativi che dovrà commercializzare il Consorzio. Viene definita un'impegnativa annuale, dove insieme budgetizziamo quella che è la produzione legata alla vendita della nostra rete commerciale.

Stabilite quantitativi prefissati.
Prefissati. Controlliamo e condividiamo insieme ai nostri soci e alla nostra rete commerciale quella che è la produzione. Anche perché abbiamo la fortuna di avere a che fare con un prodotto con stagionatura: grazie a quest’ultima tu puoi fare programmazione, cosa non sempre possibile con prodotti che hanno una shelf life più ristretta. E da questo punto di vista godiamo di un vantaggio in più, perché possiamo definire su quale clientela puntare in base alle caratteristiche delle produzioni dei nostri soci.

La commercializzazione del Parmigiano Reggiano avviene soltanto con il marchio Parmareggio o anche in altro modo?
Il nostro obiettivo è vendere il più possibile con il marchio Parmareggio. È innegabile che però non riusciamo a vendere tutto il 100% della nostra produzione a marchio Parmareggio. Forniamo anche la grossa distribuzione, che usa i suoi marchi. Però l'obiettivo è valorizzare il più possibile con la nostra marca di riferimento.

Una confezione di Parmigiano Reggiano grattugiato fresco, con il marchio Parmareggio

Qualche altro dettaglio sulla collocazione del prodotto, che è il primo dei servizi oggetto del nostro colloquio. Sicuramente vendete anche all'estero...
Noi vendiamo direttamente con le nostre filiali, abbiamo sette filiali in giro per il mondo, là dove esportiamo i nostri prodotti. Consideriamo che quest'anno abbiamo sviluppato circa 600 milioni di export su 1,8 miliardi di fatturato, tra salumi e formaggi. La nostra strategia è essere presenti nei territori esteri che chiedono i nostri prodotti. Stiamo aprendo succursali direttamente o in partnership per esportare sempre di più le nostre dop. Stiamo puntando sull’estero con questa intensità anche perché con la curva demografica che ormai abbiamo in Italia siamo obbligati a guardare i mercati esteri. Per valorizzare il nostro prodotto.

Commercializzate altro, oltre a salumi e formaggi?
Gli altri due prodotti che commercializziamo su spinta dei nostri soci, che cerchiamo di valorizzare, fanno parte del processo di caseificazione: sono la panna e il siero.

Il siero si vende?
Sul siero noi facciamo una prima lavorazione, quindi togliamo circa il 18% di acqua. E poi abbiamo una partnership per la valorizzazione del siero come proteina. Quindi viene essiccato e viene venduto; non venduto da noi direttamente. Il siero noi lo ritiriamo dai caseifici. Lo rendiamo trasportabile, togliendo le parti importanti dell'acqua. E poi cerchiamo di valorizzarlo sul mercato.

Il siero ha fondamentalmente tre destinazioni: alimentazione zootecnica, alimentazione umana, con la ricotta, destinazione industriale. L’indirizzo zootecnico del nostro siero coincide spesso con l’uso per l'alimentazione dei vitelli di carne bianca. Ma noi non facciamo alimentazione zootecnica, non abbiamo una filiera integrata per la valorizzazione del siero. Ci appoggiamo a chi fa questo tipo di mestiere, vendendogli il siero e così valorizzando il prodotto.

Invece per quanto riguarda la panna?
Abbiamo un burrificio. E lo valorizziamo. Lo commercializziamo con il marchio Parmareggio. Abbiamo un burrificio qui a Modena, in via Polonia, dove abbiamo cercato di valorizzare le panne della lavorazione del Parmigiano. Panne emiliane: quando facciamo il Parmigiano Reggiano rimane comunque rimane ancora un prodotto nobile. Ne facciamo la scrematura e poi lo valorizziamo.

Mappatura per la certificazione

Fin qui la certezza della collocazione del prodotto. Un secondo tipo di servizio per i vostri soci?
A differenza di Granlatte, che ha un rapporto diretto con gli allevatori, noi tendenzialmente abbiamo il rapporto col caseificio e poi il caseificio mette i nostri servizi a disposizione dei propri allevatori. Per fare un secondo esempio, oltre a quello già trattato della collocazione totalitaria del prodotto dei soci, possiamo dire che stiamo iniziando un percorso di mappatura di tutta la filiera: siamo partiti con il percorso di sostenibilità in capo all'spa, abbiamo coinvolto i caseifici e adesso stiamo pian piano prendendo informazioni anche dal tessuto imprenditoriale.

Dunque un altro tipo di servizio è quello della mappatura della filiera. In cosa consiste?
Mappatura della filiera vuol dire tutto. Dal benessere animale ai flussi di valorizzazione dei terreni, all'utilizzo dei farmaci, tutto quello che può essere spendibile a livello commerciale e di tutela del consumatore.

Spendibile a livello commerciale? In altre parole?
I nostri grandi acquirenti, anche esteri, ci chiedono di rispettare diversi standard qualitativi, come prerequisito per la fornitura. Degli standard, dei requisiti, che dobbiamo rispettare e che di conseguenza dobbiamo avere sotto controllo: a questo serve la mappatura della filiera.

Quindi questo particolare servizio per i soci serve anche al Consorzio.
Serve a entrambe le figure. Anche perché corrisponde a una crescita culturale del tessuto imprenditoriale agricolo. Quello che ci viene richiesto va nella direzione di una crescita culturale e imprenditoriale.

Le grandi catene della distribuzione chiedono certificazioni qualitative ai fornitori di prodotti agroalimentari.
Chiedono certificazioni sempre maggiori, dalla certificazione Brcgs Food (la ex Brc, uno standard globale volontario che garantisce la sicurezza, qualità e legalità dei prodotti agroalimentari) al benessere animale. Noi le guardiamo con favore anche perché se vogliamo ottenere delle valorizzazioni del prodotto, come stanno riscontrando sul mercato le nostre dop, dobbiamo essere un'eccellenza anche nella parte primaria della nostra filiera.

Tra i requisiti da rispettare avrete inserito anche quelli richiesti dal sistema Sqnba.
Certo, ma non solo, ci sono tante altre certificazioni fra i nostri progetti. E noi stiamo cercando insieme ai nostri soci non di stressarli, ma di aiutarli in questa transizione. Noi siamo Op di prodotto, siamo organizzazione di produttori. Stiamo valutando di diventare Aop, quindi aggregazione di due Op: noi e Agriform.

Gruppi d'acquisto

Bene. Un terzo tipo di servizio?
Facciamo gruppi d'acquisto per quanto riguarda energia e gas.

Gruppi d’acquisto: solitamente riscuotono grande consenso fra gli allevatori per via del fatto che permettono di risparmiare su qualche voce del costo di produzione.
Sì, noi i gruppi d’acquisto li proponiamo ormai da parecchi anni. Proponiamo a tutti i nostri soci un contratto collettivo dove aggreghiamo i 21 stabilimenti industriali del gruppo Granterre, più i 27 caseifici del Consorzio. Con queste grandi aggregazioni alla fine risultiamo come uno dei primi consumatori sul mercato.

Si tratta di gruppi d'acquisto di energia e gas, diceva: iniziativa importante, soprattutto di fronte alle turbative degli ultimi tempi.
Sì, ma noi lo facciamo da parecchi anni. Per esempio: un acquisto di gas ottenuto tramite il gruppo d'acquisto poi viene dato ai caseifici, che sono particolarmente energivori anche per via del riscaldamento delle caldaie. Viene fatturato singolarmente per partita Iva ma noi abbiamo un energy manager di gruppo che analizza i mercati e ci consiglia quali possono essere gli acquisti migliori. E proponiamo supporto finanziario.

Investimenti energetici

Supporto finanziario…
Oltre a questo, legato ai gruppi d’acquisto, facciamo supporto anche per quanto riguarda gli investimenti energetici. Quindi si tratta di un ulteriore servizio a vantaggio dei soci. Per dire: se un caseificio vuole installare un impianto fotovoltaico, o vuole fare un impianto di cogenerazione, noi gli diamo consulenza.

Questo per investimenti in sistemi di energia alternativa? Per esempio, oltre al fotovoltaico, anche per eventuali impianti biogas e biometano?
Sì, cogenerazione, biogas, analisi energetiche... Anche perché le energie alternative tornano utili nella mappatura per quanto riguarda la sostenibilità. Tutto questo è utile se noi vogliamo avere la sostenibilità mappata o avere i pod di consumi energetici e di consumo del gas (il codice Pod, point of delivery, è il codice univoco di 14 o 15 caratteri che identifica il contatore e il punto fisico in cui l'energia elettrica viene consegnata all’utilizzatore, ndr). Anche perché riteniamo che questo non comporti soltanto sostenibilità ambientale ma vada anche nella direzione del risparmio, ossia della sostenibilità economica. Nel momento in cui riesci a raffrontare vari stabilimenti sui consumi che hanno, magari riesci a trovare degli importanti recuperi di costo.

E non sono molte le tipologie di stabilimento industriale, in ambito agroalimentare, che siano più energivore di un caseificio…
È vero, noi abbiamo parecchi stabilimenti energivori.

Consulenza finanziaria

Insomma, quello della consulenza finanziaria è un altro dei vostri principali servizi a favore della base sociale…
Certo, proponiamo ai nostri soci consulenza finanziaria, e non solo nell’ambito degli eventuali investimenti energetici. Per dire, abbiamo una persona all'interno dell'Op a disposizione dei soci, se lo ritengono opportuno, per una consulenza finanziaria professionale. Anche perché la finanza è determinante per i produttori, in una filiera integrata come la nostra dove abbiamo delle lunghe stagionature.

Giusto: i mesi di attesa collegati alle lunghe stagionature comportano la necessità, per i produttori, di dedicare grande attenzione agli aspetti finanziari. Tra l'altro il prodotto in stagionatura può anche essere utilizzato come garanzia per chiedere prestiti alle banche...
Vengono fatti dei pacchetti di finanziamento sui magazzini dei nostri soci ed essi a loro volta li mettono a disposizione dei produttori dando loro una percentuale sul latte. Anche perché noi ritiriamo il formaggio a 12 mesi, ma i primi 12 mesi il costo è tutto in capo al caseificio e al produttore.

E le banche coinvolte si possono citare?
Si tratta di tutte le banche che arrivano da noi con delle condizioni buone.

Ci sono banche che hanno degli appositi capannoni, con Parmigiano Reggiano in stagionatura, per fare il fido rotativo?
Sì, l’Mgt (Magazzini generali delle Tagliate) del gruppo Credem. Sul nostro territorio, la banca che in passato ha investito di più, da quel punto di vista, è stata soprattutto Credem. Noi inaugureremo un magazzino a fianco del nostro stabilimento di Reggio Emilia dedicato quasi alla totalità a noi.

Dove è situato questo magazzino?
A Orologia-Montecavolo, in provincia di Reggio Emilia, dove sta la Parmareggio storica. Di fianco al nostro stabilimento Credem ha realizzato un magazzino nuovo, collegato con una navetta al nostro, dove noi ci occupiamo delle fasi di taglio e confezionamento, grattugia, lavorazione del prodotto.

Assistenza zootecnica

Bene, quindi tra i vostri servizi ai soci c'è anche la consulenza finanziaria. Poi, fra i vostri servizi possiamo trovare anche altre attività più tecniche?
Dal punto di vista zootecnico noi siamo soci di Artest, il laboratorio di analisi specializzato in sicurezza alimentare, chimica e biologia del Gruppo Granterre. E all'interno di questo laboratorio vengono sviluppati quelli che sono i servizi verso la parte casearia, dal controllo qualitativo del latte a quello della lavorazione in caldaia, e verso la parte zootecnica. Dal punto di vista zootecnico, in particolare, due persone sono a disposizione, a chiamata del caseificio, per andare a mappare tutto quello che è la produzione zootecnica, dall'alimentazione all'impianto di mungitura; quindi figure tecniche che sono a supporto del caseificio e dell'allevatore. Inoltre, sempre a proposito di zootecnia, possiamo citare una nostra diversa iniziativa: riguarda la genetica, anch’essa si può interpretare come un nostro servizio ai soci.

Un vostro servizio agli allevatori relativo alla genetica bovina?
Sì: siamo entrati in una partnership societaria con il centro genetico Intermizoo, per l'acquisto del loro servizio. Quindi in futuro, sicuramente, sosterremo la ricerca genetica per la produzione del latte destinato alle nostre dop.

Valorizzazione del prodotto

Tra gli obiettivi del Consorzio Granterre, come lei ha già sottolineato lungo questo nostro colloquio, c’è quello della valorizzazione del prodotto dei soci. Per andare ad approfondire questo aspetto potremmo intanto prendere in considerazione gli stratosferici prezzi del latte alla stalla registrati nel 2025.
Sicuramente i prezzi alla stalla del 2025 sono stati i più alti della storia, al momento. Provocati da più fattori, fra i quali sicuramente l'efficientamento industriale dei caseifici ha giocato un ruolo. Infatti ha reso possibile un risparmio di costi importante e un'organizzazione migliore. In più la redditività è stata sostenuta non solo dal successo del formaggio dop Parmigiano reggiano, ma anche dai buoni prezzi della panna e del siero.

Perché ci sono state queste dinamiche di prezzo?
Io sostengo che tra i fattori che hanno portato a questa situazione positiva ci sia il fatto che il settore lattiero caseario italiano è stato capace di creare aziende, come Granterre, in grado di vendere un flusso di prodotto importante. Quest'anno il gruppo Granterre ha tagliato un milione e duecentomila forme. Ribadisco tagliato, quindi non vendute intere, tagliate anche in pezzi da 15 grammi; ed è in questi casi che abbiamo una maggiore valorizzazione del prodotto. Cosa che è andata a beneficio anche della valorizzazione del prezzo del latte.

I vostri undici soci ottengono un numero elevatissimo di forme di Parmigiano Reggiano. Le le quali però poi rientrano nei grandi meccanismi commerciali del vostro gruppo.
Noi come valorizziamo il prodotto dei nostri soci? Ogni due mesi ci troviamo, analizziamo quello che è il prezzo di riferimento e facciamo un prezzo di conferimento. Analizzando ogni due mesi il prezzo del mercato per le commercializzazioni che ci sono, per la singola partita di formaggio.

E dopo aver analizzato il prezzo del mercato…
Facciamo un prezzo. Un prezzo di passaggio del formaggio. Dove è un conferimento a tutti gli effetti, perché facciamo la trattenuta del 2%, facciamo una griglia qualitativa… quindi ogni caseificio in base alla qualità del suo prodotto ottiene una remunerazione, migliorativa o peggiorativa. Fondamentalmente è come il meccanismo del latte a qualità, ma in caseificio.

Pensando per contrasto al caso di tanti caseifici italiani che non fanno parte di particolari gruppi consortili, che agiscono da soli, e che quindi a volte possono attraversare periodi problematici dal punto di vista della redditività; e guardando poi invece alle vostre iniziative, sembra di poter concludere che per un caseificio far parte di un grande gruppo, come ad esempio il vostro, comporta tantissimi vantaggi, anche economici.
Sicuramente. Porta sicurezza di collocazione del prodotto. E anche sostegno ai prezzi. E poi alla fine della gestione di solito diamo il ristorno. Il ristorno viene dato sul peso del formaggio. Ogni chilo noi decidiamo, in base agli utili che sviluppa l'azienda, quale ristorno riusciamo a riconoscere.

Come vede la competizione fra Parmigiano Reggiano e Grana Pagano?
In base al ruolo che io ricopro adesso, il Grana Pagano non è un competitor. È un prodotto equiparabile al Parmigiano Reggiano. Io ritengo che ci pensi il consumatore a scegliere il tipo di prodotto che apprezza di più. Che può essere dato da vari fattori; servizio, qualità, prezzo... Ogni consumatore ha i propri gusti di palato. L'input resta quello di cercare di valorizzare al massimo i nostri prodotti. Se un consumatore ci chiede un Grana Padano, noi dobbiamo essere in grado di offrire un Grana Pagano. Se chiede un Parmigiano Reggiano, dobbiamo essere in grado di fornire un Parmigiano Reggiano di alta qualità. Chiedendo le giuste valorizzazioni.

Voi vendete anche il Grana Padano?
Sì. Con Agriform. Loro producono Grana Padano. Noi apprezziamo entrambi i prodotti.

E il Pecorino Romano lo vendete?
In merito al Pecorino Romano, noi abbiamo un'esclusiva sull'estero con Cao; che negli anni ha avuto delle crescite importanti nella collocazione all’estero. Anche perché è un prodotto che è entrato nella ricettazione, in giro per il mondo. Se i nostri prodotti entrano a far parte di una ricetta vengono consumati in maniera sicuramente diversa e valorizzata.

Tornando al Parmigiano Reggiano, questo prodotto sta vivendo un ottimo momento di mercato, con prezzi alti per tutti: per gli allevatori ma anche per le industrie casearie. Però non durerà in eterno. In un comunicato, il vice presidente del Consorzio Granterre Kristian Minelli commentava così l’elevatissima liquidazione del latte rilasciata dal Caseificio Razionale Novese: quando in futuro arriveranno fasi di mercato più turbolente, costituirà “un cuscinetto di compensazione vitale per le stalle”.
Sicuramente da questo punto di vista bisogna avere un atteggiamento da buon padre di famiglia. Nel momento in cui abbiamo remunerazioni molto alte e soddisfacenti a favore di un tessuto imprenditoriale agricolo, bisogna essere in grado di programmare gli investimenti non in base ai punti massimi di valorizzazione ma alla media degli ultimi dieci anni. Quello che io cerco di trasmettere ai nostri soci è l’opportunità di fare una progettualità di medio-lungo periodo. Poi se le quotazioni rimarranno ai massimi storici per altri dieci anni saremo tutti più contenti, è innegabile.

Queste valutazioni le fate anche attraverso il vostro servizio di consulenza finanziaria.
Certo. Il quale in ogni caso utilizza si appoggia a parametri di riferimento, che oggi sono disponibili, per capire qual è il posizionamento di redditività del latte da parmigiano reggiano. Questi parametri vanno oltre una liquidazione di un anno.


L’articolazione del Gruppo Granterre

Un riassunto informale e incompleto della composizione della galassia Granterre, una realtà produttiva incentrata su Modena e attiva sia sul fronte salumi sia sul fronte caseario, può essere il seguente (ma informazioni più precise e dettagliate si possono recuperare sul sito internet www.granterre.it ).
Nel 2019 Grandi Salumifici Italiani spa (oggi Salumifici Granterre spa) e Parmareggio spa (oggi Caseifici Granterre spa; il notissimo marchio Parmareggio però è rimasto ad accompagnare la commercializzazione del Parmigiano Reggiano) si aggregarono dando vita a Bonterre spa.
Nel 2023 si passò da Bonterre spa a Granterre spa. La società Granterre spa viene indicata anche con l’espressione Gruppo Granterre.
Oggi il gruppo Granterre è partecipato e controllato da Unibon spa (salumi) e dal Consorzio Granterre Cooperativa Agricola (lattiero caseario).
Infine due new entry: la cooperativa veneta Agriform sca è diventata socia di Caseifici Granterre spa; la cooperativa sarda Cao è diventata socia di Consorzio Granterre.
Enrico Manni ha diffuso qualche dato sulle dimensioni del Gruppo presentando lo schema che IZ pubblica qui nella pagina accanto.


Legacoop: Granterre esempio “della forza e della centralità del modello cooperativo”

Con il comunicato che riportiamo di seguito, uscito il 28 maggio scorso al termine dell’assemblea dei soci di Granterre, Legacoop Agroalimentare ha ribadito il proprio sostegno al percorso di crescita del gruppo Granterre:
Viva soddisfazione e le più sentite congratulazioni a Enrico Manni per la conferma alla presidenza del Consorzio GranTerre, e per la sua recente nomina alla guida di GranTerre spa, nonché a Kristian Minelli per la conferma nel ruolo di vicepresidente del Consorzio.
È quanto ha espresso il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti, sulla stabilità della governance deliberata il 28 maggio 2026 dall’assemblea dei soci a Modena. Assemblea che ha sancito un esercizio finanziario di successo per il gruppo, punto di riferimento assoluto nelle filiere del Parmigiano Reggiano e dei salumi Dop e Igp.
«I dati approvati dall'assemblea testimoniano la straordinaria capacità di tenuta e di sviluppo del gruppo GranTerre, che nel 2025 ha raggiunto un fatturato record consolidato di 1,866 miliardi di euro, segnando una crescita significativa dell'11,8%, sostenuta dalle performance sui mercati esteri, dove i ricavi hanno toccato i 584 milioni di euro con un incremento superiore al 15,4», evidenzia Maretti.
Di assoluto rilievo è anche la performance del Consorzio GranTerre, la cui capofila ha registrato ricavi pari a 339,2 milioni di euro e un utile netto di 4,6 milioni, permettendo di deliberare la destinazione ai soci di ben 3,026 milioni di euro sotto forma di dividendi e ristorni sui conferimenti, incrementali rispetto ai valori di mercato liquidati durante l'anno.
Per questo, «la conferma di Enrico Manni e Kristian Minelli rappresenta una garanzia di continuità strategica e di lungimiranza gestionale per una delle realtà più importanti del nostro panorama agroalimentare», ha dichiarato Cristian Maretti. «I risultati del 2025 dimostrano concretamente come il modello cooperativo sia sinonimo di efficienza industriale, capacità di valorizzazione del territorio e redistribuzione del valore ai soci conferenti».
(…) Un ringraziamento particolare è stato rivolto da Maretti a Ivano Chezzi, che lascia la presidenza di GranTerre spa a Enrico Manni in un'ottica di naturale ricambio generazionale, e che proseguirà il proprio impegno all'interno del cda come consigliere delegato per le operazioni straordinarie e M&A.


Non solo Parmigiano Reggiano con l’arrivo di Agriform

Associandosi a Caseifici Granterre spa, la cooperativa veneta Agriform sca è entrata a far parte del Gruppo Granterre arricchendone l’offerta con formaggi come Grana Padano, Asiago, Piave e Montasio.
Agriform associa alcuni tra i più importanti caseifici del Nord-Est Italia: Lattebusche (che produce Grana Padano, Asiago, Piave e Montasio), Latterie Vicentine (Grana Padano, Asiago), Santa Vittoria (Grana Padano), Cas. Soc. Canalone (Grana Padano), Latteria sociale Trissino (Asiago).
I formaggi conferiti dai soci sono prodotti con il latte del territorio di origine, raccolto da allevatori a loro volta soci dei caseifici. La base sociale è formata da 524 aziende agricole.
Nel 2025 sono state prodotte da Agriform 330.835 forme di Grana Padano, 619.739 forme di Asiago, 316.307 forme di Piave, 30.340 forme di Montasio, 2.964 tonnellate di panne (panne conferite a Caseifici Granterre spa per la produzione di burro).
Una seconda escursione del Gruppo Granterre al di fuori del perimetro del Parmigiano Reggiano è stata consentita anche dalla recente adesione della cooperativa sarda Cao (che offre Pecorino Romano), che è diventata socia di Consorzio Granterre.

Manni: più vantaggi per l’allevatore se fa parte di un grande gruppo - Ultima modifica: 2026-07-09T17:38:52+02:00 da Laura Della Giovampaola

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