Dal 28 al 30 ottobre 2026, Sorrento diventerà la capitale mondiale della zootecnia bufalina ospitando il World Buffalo Congress (Wbc), congresso che è il principale evento dell’Ibf (International buffalo federation). Un evento di grande rilievo organizzato dall'Università degli studi di Napoli Federico II in sinergia con il consorzio di tutela della Mozzarella di bufala campana Dop.
Per fare il punto sulle grandi novità scientifiche, tecnologiche e di mercato che emergeranno dai tavoli di lavoro, abbiamo raccolto il punto di vista di Giuseppe Campanile e Angela Salzano, entrambi del dipartimento di Medicina veterinaria e produzioni animali dell’Università Federico II di Napoli, figure chiave nel comitato scientifico e nell'organizzazione dell'assise internazionale.
Italia punto di riferimento mondiale
Quasi vent'anni dopo l’ultima conferenza in Italia, come ha sottolineato Campanile «la splendida cornice di Sorrento ospiterà nuovamente il congresso Ibf; la sede sarà l’hotel Hilton Sorrento Palace. L’allevamento del bufalo è ormai un fenomeno mondiale; per questo motivo il World Buffalo Congress è un’opportunità unica che consente a ricercatori, veterinari, allevatori, produttori e tecnici internazionali di scambiare idee e informazioni, intrecciare contatti e collaborazioni e aggiornarsi sulle innovazioni in tutti gli aspetti delle interazioni nel mondo della filiera lattiero-casearia bufalina, dal campo alla tavola. Saranno invitati illustri relatori da diversi Paesi a condividere le loro esperienze e a fornire nuovi punti di vista».
Il ritorno del Congresso mondiale in Italia, e specificamente in Campania, continua Campanile, «non è casuale. Infatti oggi l'Italia rappresenta un faro indiscusso per l'allevamento bufalino globale, primeggiando nella ricerca scientifica, nelle tecniche di gestione della stalla e nell'applicazione pionieristica della zootecnia di precisione». La stessa Bufala Mediterranea Italiana si colloca ai vertici mondiali per produttività.

Il congresso offrirà una piattaforma di confronto cruciale con le comunità scientifiche internazionali. Sul fronte genetico, l'Italia vanta un primato assoluto: è l'unico Paese al mondo a disporre di un indice genomico per la specie bufalina, oltre all'indice "Bufala Mediterranea Italiana", il quale non valuta la mera quantità di latte, bensì la reale resa casearia, coerentemente con una filiera orientata alla trasformazione in formaggio.
Il confronto a Sorrento valicherà i confini nazionali. Sebbene storicamente siano stati avviati scambi con la Cina e la Colombia, oggi c'è grande fermento nei rapporti con il Sud America e in particolare con il Brasile, interessato a determinare l'indice genomico sulle bufale di derivazione italiana.
Grazie al progetto Big, finanziato dal ministero dell'Agricoltura, la genomica permette ormai di individuare le potenzialità produttive, di riproduzione e di longevità dell'animale sin da vitello tramite l'analisi del Dna. Un livello di controllo e tracciabilità dei dati fenotipici che, evidenzia Campanile, è prerogativa quasi esclusiva del sistema italiano.
Sostenibilità, economia circolare, approccio One Health
Salzano ha sototlineato come i temi della sostenibilità ambientale e dell'economia circolare abbiano catalizzato un numero particolarmente alto di contributi scientifici per questo congresso. Si tratta di istanze fortemente sentite non solo dai tecnici e dagli allevatori, ma dal consumatore stesso, desideroso di garanzie sull'ecosostenibilità dei prodotti acquistati.

La ricerca si sta concentrando con decisione sulla riduzione dei gas serra e sul contenimento delle emissioni di nitrati di origine organica. Tuttavia Salzano ha specificato che la transizione ecologica deve camminare di pari passo con la sostenibilità economica: senza un adeguato reddito per l'allevatore, la tenuta stessa della filiera è a rischio.
In questo contesto si inseriscono la digitalizzazione e la sensoristica avanzata. L'Italia è la culla del precision livestock farming applicato al bufalo, tanto da aver istituito il primo corso di laurea magistrale sul tema, unendo competenze veterinarie, agrarie e ingegneristiche. I ricercatori italiani sono stati i primi al mondo a studiare l'introduzione dei robot di mungitura e di sensori capaci di monitorare il Thi (indice di temperatura e umidità) per rilevare lo stress da caldo.
Questo approccio tutela il benessere animale, un fattore che l'allevatore moderno riconosce come leva per produrre di più e meglio. Si realizza così il paradigma della One Health: la salute globale che connette l'equilibrio ambientale, il benessere animale e la salute umana attraverso produzioni dalle spiccate proprietà nutraceutiche.
Oltre la mozzarella: mercati emergenti, carne e co-prodotti
Se l'area mediterranea identifica il bufalo quasi soltanto con la mozzarella, il congresso aprirà lo sguardo su altri prodotti già diffusi all'estero, come yogurt, kefir e latte alimentare, che offrono ampie opportunità di diversificazione per l'industria italiana.
Di rilievo anche le prospettive sulla carne bufalina. Storicamente penalizzata in Campania da retaggi culturali e da una selezione un tempo orientata al ribasso , la carne di bufalo possiede in realtà un profilo nutrizionale eccellente: pochi grassi, un ottimo rapporto tra acidi grassi saturi e insaturi e un alto contenuto di ferro, ideale per contrastare le patologie degenerative.
Nonostante i costi di produzione e i peggiori indici di conversione e resa al macello rispetto al bovino rappresentino ancora un freno economico, si aprono spiragli per una valorizzazione commerciale. Secondo Campanile, la ristorazione di alta fascia rappresenta il canale ideale; non a caso Sorrento è la patria dei grandi ristoratori, e chef del calibro di Alfonso Iaccarino ne hanno già elogiato le peculiarità. Grandi aziende e caseifici storici (come Iemma o Palmieri) stanno avviando i primi allevamenti dedicati ai vitelli bufalini per superare le diffidenze del mercato.
In ottica futura, Salzano ipotizza persino lo sviluppo di specifici indici genetici di selezione per la resa in carne.
Ulteriori fronti innovativi toccano l'alimentazione animale, con l'uso controllato e scientifico di sottoprodotti agroindustriali (come le trebbie di birra o gli scarti della canna da zucchero) per ottimizzare le razioni nei soggetti in accrescimento e abbattere i costi.
Di rilievo, infine, gli studi preclinici presentati da Campanile sull'approccio salutistico del latte: diete mirate aumentano nel latte le molecole funzionali derivate da carnitina e betaina, capaci di agire contro l'invecchiamento cellulare e di svolgere un'azione preventiva sul tumore del colon-retto. Tale scoperta consentirà di nobilitare il siero di latte residuo della ricotta, trasformando un potenziale scarto a impatto ambientale in una risorsa per la salute umana.
Un modello culturale per i prossimi dieci anni
Il Wbc 2026 non sarà una semplice vetrina accademica. La vera forza dell'evento risiede nella commistione e nel dialogo diretto tra il mondo della ricerca, i tecnici e la base allevatoriale.
L'obiettivo per i prossimi dieci anni è trasferire la ricerca in soluzioni pratiche e spendibili in stalla, partendo dalle reali necessità espresse dagli imprenditori. Emblematico sarà il tavolo di confronto organizzato tra il Consorzio della Mozzarella e i consorzi di altre grandi eccellenze agroalimentari italiane (tra cui Parmigiano Reggiano e comparto vinicolo) per condividere competenze gestionali e strategie di approccio al consumatore finale.
Il congresso di Sorrento si preannuncia quindi come il manifesto di un modello culturale integrato, capace di fare scuola a livello globale.
Su Internet
Per ottenere ulteriori dettagli e aggiornamenti sul World Buffalo Congress 2026 consultare il sito web del congresso ( https://wbc2026.org/ ) e quello dell’Ibf ( https://internationalbuffalofed.org/ )
Utile anche il sito internet dell’Università di Napoli:
www.mvpa-unina.org/news/14deg-world-buffalo-congress_2211.xhtml








