Il Parlamento europeo ha fatto scattare il verde a un documento strategico per il rilancio della zootecnia che vale come atto di orientamento alla strategia che la Commissione europea presenterà nelle prossime settimane.
Con il voto del 30 aprile a Strasburgo l’Aula ha approvato con 426 voti favorevoli, 119 contrari e 40 astensioni la relazione sul futuro del settore zootecnico nell’Unione europea (vedi A-10-2026-0088_IT) firmata da Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d'Italia-Ecr al Parlamento europeo. Un passaggio significativo sul piano politico, anche se il documento approvato non è vincolante per la Commissione europea.
L’obiettivo è quello di rafforzare il settore zootecnico come pilastro della sicurezza alimentare, garantire reddito agli allevatori, ridurre gli oneri burocratici e contrastare la carne sintetica. Il documento sostiene l'iniziativa della Commissione, presentata nella sua "Visione per l'agricoltura e l'alimentazione", di istituire un filone di intervento nel settore zootecnico per individuare ed elaborare percorsi strategici a sostegno dell'allevamento di bestiame e della competitività del settore attraverso soluzioni mirate e territoriali.
Stop alla “demonizzazione” del settore con una narrazione distorta
A sottolineare il significato del voto è stato Fidanza: «Approvata a larga maggioranza la relazione sul futuro della zootecnia nell’Unione europea. Un lavoro importante, durato mesi di confronto con il settore per ribadire un concetto fondamentale: non ci può essere futuro per l’agricoltura europea senza un settore zootecnico forte».
Il relatore ha insistito sulla necessità di superare quella che definisce una narrazione distorta: «La demonizzazione che viene fatto di questo settore è assolutamente da respingere». Al centro del testo, il tentativo di coniugare competitività economica e sostenibilità ambientale.
Zootecnia «parte della soluzione», no alla carne sintetica
Uno dei passaggi più rilevanti della relazione riguarda il ruolo ambientale degli allevamenti. «Affermiamo con forza – ed è una rivoluzione copernicana – che la zootecnia è parte della soluzione ambientale, non il problema», ha dichiarato Fidanza. Da qui il rifiuto di politiche di riduzione generalizzata dei capi: «Tagli indiscriminati porterebbero all’ abbandono delle campagne, perdita di biodiversità e riduzione della sicurezza alimentare europea». Il documento chiede, inoltre, di tutelare le denominazioni di origine, contrastare la contraffazione e l’italian sounding e «non chiamare carne ciò che carne non è» con un chiaro riferimento ai prodotti alternativi e alla carne sintetica.
Reddito in calo e costi in aumento, la Pac va rafforzata
La relazione inquadra il comparto in un contesto economico critico. Tra il 2014 e il 2024 l’Europa ha perso quasi il 9% dei capi bovini e suini, mentre il 37% degli agricoltori ha abbandonato l’attività negli ultimi vent’anni. Il reddito agricolo per ettaro è diminuito del 12%.
A pesare, come ha spiegato Fidanza, sono soprattutto i costi: +46% per i fertilizzanti e +66% per l’energia negli ultimi quattro anni. «Oggi produrre in Europa costa di più», ha sottolineato Fidanza, evidenziando che «senza stabilità economica nessuna transizione ecologica è possibile».
Per questo il Parlamento chiede di rafforzare la Pac difendendo i pagamenti diretti e potenziando gli strumenti di gestione delle crisi.
Il documento invita la Commissione ad avviare un piano per promuovere lo sviluppo e l’adozione delle nuove tecnologie, l’innovazione nei mangimi e il miglioramento genetico delle mandrie. Sollecita, inoltre, il rafforzamento degli investimenti, sia pubblici sia privati, nella ricerca in materia di selezione e genetica animale.
Ricambio generazionale e burocrazia
Tra le priorità indicate nel documento emerge il nodo del ricambio generazionale: solo il 12% delle aziende è guidato da under 40. «Senza ricambio generazionale non c’è futuro per il settore», viene ribadito nella relazione.
Il Commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, aveva tra l’altro confermato che la strategia Ue in arrivo metterà i giovani al centro, puntando a rendere l’attività agricola più redditizia e meno gravata da oneri burocratici. Si chiede, infatti, una semplificazione normativa e una maggiore coerenza legislativa per migliorare la competitività delle imprese.
Sanità animale e innovazione, ma anche più prevenzione
Ampio spazio è stato dedicato al tema sanitario. Il testo invoca «un cambio di paradigma» nella gestione delle malattie animali, come la Peste suina africana e l’influenza aviaria da contrastare con meno abbattimenti e più prevenzione e vaccinazione. Viene proposta anche una nuova categoria sanitaria di «indennità con vaccinazione» per facilitare il commercio internazionale.
Parallelamente, si punta su innovazione, miglioramento genetico, bioeconomia circolare e produzione interna di proteine per ridurre la dipendenza dall’estero.
Introduzione di “clausole specchio” ed etichettatura d’origine
Un altro tema centrale è quello della concorrenza internazionale. Il documento di indirzzo chiede l’introduzione di “clausole specchio” negli accordi commerciali, imponendo ai prodotti importati il rispetto degli stessi standard ambientali e di benessere animale richiesti in Europa.
Si sollecita, inoltre, l’obbligo di etichettatura d’origine per tutti i prodotti a base di carne, inclusi quelli trasformati, per garantire trasparenza ai consumatori e tutelare le filiere europee.
Sarà la Commissione europea a decidere se tradurre queste indicazioni in proposte legislative concrete, nell’ambito della nuova strategia per la zootecnia attesa nelle prossime settimane. In questo senso, il passaggio di Strasburgo è, tuttavia, un punto di partenza.
Il sostegno delle filiere
Dal mondo produttivo sono arrivati segnali di consenso. Il presidente di Assica (Associazione delle industrie di raformazione della carne), Lorenzo Beretta, ha parlato di «una vera riabilitazione» del comparto: «Il rapporto rappresenta la strategia e la narrativa che attendevamo: un approccio più inclusivo, non punitivo e non discriminatorio verso la zootecnia». Beretta ha richiamato anche la “Dichiarazione di Dublino” e la “Denver Call for Action”, sottolineando il valore ambientale e nutrizionale dell’allevamento.
Sulla stessa linea Cristiano Ludovici, presidente di Salumitalia: «Produzione e consumo di alimenti di origine animale possono essere sostenibili sia per la salute sia per l’ambiente».







