Crisi del latte ovino, serve un gioco di squadra

latte ovino
Paolo De Castro è primo vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo
Allevatori, cooperative, consorzi e caseifici non possono più procedere su strade diverse. Dall'editoriale di IZ 4/2019

La situazione di grave difficoltà in cui si trovano gli allevatori della Sardegna costretti a confrontarsi con prezzi per il latte ovino al di sotto dei costi di produzione deve trovare non solo risposte concrete ed immediate, ma soprattutto una strategia di lungo periodo che consenta la ristrutturazione della filiera all’insegna della trasparenza e dell’equità.

Ho sentito molte sciocchezze sulle presunte responsabilità dell’Unione Europea. Quasi come un riflesso condizionato, ho sentito associare di nuovo le parole ‘latte’ e ‘quote’, che sul prodotto ovino non ci sono mai state. Ho sentito maledire i mercati aperti parlando di prodotti Dop per cui le regole europee stabiliscono che l’importazione di materia prima è frode. Da qualche tempo sento più forti le voci di chi vorrebbe liberarsi dall’Europa, salvo poi tirarla dentro un’emergenza di cui non ha responsabilità.

La politica agricola comune, per come si è evoluta soprattutto dal pacchetto latte del 2012 ad oggi mette a disposizione tutti gli strumenti necessari per prevenire emergenze di questo tipo. Insieme al regolamento dell’Ocm unica del 2013, il regolamento cosiddetto Omnibus rafforza la parte agricola delle filiere con poteri di autogoverno inimmaginabili in altri settori.

La Regione Sardegna può inoltre attivarsi per dotare i suoi allevatori di quegli strumenti garantiti dall’Europa per proteggersi dal rischio dovuto ai crolli improvvisi di reddito, resi più accessibili grazie all’Omnibus, che è stata la riforma di metà percorso della politica agricola comune.

latte ovino

Gestione del rischio, contrattazione collettiva e programmazione dell’offerta produttiva, le prerogative riconosciute ai produttori organizzati, un quadro legislativo per far funzionare finalmente anche in Italia l’azione di contrasto alle pratiche sleali, i programmi di promozione per diversificare gli sbocchi sono gli strumenti per ripartire, e sono tutti strumenti messi a disposizione dall’Ue. E presto ne arriverà un altro sulla trasparenza dei mercati, per eliminare l’asimmetria informativa tra piccoli e grandi operatori della filiera circa la formazione dei prezzi.

Quella del latte ovino è una crisi che purtroppo si trascina da tempo. In una situazione di sovrapproduzione il crollo delle esportazioni nei principali mercati di sbocco del Nord America ha portato a prezzi inaccettabili per gli allevatori.

Gli strumenti Pac per l’autogoverno delle filiere comportano delle nuove responsabilità e implicano un’alleanza della parte produttiva, produttori primari e trasformatori, per soddisfare la domanda del mercato. Una domanda che è sempre più segmentata e richiede diversificazione da un lato e l’adozione di un concetto onnicomprensivo di qualità dall’altro.

Riguardo il primo aspetto, una strategia di programmazione dei volumi e diversificazione dell’offerta ha dimostrato di poter funzionare. Prendiamo ad esempio il Parmigiano Reggiano: grazie alle misure offerte dal regime di qualità europeo il consorzio riesce a programmare la produzione dei suoi soci e ottimizzare i costi di produzione e di conseguenza a ripagare gli allevatori con oltre il 50% in più del prezzo base del latte. Chiaramente sono stati necessari degli anni ma lavorando contemporaneamente sulla programmazione produttiva e sulla differenziazione dei canali commerciali il consorzio emiliano è riuscito ad arrivare ad una gestione dell’offerta competitiva ed efficiente.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, cioè la qualità ‘totale’, va ricordato che fare promozione focalizzata sull’eccellenza del prodotto e la sua unicità organolettica non basta più. Bisogna parlare del processo produttivo, della sua sostenibilità ambientale, di benessere animale, perché fare leva su questi temi può aumentare l’appeal del prodotti in determinati mercati.

Questa sfida è enorme, sia per la produzione primaria che per la trasformazione. Tanto che i due settori si trovano sempre di più a inseguire su questo terreno una grande distribuzione organizzata che si mostra, per motivi di prossimità, più sensibile all’evoluzione della domanda.

In Sardegna in questi anni sono mancate fiducia e collaborazione a diversi livelli. Per migliorare e ottenere risultati è necessario un maggior coordinamento tra produttori e aziende di trasformazione del latte. Allevatori, cooperative, consorzi e caseifici non possono procedere su strade completamente diverse. Il valore del prodotto si tiene alto solo con il gioco di squadra. Che finora è mancato.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome