Quote latte, Italia deferita alla Corte di giustizia Ue

La Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia Ue per il mancato recupero dei prelievi dovuti dai produttori di latte italiani che hanno superato le quote latte individuali nel periodo fra il 1995 e il 2009. Il deferimento è la terza e ultima fase della procedura di infrazione

Il 26 febbraio scorso la Commissione Ue ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte. I prelievi devono essere versati dai singoli produttori che hanno superato le quote latte individuali.

Ogni anno, dal 1995 al 2009, l'Italia ha superato la quota nazionale e lo Stato italiano ha versato alla Commissione gli importi del prelievo supplementare dovuti per il periodo in questione (2,305 miliardi di euro). Tuttavia, nonostante le ripetute richieste della Commissione, risulta evidente che le autorità italiane non hanno preso le misure opportune per recuperare il prelievo dovuto dai singoli produttori e caseifici. Ciò compromette il regime delle quote e crea distorsioni della concorrenza nei confronti dei produttori che hanno rispettato le quote e di quelli che hanno preso provvedimenti per pagare gli importi individuali del prelievo supplementare. Come sottolineato dalla Corte dei conti italiana, questa situazione è iniqua anche nei confronti dei contribuenti italiani.

La Commissione stima che, dell'importo complessivo di 2,305 miliardi di euro, circa 1,752 miliardi di euro non siano ancora stati recuperati. Anche di questa somma però una parte (circa 409 milioni di euro) non va considerata addebitabile al nostro Paese in sede di deferimento alla Corte di giustizia: in parte perché è in corso di pagamento attraverso i piani di rateizzazione delle multe attivati con le leggi 119/2003 e 33/2009, in parte perché ormai definitivamente inesigibili per vari eventi intercorsi in questi anni. Per questo la Commissione stima che siano tuttora dovute sanzioni per un importo pari a 1,343 miliardi di euro.

Possiamo aggiungere che anche questo ammontare non è immediatamente esigibile. Circa 507 milioni di euro di multe sono tuttora interessati da procedimenti giudiziari di vario genere. Rimangono esigibili 832 milioni di euro che proprio il governo in carica, ne va dato atto al ministro Martina, sta per le prima volta cercando seriamente di recuperare. Nelle scorse settimane Agea ha inviato 1.405 cartelle di pagamento ad altrettanti allevatori, proprio per recuperare questo denaro.

Nell'ambito delle procedure di infrazione dell'Ue, il deferimento alla Corte di giustizia costituisce la terza e ultima fase della procedura. La Commissione ha inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora su questo caso nel giugno 2013 e un parere motivato nel luglio 2014. Dato che l'Italia non ha mostrato alcun progresso significativo nel recupero, il caso è ora deferito alla Corte di giustizia.    Stefano Boccoli                           

COLDIRETTI: UN'EREDITA’ DEL PASSATO COLPISCE L'ITALIA A FINE REGIME QUOTE

​E’ una pesante eredità delle troppe incertezze e disattenzioni del passato nei confronti dell’Europa nell’attuazione del regime delle quote latte. Così la Coldiretti commenta la decisione della Commissione europea di deferire l'Italia alla Corte di Giustizia Ue per il mancato recupero dei prelievi dovuti dagli allevatori che hanno superato le quote latte individuali per il periodo compreso fra il 1995 e il 2009.

«Una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che - sottolinea la Coldiretti - hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani che si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme negli anni, acquistando o affittando quote per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro». Le pendenze a cui fa riferimento l’Unione europea, continua la Coldiretti, «riguardano appena duemila produttori, con  600 di loro che devono pagare somme superiori a 300mila euro, cioè la gran parte del debito. Un comportamento che fa concorrenza sleale alla stragrande maggioranza dei 36mila allevatori italiani e mette a rischio le casse dello Stato».   O.F.

CONFAGRICOLTURA: DA ANNI RIBADIAMO L’URGENZA DI CHIUDERE DEFINITIVAMENTE QUESTA PARTITA

Luigi Barbieri, presidente della Federazione degli allevatori di bovini da latte di Confagricoltura, aveva ammonito sulla necessità di chiudere definitivamente i “conti” pregressi sulla vicenda delle quote latte. Poi è arrivata da Bruxelles la notizia del deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue «per non aver assolto adeguatamente al proprio compito di gestione del recupero dei prelievi per la sovrapproduzione di latte».

Ha commentato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi: la vicenda «si trascina da troppo tempo nonostante avessimo messo in luce tutta l’urgenza di intervenire con fermezza. C’è una responsabilità di quegli allevatori che ripetutamente ed impunemente hanno sforato i loro quantitativi assegnati, ma una responsabilità gravissima anche delle autorità del nostro Paese che non hanno agito ed anzi hanno agevolato il trascinarsi di questa situazione. Con grave danno per gli allevatori che si sono messi in regola ed ora con un pregiudizio per tutto il sistema agricolo e per i contribuenti italiani».

Quello che sottolinea oggi la Commissione europea, ha concluso Guidi, «è esattamente quanto Confagricoltura e la Corte dei conti italiana ribadiscono da anni. A questo punto paghi chi deve, tutto e subito; e si regolarizzi quanto prima la situazione, nell’interesse degli allevatori onesti e dei contribuenti. Poniamo rimedio ai tanti errori del passato ed evitiamo conseguenze negative al settore agricolo nazionale e al comparto lattiero-caseario, conseguenze di cui non abbiamo certo bisogno». O.F.

 

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