Martina: così difendiamo il latte italiano

Nel corso dell'ultimo Consiglio dei ministri agricoli Ue il nostro ministro delle Politiche agricole ha parlato di alcuni dei problemi più urgenti del mercato lattiero caseario: l'etichettatura e la gestione delle crisi. Le politiche del governo per questo settore

Anche nel corso dell'ultimo Consiglio dei ministri agricoli dell'Ue si è parlato di latte. All'ordine del giorno c'era una valutazione generale della situazione, non decisioni da prendere. Bene però ha fatto il ministro Maurizio Martina a non farsi scappare l'occasione per puntualizzare un paio di questioni.

Prendendo la parola in Consiglio, davanti ai suoi ventisette colleghi europei, Martina ha parlato di etichettatura e di gestione delle crisi. In particolare il ministro italiano ha detto che occorre accelerare la piena adozione del regolamento 1169/2011 in modo da prevedere un sistema di etichettatura del latte che contenga l'indicazione della provenienza della materia prima.

Inoltre Martina ha sottolineato l'urgenza di rivedere l'attuale impianto degli strumenti di gestione delle crisi. «Lo strumento di stabilizzazione del reddito, attivabile nello sviluppo rurale – ha detto – non potrà infatti mai decollare se prima non si rimuove il vincolo del 30% del calo di reddito aziendale, poiché non si può aspettare una riduzione simile prima di intervenire. Su questi punti – ha concluso il Ministro – ritengo necessario che la commissione elabori presto un'agenda d'impegno chiara a partire proprio dalle prossime settimane».

L'Ue

D'altro canto dall'Unione europea, al momento, non c'è da attendersi molto di più.

Proprio in occasione del Consiglio, la Commissione – che tra le istituzioni comunitarie ha il potere di iniziativa legislativa – ha diffuso un documento che lascia poco spazio a speranze. Nel testo si legge, tra l’altro, che: “Negli ultimi dieci anni gli agricoltori hanno la preparazione per essere pronti a cogliere i benefici del cambiamento della politica e la domanda nel mercato mondiale”. E che: “Il settore lattiero-caseario europeo ha già dimostrato in passato la sua maturità in termini di capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni e nuove sfide". E dunque, sempre secondo Bruxelles: “Non ci sono ragioni per aspettarsi un comportamento diverso nel periodo post-quota”.

Per l'Unione europea, dunque, a favore del comparto latte e in vista della fine delle quote è già stato fatto quanto si doveva fare. Vale a dire: il cosiddetto “atterraggio morbido” del 2009 per accompagnare l'ultima fase delle quote; il “Pacchetto latte” del 2012 quale politica per il dopo quote.

A ciò si aggiunge, oggi, quello che per Bruxelles sembra essere l'ultimo sforzo: il rafforzamento delle attività dell'Osservatorio europeo sul mercato del latte; la possibilità di pagare in tre rate annuali senza interessi la probabile multa sul superamento, in questo ultimo anno di applicazione delle quote, del quantitativo di riferimento.

L'Italia

Per ora, dunque, pare infruttuoso appellarsi all'Ue per un ulteriore ammorbidimento dell'«atterraggio» dalle quote latte.

Anche per questo da qualche mese il governo italiano, su input del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, è invece particolarmente attivo sul fronte latte.

Già a gennaio scorso il Ministro aveva annunciato un piano organico per il comparto, con diversi interventi che andavano da misure sulla qualità del latte a una campagna di educazione alimentare nelle scuole, dalla revisione dell'applicazione del "Pacchetto latte" alla promozione dei nostri formaggi all'estero, dal rafforzamento dei consorzi di tutela dei prodotti Dop all'etichettatura del latte italiano.

Piace sottolineare che, in queste settimane, al Ministero si è iniziato a passare dalle parole ai fatti, e qualche iniziativa ha preso concretezza.

È il caso del fondo latte qualità. Per il quale sono stati stanziati oltre 108 milioni di euro per il triennio 2015-2017 che potranno servire a finanziare progetti presentati dalle aziende agricole finalizzati a una serie di obiettivi: aumento della longevità delle bovine in stalla, miglioramento del benessere animale, partecipazioni a studi sulla resistenza genetica alle malattie, rafforzamento della sicurezza alimentare, riduzione dell'uso di antibiotici in allevamento. È in uscita un decreto interministeriale (ministero delle Politiche agricole e ministero dell'Economia) che preciserà le modalità di presentazione dei progetti. Il Fondo opererà secondo il meccanismo del de minimis, ovvero con finanzianti ad azienda non superiori a 15.000 euro.

Nelle ultime settimane, inoltre, al Ministero è stato presentato il logo per il latte alimentare prodotto nel nostro Paese. Si chiama "100% latte italiano" e secondo il ministro Martina sarà «un marchio chiaro e omogeneo per indicare la zona di mungitura del latte fresco con un'informazione semplice e ben identificabile da parte del consumatore». Il logo sarà utilizzabile anche per il prodotto Uht italiano; sarà un segno distintivo privato e facoltativo.

Misure concrete che possono avere un certo impatto, ma dove forse c'è da puntare maggiormente l'attenzione è sulla revisione delle norme di applicazione del "Pacchetto latte".

Un decreto ministeriale in tal senso è stato annunciato dal Ministro a febbraio e, mentre scriviamo, molte voci lo danno per imminente. Dunque bisognerà vedere nero su bianco cosa comporterà. Ma le premesse sono importanti perché si intende andare a incidere su un nodo fondamentale: l'organizzazione dei produttori. Come ha sottolineato lo stesso ministro Martina recentemente alla Smea di Cremona, è sull'organizzazione dei produttori di latte, sull'aggregazione dell'offerta, sull'avvio di una seria interprofessione che bisogna puntare per il dopo quote latte. E poi la contrattualizzazione dei rapporti tra stalle e latterie. Su questo fronte sono state annunciate misure che potrebbero rendere davvero efficacie l'articolo 62 (Legge 27/2012 di conversione del Decreto legge 24 gennaio 2012) che regola i contratti nelle loro forme e vincoli.

Collegato a tutto ciò c'è anche il monitoraggio dei prezzi deciso dal ministro Martina. In collaborazione con Ismea verranno rilevati gli andamenti di prezzi e costi di produzione del latte alla stalla, al fine di evidenziare anomalie che potranno indurre interventi normativi o denuncie all'Antitrust.

Stefano Boccoli

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