Mungitura manuale o robotizzata? La stalla si affida a Boumatic

mungitura
La nuova stalla dell’azienda Morstabilini, realizzata lo scorso anno e progettata attorno ai robot di mungitura.
Dopo un confronto diretto durato sette anni tra il metodo classico e i sistemi automatici, l'azienda bresciana converte l'intera struttura ai robot. Mandria più sana, latte di qualità superiore e gestione ottimizzata degli spazi e del lavoro

Il metodo migliore per valutare la bontà di una nuova tecnica è confrontarla con quella utilizzata fino a quel momento, a parità di tutte le altre condizioni. Un me­todo che è anche alla base degli esperimen­ti scientifici: si modifica una sola variabile, lasciando le altre inalterate.

È quel che hanno fatto, involontariamente, i cugini Andrea e Luca Morstabilini, giovani allevatori della provincia di Brescia. A Sab­bionera-Bredafranca (10 km a sudovest del capoluogo) da tre generazioni, hanno preso le redini dell’azienda di famiglia otto anni fa e fin da subito hanno pensato di rifare la stalla, troppo vicina alle case e costruita se­condo canoni ormai sorpassati. “Abbiamo individuato un terreno a un centinaio di metri dalla stalla precedente - spiega Luca - e abbiamo iniziato a ragionare su come potevamo realizzarla”. Una delle prime de­cisioni, ovviamente, riguarda il metodo di mungitura, una scelta che può condiziona­re pesantemente l’intera struttura. E così è stato, infatti.

Da sinistra, Andrea e Luca Morstabilini.

Mungitura automatica e manuale a confronto

“Mentre pensavamo alla stalla, abbiamo fat­to un’evoluzione significativa, installando un robot di mungitura. Siccome avevamo circa 120 capi, un solo Ams non era sufficiente. Pertanto, per sette anni, abbiamo lavora­to con la vecchia sala mono-fila e il robot. Sostanzialmente abbiamo diviso la mandria in due: 60 capi munti in modo tradiziona­le, altrettanti con il robot, un Gemini della BouMatic”.

Sette anni sono molti: più che sufficienti per valutare in modo approfondito e qua­si scientifico la differenza tra i due sistemi. Considerando che, come abbiamo anticipa­to, tutte le altre condizioni erano identiche: stessa stalla, stessa alimentazione, stesso cli­ma. “La differenza è emersa già nelle prime settimane: gli animali stavano meglio, erano più tranquilli e rilassati. Con il tempo, ab­biamo notato anche un leggero incremento produttivo”, ci dice Luca.

Il maggior quanti­tativo di latte e le 2,9 mungiture quotidiane in luogo delle precedenti due non hanno determinato perdite qualitative. “Anzi, al contrario: il gruppo munto dal robot ha leggermente aumentato le proteine. Certa­ mente le abbiamo aiutate con una razione un po’ più sostanziosa, ma penso che sia stato soprattutto il benessere generale a influire sui valori produttivi”.

I due nuovi Gemini Up installati al centro della stalla e recentemente aggiornati con un nuovo software di attacco basato su IA.

Il beneficio principale, secondo i due gio­vani allevatori, è però quello legato alla salute della mandria. “Abbiamo mammel­le più sane, meno mastiti, ma soprattutto meno cellule nel latte; per questo aspet­to, la differenza tra i due sistemi di mun­gitura è netta”. Un sensibile passo avanti, prosegue Luca Morstabilini, a fronte di un trascurabile impegno per la transizione: “Non c’è voluto molto affinché le vacche si abituassero al nuovo sistema. Diciamo che nel primo mese ci siamo dovuti impe­gnare un po’, assicurando una certa pre­senza in stalla, poi il gruppo si è abituato e oggi una sola persona riesce a sovrinten­dere la mungitura di 180 capi”.

Stalla progettata in funzione dei robot

Da un anno, infatti, tutta la parte produttiva della mandria, oltre alle manze tra i cinque e i nove mesi di vita, è stata trasferita nel nuovo capannone. Ampio, alto, ben venti­lato e costruito secondo tutti i dettami del­la moderna zootecnia. Soprattutto, è stato progettato in funzione del sistema di mun­gitura. Che, visti i risultati del test preceden­te, non poteva che essere un Ams.

“Dal momento che il primo impianto ha avuto un riscontro molto positivo, abbiamo deciso di convertire tutta la stalla ai robot, affidandoci sempre al sistema Gemini, visti i risultati del primo impianto. Abbiamo scelto i robot - prosegue Luca Morstabilini - es­senzialmente per problemi di manodopera, visto che è sempre più difficile trovare qual­cuno disposto a mungere le vacche. Ormai penso che sistemi come questo siano il fu­turo, in zootecnia”.

Per questa ragione, i due allevatori bresciani hanno costruito la stalla attorno alle posta­zioni di mungitura automatica. Il che rap­presenta la miglior condizione possibile per far sì che questi ultimo lavorino al meglio, dal momento che l’intera organizzazione degli spazi è pensata per facilitare la mungi­tura autonoma.

“Per esempio, abbiamo lasciato un’apertu­ra molto ampia davanti alle postazioni”, ci dice Andrea. “Sono 10 metri: inizialmente ci sembrava spazio sprecato, ma con l’uso abbiamo visto che non è così: gli animali entrano ed escono facilmente, senza intral­ciarsi a vicenda e anche per questo motivo si fanno mungere più volentieri”. Anche in questo caso, quelle dell’allevatore non sono supposizioni ma affermazioni basate su fatti reali.

“Per alcuni mesi, in fase iniziale, ab­biamo avuto la mandria divisa: 60 capi nel­la vecchia stalla, 120 in quella nuova, dove avevamo installato i due ultimi acquisti, in questo caso Gemini Up. Abbiamo notato immediatamente - prosegue Andrea Mor­stabilini - che le vacche della stalla nuova andavano alla mungitura più volentieri. Era­no attirate anche dalla razione extra di man­gime, ma il fatto di avere un accesso libero e agevole sicuramente le invoglia”.

La transizione, conclude l’allevatore, ha co­munque beneficiato dell’esperienza accumu­lata con il primo robot: “avendo già fatto il passaggio con una parte di mandria, sapeva­mo quali erano i punti critici e come muo­verci. Questo indubbiamente ci ha aiutati." La realizzazione della stalla in funzione del robot ha permesso infine di trovare la mi­glior collocazione possibile per questi ultimi. “Li abbiamo piazzati al centro della corsia, non su un’estremità, come avviene spesso per installazioni in strutture esistenti. È una soluzione che facilita l’accesso degli animali: in questo modo, infatti, le vacche, ovunque si trovino, arrivano al robot percorrendo po­che decine di metri. Se li avessimo installati in cima o in fondo, gli animali che si fossero trovati dall’altra parte della stalla avrebbero dovuto fare 90 metri per farsi mungere, con il rischio di distrarsi lungo il percorso”.

Attualmente, il capannone è suddiviso in tre parti: manze e manzette in testa, una intera corsia a ospitare 120 capi, che fanno capo ai due Gemini Up acquistati un anno fa, e mezza corsia - corrispondente a un quarto di stalla - con la vecchia mandria, munta dal Gemini traslocato dalla vecchia alla nuova stalla. Resta vuota mezza cor­sia, che potrebbe portare la mandria a 240 capi in mungitura.

“Ora ne mungiamo 180 su 290 totali, ma se le cose andranno bene vorremmo arri­vare a 240 vacche in lattazione, ovviamen­te acquistando un nuovo sistema Ams, che installeremo a fianco del più vecchio. Infatti, abbiamo già previsto spazio e allac­ciamenti”. Prima, però, i prezzi del latte devono cambiare, ci dice con una punta di sconforto Luca.

Se gemini diventa IA

Il gioco di parole è facile, dal momento che Gemini è anche il nome commerciale di uno dei più noti algoritmi di intelligen­za artificiale generativa. E chissà, è forse anche per questo che BouMatic ha pen­sato di dotare i suoi sistemi di mungitura di una funzione IA, votata essenzialmente a un migliore e più rapido attacco delle tettarelle.

“Hanno fatto questo update a inizio otto­bre, spiegandoci che si tratta di un nuovo software, basato sull’intelligenza artificiale. La differenza l’abbiamo vista fin dal pri­mo giorno: maggior velocità di attacco, ma soprattutto maggior precisione. Evi­dentemente, grazie a qualche algoritmo, il braccio riesce a individuare molto più rapidamente e con maggior precisione i capezzoli, anche se sono irregolari, e ad attaccarli senza fallimenti”.

Il sistema si basa in effetti su telecamere 3D, che in pratica disegnano una mappa tridimen­sionale della mammella, individuando con sicurezza forma, posizione e orientamen­to dei capezzoli. “Il nuovo software Vision, grazie all’elevato numero di campionature guida velocemente e in maniera estrema­mente fluida il braccio in attacco”, spiega Enne Effe, l’azienda che distribuisce Bou­Matic in Italia. Un’affermazione, come si vede, confermata dalla prova in stalla.


Gemini, l'utilità della mungitura posteriore

Boumatic non è certamente un nome scono­sciuto a chiunque si interessi di zootecnia da latte. Distribuito in Italia da Enne Effe, è tra i principali produttori di sistemi di mungitura autonoma, in sigla Ams (automatic milking system). Portabandiera del marchio, per que­sta linea di prodotti, è la gamma Gemini Up, suddivisa in Gemini standard, Plus e Max.
Il primo è adatto a installazioni fino a quattro box, distanti non più di 60 metri dai tank. Plus indica invece i sistemi con impianto di raccolta centralizzato e doppio lattodotto, utile per un maggior numero di box o quando la distanza della sala latte supera i 70 metri.

Gemini Up diventa infine Max quando si tra­sforma in una vera e propria sala di mungi­tura robotizzata, dimensionabile in base alle esigenze dell’azienda e in grado di mungere fino a 250 capi con un solo addetto.
In ogni caso, caratteristica esclusiva di questi Ams è la mungitura posteriore, per mezzo di un particolare braccio robotico. Grazie a que­sta soluzione, tra l’altro, è possibile mantenere entrambe le pareti laterali aperte, caratteristi­ca che aiuta le vacche a restare più tranquille durante la mungitura.

Mungitura manuale o robotizzata? La stalla si affida a Boumatic - Ultima modifica: 2026-10-19T15:16:58+02:00 da Laura Della Giovampaola

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