Prezzo del latte spot +2,6%

Sulle piazze di Verona e Lodi. Raggiunta la soglia di 39,5 euro/100 kg. Secondo rilevazioni Clal

 

Tra i principali Paesi esportatori di formaggi, polveri e burro (Argentina, Australia, Bielorussia, Cile, Nuova Zelanda, Turchia, Ucraina, Ue-28, Usa, Uruguay), nel periodo gennaio-maggio di quest’anno sono aumentate le produzioni in media del 2% rispetto allo stesso periodo del 2017. Questa crescita delle consegne, che ha oscillato secondo le rilevazioni di Clal.it tra il +9,37% dell’Argentina (periodo gennaio-aprile 2018), il -1,04% della Nuova Zelanda e il -1,66% dell’Ucraina (entrambi i paesi con riferimento a gennaio-maggio 2018 su base tendenziale), non ha di fatto influito più di tanto sui prezzi.
L’Unione europea, con 52,7 milioni di tonnellate di latte consegnate nei primi cinque mesi di quest’anno (+1,98% su base tendenziale), si conferma il primo produttore di latte al mondo.
Il prezzo medio mensile ponderato del latte crudo alla stalla in Europa a maggio è stato di 32,44 euro per 100 chilogrammi, in flessione dello 0,55% rispetto ad aprile. In ogni caso, calcolando l’andamento medio dei primi cinque mesi del 2018, Clal.it ha rilevato un aumento dell’1,50% su base tendenziale.
Il prezzo del latte crudo alla stalla in Lombardia è rimasto invece stabile a 35,40 €/100 kg, valore che ha portato la media aritmetica dei primi cinque mesi del 2018 a 36,08 euro al quintale, con una diminuzione dell’1,85% rispetto ai primi cinque mesi del 2017.
Nelle ultime settimane il prezzo del latte spot in Italia sulla piazza di Verona e Lodi, che rappresentano un punto di riferimento per il comparto, sta crescendo. Lunedì 18 giugno il latte spot in entrambe le borse merci ha raggiunto la soglia di 39,50 €/100 kg, in crescita del 2,6% rispetto alla quotazione precedente. Forte accelerazione a Lodi per le quotazioni del latte intero pastorizzato spot proveniente dalla Francia (38,50 €/100 kg, +8,45% sulla settimana precedente) e dalla Germania (39,75 €/100 kg, +8,90% rispetto alla settimana precedente).
Quanto durerà questa ripresa? Difficile fare pronostici, anche se storicamente il mercato è entrato in una fase di relativa stabilità, che proietta le stalle europee e italiane verso un aumento dei prezzi. Tuttavia, il fattore climatico inciderà molto sulle produzioni e sarà forse una delle variabili più pesanti per il futuro dei listini.
Altro fattore chiave saranno le esportazioni. Le esportazioni di prodotti lattiero caseari made in Italy fra gennaio e marzo di quest’anno si muovono in controtendenza rispetto all’Unione europea. Se, infatti, il trend comunitario ha visto nei primi tre mesi del 2018 un incremento dell’export in quantità (+2,5% su base tendenziale) e una flessione in valore (-0,9%), il settore dairy tricolore evidenzia un andamento diametralmente opposto, con una diminuzione dei quantitativi commercializzati all’estero (-5,6%), ma con una buona prestazione in valore, che addirittura cresce del 4,9% su base tendenziale. La qualità, dunque, paga anche in termini di notorietà (e, quasi sempre, anche di prezzo). E la conferma è data anche dalla recente ricerca Ipsos, che ha collocato i brand Parmigiano Reggiano e Grana Padano tra i top 100 al mondo (insieme a Apple, Amazon, Coca Cola e Nutella, fra gli altri).
Il primo trimestre 2018 sorride all’esportazione dei formaggi made in Italy nel mondo. Ancora i dati Clal.it in soccorso: +3,7% in quantità e +8% in valore, con performance positive per Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+6,6% in quantità e +6% in valore), Gorgonzola (+5,9% in quantità e +8,6% in valore), Provolone (+25,3% in quantità e +21,6% in valore), formaggi freschi fra cui mozzarella e ricotta (+4,1% in quantità e +10,7% in valore), formaggi grattugiati o in polvere (+9,8% in quantità e +15,4% in valore).
Due risvolti curiosi dalla guerra dei dazi. La Cina non ha ancora aggiornato i dati relativi alle importazioni, che si fermano al primo trimestre 2018 ed evidenziano un aumento complessivo dell’import del 15,3% su base tendenziale.
Dall’altro capo del mondo, si sta accendendo la tensione fra Starti Uniti e Canada. Il segretario di Stato all’Agricoltura, Sonny Perdue, ha criticato il sistema produttivo canadese improntato sulle quote, che comunque porterebbe il Canada a immettere sul mercato quantitativi di polvere di latte tali da abbattere il prezzo mondiale. L’export a stelle e strisce di prodotti lattiero caseari verso il Canada è in frenata per tutti i prodotti, ad esclusione del burro, che nel 2017 è cresciuto del 24,5% rispetto al 2016.

(da IZ 12.2018)

 

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