Se il mangimificio restituisce valore ai propri soci

Nella foto un momento dell’edizione di maggio 2026 dell’iniziativa “Campi vetrina” di Progeo, che si era tenuta a Bentivoglio, provincia di Bologna
Per Progeo l'identità cooperativa prevale su tutto il resto, afferma il direttore generale Roberto Sassoni

La Progeo di Reggio Emilia non è soltanto una delle realtà produttive più grandi d’Italia nel settore mangimistico e molitorio, con un fatturato consolidato di 399,1 milioni di euro.
Ma è anche una cooperativa, per di più con un numero di soci particolarmente elevato (circa 13.200, tra agricoltori e allevatori, i primi nel ruolo di fornitori di materia prima, i secondi nel ruolo di utilizzatori dei mangimi) e con politiche sociali di grande interesse.
Fra queste ultime c’è ovviamente l’acquisizione di cereali e proteoleaginose dai coltivatori e il rifornimento di mangimi agli allevatori, opportunità tutt’altro che scontate a favore di migliaia di soci. Ma ci sono anche servizi come l’analisi dei foraggi, le prove di coltivazione dei cereali, la proposta del sorgo in alternativa al mais… E c’è anche, come sottolinea il direttore generale di Progeo Roberto Sassoni, la pratica di corrispondere ogni anno un “ristorno” ai soci, ossia una condivisione dell’utile.

Roberto Sassoni

Direttore Sassoni, partiamo da quest’ultima vostra iniziativa, il cosiddetto ristorno. Sembra una operazione molto caratterizzante… In ogni caso contribuisce alla fidelizzazione dei soci.
Certo, è una operazione caratterizzante: contribuisce a mantenere forte l’identità Sassonicooperativa di Progeo. A fine anno, ormai da alcuni anni, Progeo corrisponde ai soci un’ulteriore cifra, su base quantitativa, euro per quintale, per condividere parte dell’utile della cooperativa: è il ristorno. Per i soci allevatori si tratta di tot euro per quintale di mangime acquistato, parametro differenziato tra mangime convenzionale e biologico, cosa che cambia un po’ il valore. Stessa opportunità per i soci agricoltori, anzi ancora di più per questi, dal momento che negli ultimi tempi hanno attraversato importanti momenti di sofferenza economica: a loro viene riconosciuta una cifra, sulla base di quello che è l’utile che Progeo riesce a conseguire, definita in euro per i quintali di cereali o di proteoleaginose conferiti.

Quantitativamente?
Alla chiusura del bilancio 2025 il ristorno ai soci ha superato i 2 milioni di euro, +6% rispetto all’anno precedente. Per la precisione il ristorno ai soci è stato pari a circa 1,5 milioni di euro, con una maggiore quota di riparto ai soci conferenti agricoli per ulteriori 690mila euro circa.
E se è vero che la pratica del ristorno l’abbiamo adottata solo di recente, da cinque anni, è anche vero che negli anni l’importo è via via andato a crescere.

Il ristorno è via via cresciuto in questi anni
Sì, è in aumento. È in aumento in termini di valore assoluto perché sono aumentati anche i quantitativi di vendita. È in aumento in valore assoluto anche perché gli anni scorsi avevano raccolto meno, in termini di cereali e di proteoleaginose, per motivi di carattere climatico. Comunque: queste cifre e questa crescita del ristorno hanno fatto salire al 57% la “mutualità prevalente” della cooperativa.

La mutualità prevalente è un principio del diritto cooperativo italiano che identifica le cooperative che agiscono principalmente a favore dei soci, più che verso terzi sul mercato.
Non a caso abbiamo iniziato il nostro colloquio partendo proprio da qui, dalla scelta di Progeo di effettuare il ristorno.

L’elevato numero dei soci

Quanti sono i soci Progeo e in quali regioni si trovano le loro aziende

Ma descriviamo la base sociale di Progeo.
Progeo rappresenta una delle filiere agricole italiane dalla quantità di soci numericamente più ampia. Il numero dei soci supera quota 13mila, anche se quelli effettivamente attivi sono circa la metà. Comunque fondamentalmente si può dire che consiste proprio nell’elevato numero dei soci il grande patrimonio di Progeo, sia dal punto di vista delle forniture di cereali (dai soci proviene l'85% circa del cereale che ci viene conferito), sia per quanto riguarda la base dei “clienti”, ossia degli allevatori.

Quanti dei vostri soci sono fornitori e quanti sono clienti?
In percentuale circa il 70% dei soci sono fornitori di cereali o proteoleaginose, dunque coltivatori, e il 30% dei soci sono allevatori. L’80% dei soci sono emiliani. Più del 50% dei clienti/allevatori sono soci. Abbiamo una base clienti di circa 1.500 allevatori.

I fornitori

E quali sono le caratteristiche del rapporto tra Progeo e i coltivatori-fornitori?
La gran parte dei cereali e delle proteoleaginose che ci viene conferita può essere utilizzata all'interno dei nostri stabilimenti di produzione: quindi materie prime come la soia, il mais, il girasole vengono utilizzate all'interno dei nostri quattro mangimifici, tre dei quali sono in territorio emiliano e uno a San Vito al Tagliamento. Poi c’è il grano tenero che viene utilizzato nel nostro molino, perché Progeo ha anche un molino a Ganaceto, provincia di Modena, che produce farina per l’alimentazione umana.

Siccome i vostri fornitori non coltiveranno solo cereali ma anche proteoleaginose, avrete fornitori anche in Toscana o in Umbria...
Sì, anche in Toscana e in Umbria. Ma ne abbiamo anche in Puglia, in Veneto… L’80% dei fornitori però si trova in territorio emiliano. Comunque abbiamo fatto la scelta di dotarci di molti centri di ritiro temporanei; questo per ridurre la distanza tra il centro di raccolta del cereale e le aziende agricole, dal momento che chiaramente l'agricoltore vuole contenere il costo logistico del trasferimento e cercare di perdere meno tempo possibile. Abbiamo due centri di ritiro cereali, uno a Granarolo, in provincia di Bologna, l'altro a Mezzani in provincia di Parma; ma in periodo di campagna noi attiviamo un'altra ventina di impianti, quindi centri di raccolta temporanei, per dar modo ai nostri soci di poter mantenere in tempi molto contenuti l’operazione di trasferimento dei propri prodotti.

I fornitori situati nell’Italia centrale saranno soprattutto coltivatori di girasole…
Sì, ma la gran parte dei fornitori è situata in Emilia, producono frumento, mais… Il mais è un po' meno funzionale alle produzioni finali dei nostri allevatori: il mais italiano ha dei livelli di aflatossina tali per cui, essendo noi i principali fornitori di allevamenti che conferiscono il latte alla filiera di Parmigiano Reggiano, dobbiamo dire che il mais che viene coltivato in Italia purtroppo non ha più caratteristiche idonee a questa destinazione del latte. Però sì, ritiriamo comunque del mais. Ritiriamo un po' di soia. Nella campagna primaverile oltre a grano duro e grano tenero ritiriamo moltissimo orzo, che viene comunque utilizzato all'interno degli stabilimenti. Ritiriamo un po' di girasole, un po' di pisello, ultimamente un po' di sorgo.

Le tonnellate di materie prime ritirate da Progeo nel 2025
Grano tenero 40.357
Grano duro 25.021
Orzo 4.100
Favino/pisello 132
Tenero bio 9.620
Duro bio 682
Orzo bio 3.094
Favino/pisello bio 1.957
Mais 12.646
Mais semivitreo 1.260
Sorgo 12.852
Soia 4.532
Girasole 2.953
Colza 124
Mais bio 2.700
Soia bio 1.326
Girasole bio 758
TOTALE ANNATA 124.114

I parziali in tonnellate sono riportati nella tabella pubblicata qui sopra. Tornando al sorgo…
Sullo sviluppo del sorgo abbiamo avviato un progetto, il progetto Image Life, in accordo con il consorzio del Parmigiano Reggiano e sotto la supervisione dell'Università di Bologna. Il quale ha in qualche modo l'obiettivo di ridurre la dipendenza del mais, sostituendolo con il sorgo proprio per i limiti del mais e anche per questioni legate alla sostenibilità. Il sorgo, come noto, richiede molto meno acqua del mais, quindi c'è anche un tema di impatto ambientale. In questo momento siamo anche concentrati a capire quali coltivazioni possano essere più sostenibili dal punto di vista dell’impatto sull'ambiente.

Come sono andati quest’anno i ritiri di materie prime per la mangimistica?
La campagna primaverile è stata una campagna record in termini quantitativi, perché abbiamo raccolto più di 1,24 milioni di quintali di materie prime, tra grano duro, grano tenero, orzo, quindi è stata una campagna buona, dal punto di vista quantitativo. Ma è stata buona anche dal punto di vista qualitativo, perché anche le proteine erano assolutamente in linea con quelle che sono le esigenze anche dei nostri stabilimenti.

Sì, lo ha confermato sul giornale Terra e Vita anche un articolo di Eros Gualandi, presidente della Cooperativa il Raccolto, di San Pietro in Casale, Bologna. Ha affermato che nell’areale padano la campagna frumento, di tutti e due i frumenti, è andata bene. O meglio, è andata bene guardando a quantità e qualità, ma non bene guardando alla redditività del coltivatore, penalizzata da prezzi troppo bassi.
Gualandi può a volte apparire pessimista, ma è soltanto molto realista e conosce bene il mondo agricolo... Comunque per Progeo la campagna primaverile è andata bene. Il 90% della nostra campagna primaverile è rappresentato dai due tipi di grano, il duro e il tenero, e dall’orzo. Peraltro il tenero lo utilizziamo nel nostro molino di Ganaceto, coprendo circa il 65% del grano che questo nostro molino utilizza, il resto lo acquistiamo sul mercato.

Questo vostro molino fa anche farina per l'alimentazione umana?
Fa solo farina per l'alimentazione umana, farina a marchio Tre Grazie. È un molino di cui controlliamo completamente la filiera. Qui vengono macinati 900mila quintali di grano tenero all’anno, ottenendo 700mila quintali di farina, destinata sia all’uso domestico sia all’uso professionale. Anche farina biologica.

E così abbiamo citato anche l’attività molitoria di Progeo. E i conferimenti di grano duro che destinazione hanno?
Del grano duro che raccogliamo, una parte minimale viene destinata alla mangimistica, il resto viene rimesso sul mercato, lo rivendiamo. Ad esempio, facciamo parte della filiera del Mulino di Barilla, con cui abbiamo comunque un accordo di cessione di una parte di questo grano duro, inoltre ci rivolgiamo ad acquirenti del mondo della bakery o anche dell’allevamento.

Anche questi fornitori hanno un ristorno?
Certo, questi fornitori hanno un ristorno, qualora siano soci di Progeo.

Nella foto un momento dell’edizione di maggio 2026 dell’iniziativa “Campi vetrina” di Progeo, che si era tenuta a Bentivoglio, provincia di Bologna. È stato un open day su nuove tecniche di coltivazione dei cereali aperto non solo ai soci fornitori, ma anche a tutti i coltivatori interessati

Gli allevatori

Fin qui abbiamo parlato di una parte importante della vostra attività, cioè del rapporto con i fornitori di materie prime. Passiamo ora invece al rapporto con gli allevatori. Allora, di 4-5mila soci attivi il 70% sono fornitori e il 30% sono allevatori.
Effettivamente sì.

E il numero totale di allevatori vostri clienti, soci più non soci?
Noi abbiamo una base di clienti totale intorno ai 1.500 clienti. Di questi, gli allevatori soci sono meno di un migliaio. E ragionando in termini di media ponderata i clienti soci valgono il 54%. Per capire cosa voglia dire ragionare in termini di ponderata, facciamo questo esempio: il nostro primo cliente, che è il gruppo Amadori, solo lui in termini di fatturato vale circa il 7% del totale del fatturato della mangimistica. Ed è un socio.

A quanto ammonta il fatturato della mangimistica?
Nel bilancio 2025 si legge che il settore mangimistico è cresciuto del 5,8% raggiungendo i 287 milioni di euro di fatturato, che rappresentano oggi l’85% del business. Sono in aumento anche i volumi produttivi, con oltre 500mila tonnellate di mangimi, volumi sostenuti in particolare dalle filiere lattiero casearie dop e dal comparto biologico.

Lei ricordava che tra i vostri allevatori ci sono anche imprenditori zootecnici che allevano avicoli, come Amadori. Poi avrete anche allevatori di suini e allevatori di bovini.
Il nostro core business, se vogliamo così chiamarlo, la nostra anima, rimane chiaramente quella dell’allevamento dei bovini da latte, in particolare della produzione di latte per il Parmigiano Reggiano. Ma siamo all'interno di tutte le principali Dop legate al nostro territorio: siamo i leader di mercato all'interno del mondo del Parmigiano Reggiano, lavoriamo col mondo del Grana Padano, siamo i principali fornitori della filiera del Trentingrana, alla quale forniamo mangime no-ogm. Lavoriamo anche all'interno di altre filiere, come quella del Prosciutto di Parma e come quella del San Daniele. Con il nostro stabilimento di San Vito al Tagliamento rimaniamo i fornitori di riferimento della filiera del San Daniele.

Quindi coprite un po' tutte le filiere zootecniche del territorio. Ancora a proposito di bovini da latte, voi farete sicuramente parte dell'albo mangimisti del Parmigiano Reggiano.
Certo. E ci sottoponiamo volentieri ai controlli del consorzio, con i loro tecnici che visitano sia il mangimificio sia l'allevatore che usa il mangime. Oltre a far parte dell’albo, con il consorzio del Parmigiano Reggiano portiamo avanti altri progetti comuni fra i quali il progetto Image Life, patrocinato dal consorzio, il progetto che sostiene la diffusione del sorgo.

A questi vostri allevatori quali servizi offrite?
Uno di questi è l’analisi dei foraggi. Cosa utile per esempio pensando alla qualità dei foraggi, la quale se è minore di uno standard allora nella compilazione della razione deve essere riadeguato il rapporto foraggi-mangimi. Un altro servizio è quello appunto della proposta di una razione alimentare per gli animali.

Su quest’ultimo aspetto quanti tecnici lavorano?
Intanto abbiamo una divisione con un direttore della formulazione con il quale collaborano altre tre persone che si occupano della definizione della formulazione dei mangimi di Progeo. All'interno di questa struttura abbiamo anche venti specialisti, tra tecnici e veterinari, che lavorano sia all'interno del mondo dei bovini che all'interno del mondo dei suini, i quali definiscono le razioni per le stalle. Per cui ogni cliente ha come riferimento un commerciale e un tecnico, che è o un tecnico specializzato in zootecnia o un veterinario; quest’ultimo si occupa appunto di definire, in termini consulenziali a 360 gradi, tutta la parte relativa alle razioni e nel caso dei veterinari anche delle pratiche di controllo del bestiame.

Questi dunque gli aspetti zootecnici.
I quali se vogliamo sono il vero grande punto di forza di Progeo.

Le dimensioni

Avevamo detto che il fatturato 2025 della mangimistica è stato di 287 milioni. E il fatturato totale di Progeo?
Il bilancio consolidato 2025 registra un valore della produzione pari a 399,1 milioni di euro e un utile di gruppo superiore agli 8,4 milioni di euro, dando continuità agli ottimi risultati degli ultimi esercizi. A livello di capogruppo, Progeo archivia l’anno con un fatturato di 338 milioni di euro, in crescita del 2,1% rispetto al 2024, e con un utile netto pari a 7,8 milioni di euro. A trainare la crescita del gruppo sono le performance del settore mangimistico.

Perché parliamo di bilancio “consolidato”?
Nel 2025 Progeo ha fatturato circa 338 milioni di euro, all'interno di quella che è la cooperativa, che diventano 399,1 nel suo bilancio consolidato. Progeo ha queste tre anime: la mangimistica, la molitoria e quella dei conferimenti, ma dico consolidato perché poi Progeo controlla altre due società.

Quali?
Una è la Scam di Modena, che si occupa di fertilizzanti, di cui Progeo controlla quasi il 90%. L’altra è la Agrites di Granarolo, Bologna, che agisce soprattutto all'interno del mondo dei conferimenti, è un'azienda che fornisce mezzi tecnici al mondo agricolo. Tramite queste due controllate Progeo fornisce ai propri agricoltori anche un servizio di assistenza tecnica, grazie all’azione di diversi tecnici i quali hanno l'obiettivo di dare un'assistenza tecnica a 360 gradi, che passa dalla vendita di mezzi tecnici alla vendita di sementi.

Quindi ai soci agricoltori viene offerto anche questo tipo di servizi.
Sì, e non è tutto, perché poi Progeo agisce anche all'interno del Conase (Consorzio nazionale sementi, Ravenna), dove abbiamo una partecipazione rilevante. Riassumendo, i nostri servizi ai soci agricoltori si arricchiscono nell’ambito dei fertilizzanti tramite Scam, nell’ambito dei mezzi tecnici con Agrites, nell’ambito delle sementi con il Conase; e in tutti e tre i casi c’è anche assistenza tecnica e sperimentazione.

Assistenza tecnica…
Sì, i tecnici Progeo, Scam, Agrites, Conase “vanno a pestare il terreno”, come ama dire il nostro presidente Graziano Salsi. Si recano nelle aziende degli agricoltori nostri soci proprio per dare servizi, fra i quali per esempio la creazione dei quaderni di campagna, o comunque altri tipi di assistenza agronomica aziendale. E passando dal capitolo assistenza tecnica al capitolo sperimentazione, possiamo citare, fra i vari servizi Progeo a favore dei coltivatori, le giornate tecniche in campo denominate “Campi vetrina”, durante le quali i nostri tecnici divulgano nuove possibili prospettive agronomiche per la cerealicoltura, come innovazione varietale, strategie diverse di concimazione, eccetera.

La specializzazione

Progeo ha definito un proprio Piano strategico. Su quale periodo di estende?
Il Piano strategico Progeo interessa i tre anni dal 2025 al 2027. Prevede di investire anche mentre il mercato rallenta. È una scelta industriale precisa: rafforzare oggi competitività, filiere e posizionamento per consolidare la crescita dei prossimi anni. Negli ultimi anni Progeo ha accelerato il proprio percorso di evoluzione industriale puntando su specializzazione produttiva, innovazione e sviluppo commerciale. In ogni caso, in quanto cooperativa, cerchiamo di mettere il socio al centro di queste strategie di sviluppo: è la missione di una cooperativa.

Approfondiamo uno di questi punti, la specializzazione produttiva.
Noi abbiamo quattro stabilimenti mangimistici. E abbiamo avviato un'attività di specializzazione degli stabilimenti, questo per alzare ulteriormente il livello di servizio dei nostri clienti, dedicando agli stabilimenti una specialità.

Dove si trovano questi stabilimenti mangimistici?
Uno è lo stabilimento di Masone (Reggio Emilia), che è il nostro stabilimento principale, dedicato al Parmigiano Reggiano. Poi abbiamo lo stabilimento di Correggio, più sbilanciato sulla filiera di Grano Padano. Quindi abbiamo lo stabilimento di Sorbara (Modena), che è totalmente vocato alla produzione dei mangimi bio e non ogm. Infine la struttura di San Vito in Tagliamento, provincia di Pordenone, che è un po' più territoriale, quindi rivolto alla produzione di mangimi per i suini, ma anche per gli avicunicoli. Quello di San Vito è un pochettino più trasversale, ma i tre stabilimenti emiliani hanno una specializzazione, una vocazione produttiva.

E i mangimi per la suinicoltura, che non siano quelli ottenuti a San Vito in Tagliamento, li producete a Masone?
Li produciamo a Masone, sì. Poi è chiaro che, soprattutto all'interno del mondo mangimistico, una buona parte delle materie prime le acquistiamo sul mercato; abbiamo una direzione acquisti. Del mais adatto per il Parmigiano Reggiano in Italia non ne trovi. La soia viene tutta, lo sappiamo benissimo, dall'Argentina, dal Brasile, dagli Stati Uniti. Per cui siamo chiaramente obbligati anche a rivolgerci al mercato, altrimenti non riusciremmo a svolgere la nostra attività.

L’Academy

Fin qui la specializzazione produttiva, ma prima lei parlava anche di innovazione.
Sì, stiamo investendo in ricerca e sviluppo, nella collaborazione con università e centri di ricerca e nel rafforzamento delle competenze interne attraverso la nostra Academy aziendale. Infatti pensiamo che l’innovazione in agricoltura non riguardi solo il prodotto, ma anche la capacità di costruire conoscenza, formazione e trasferimento tecnologico lungo tutta la filiera.

Academy aziendale, di cosa si tratta?
L'abbiamo presentata a Fieragricola Verona nel febbraio scorso. È una iniziativa dedicata alla formazione continua. Progeo Academy nasce con l’obiettivo di integrare innovazione scientifica ed esperienza sul campo, offrendo strumenti concreti per affrontare con competenze sempre aggiornate le nuove sfide del settore. Anche collaborando con il mondo accademico, il progetto si propone di anticipare le tendenze, valorizzare il know-how tecnico e costruire il futuro attraverso un percorso formativo dinamico e qualificato, rivolto a professionisti e operatori della filiera.

Dunque Progeo Academy intende formare i tecnici.
Primariamente l’Academy vuole formare una rete di tecnici che sia sempre più preparata sui processi di innovazione, fra i quali per esempio anche l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Ma è aperta, oltre che a tutti i dipendenti della galassia Progeo, anche ai soci: avendo l’intenzione di adattare Progeo ai cambiamenti del mercato, ed essendo Progeo una cooperativa, l’Academy intende ovviamente supportare i soci, per lo sviluppo delle loro aziende.

È aperta anche ai soci, dunque rappresenta un ulteriore servizio a loro favore.
Sì, è aperta anche ai soci. Fra l’altro vuole rappresentare uno strumento di attraction e di retention (mantenimento): per attirare in Progeo nuovi soci, ma anche per attirare i migliori talenti che escono dal mondo universitario. Il progetto Progeo Academy vuole costituire un interessante riferimento anche per chi decide di intraprendere un percorso professionale all'interno di un'azienda di filiera come la nostra.

Se il mangimificio restituisce valore ai propri soci - Ultima modifica: 2026-09-08T15:36:56+02:00 da Laura Della Giovampaola

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome