I formaggi valgono il 57% della Dop economy

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Un momento della presentazione del Rapporto Ismea-Qualivita
Giro d’affari in calo del 7,8% nel 2020 secondo il rapporto Ismea-Qualivita

Sono 56 le Dop del mondo dei formaggi e 25.830 gli operatori del settore lattiero caseario che si è fregiato del bollino Ue nel 2020, anno della pandemia da Covid-19, generando 4,18 miliardi di euro di valore alla produzione, un valore più basso del 7,8% rispetto a quello dell’anno precedente. La categoria ha, tuttavia, trainato la crescita in valore delle Dop e Igp complessive. Sono alcuni dei dati del XIX Rapporto Ismea-Qualivita, edizione 2021. che è stato presentato lo scorso 14 febbraio al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, alla presenza di Cesare Mazzetti e Mauro Rosati, rispettivamente presidente e direttore generale della Fondazione Qualivita, Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, Angelo Frascarelli, presidente di Ismea e Oreste Gerini, direttore generale per la promozione della qualità agroalimentare e dell’ippica del ministero.
Nonostante la riduzione di valore, legato soprattutto alla chiusura del canale ho.re.ca. per le restrizioni sanitarie, sia in Italia sia all’estero, la Dop economy dei formaggi alla produzione rappresenta sempre più di metà (57%) del valore dell’intero comparto del food Dop e Igp. In seconda battuta, come giro d’affari, vengono i salumi che nel 2020 hanno generato un fatturato di 1,9 miliardi di euro alla produzione.

Nel 2020 la Dop economy in lieve flessione come valore

Nel 2020, anno della pandemia, le Dop e Igp di tutti i comparti hanno subito un lieve calo chiudendo l’anno con un fatturato di 16,6 miliardi di euro complessivo alla produzione (-2,0% sull’anno precedente), pari al 19% del fatturato totale dell’agroalimentare italiano, e un export da 9,5 miliardi di euro (-0,1%), pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore. Mercati principali si confermano Germania (770 milioni di euro) USA (647 milioni di euro), Francia (520 milioni di euro) e Regno Unito (268 milioni di euro).

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Il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, si è soffermato sulla revisione del regolamento Ue Dop e Igp

In base ai dati del rapporto la Dop economy è cresciuta, complessivamente, nelle regioni del Sud-Italia e nelle Isole. A fare da traino come canali, a causa della chiusura dell’ho.re.ca durante la pandemia da Covid, la Gdo e come categoria, il settore dei trasformati. Come ha sottolineato Frascati è «necessario che la filiera agroalimentare affronti la questione con ancora più impegno rispetto al passato, orientando i propri sforzi per uscire dalla logica delle commodity e fare della distintività l’elemento cardine delle strategie produttive e commerciali».
Come ha sottolineato Mazzetti, il Rapporto Ismea-Qualivita accompagna, ormai da 19 anni, l’evoluzione del sistema Dop Igp italiano che, ancora una volta, rappresenta un modello efficace di sviluppo dei territori. La coesione delle filiere, la garanzia di sicurezza per i consumatori e la capacità di dialogo con le istituzioni hanno rappresentato anche i punti di forza per la tenuta del settore in risposta alle difficoltà emerse durante la prima fase della pandemia.

Sono cresciuti i volumi, ma diminuiti i prezzi dei formaggi Dop

Nel 2020 è cresciuta la quantità certificata dei formaggi Dop, ma è sceso il valore realizzato dalle vendite di alcuni per le difficoltà registrate in Italia, soprattutto a causa della chiusura del canale ho.re.ca durante la pandemia. Si è, quindi, venduto di più a prezzi inferiori.

Le esportazioni hanno raggiunto quota 2,06 miliardi di euro grazie alla crescita nei Paesi Ue.
In Lombardia (1,32 miliardi di euro) ed Emilia-Romagna (1,31 miliardi di euro) si concentrano quasi i due terzi del valore della categoria; al terzo posto si trova la Campania (414 milioni di euro).


Ue, in via di definizione il nuovo regolamento Dop e Igp

«A livello comunitario – ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli –, ci aspetta un anno impegnativo, sia per la revisione del quadro normativo dell’etichettatura che per quello del regolamento Dop e Igp. Proprio per questo è necessario salvaguardare e tutelare l’intero sistema produttivo dai rischi che possono generare l’omologazione alimentare, i sistemi di etichettatura fuorvianti come il Nutriscore, le fake news, i tentativi d’imitazione sia sui mercati comunitari sia su quelli terzi». Patuanelli ha sottolineato anche la necessità di «promuovere e stringere alleanze a partire dalla Francia e dalla Spagna per contrastare questa deriva».
Su questo punto è intervenuto anche Baldrighi che ha ricordato come la tendenza, nella riforma della legge sulle Indicazioni geografiche (Ig), sia quello di modificarne l’orientamento riducendo l’attività a mera difesa dei marchi e spostando la centralità dell’azione dell’ufficio di Bruxelles a un ufficio periferico. «È concreto – ha sottolineato il presidente di Origin – anche il rischio di una riduzione del budget attuale impiegato per la promozione su altre destinazioni. Attraverso i disciplinari – ha aggiunto infine – i Consorzi hanno lo strumento per raggiungere l’obiettivo della sostenibilità».


I top five dei formaggi Dop valgono 3,7 miliardi di euro

Tra le prime cinque filiere Dop per valore alla produzione il Grana Padano è in cima alla classifica, seguito da Parmigiano Reggiano.
Vengono, al terzo posto, Mozzarella di Bufala Campana, Gorgonzola e Pecorino Romano. I primi cinque formaggi Dop complessivamente realizzano un giro d’affari alla produzione di 3,7 miliardi di euro, a fronte dei 7,3 miliardi realizzati dall’agroalimentare Dop e Igp (oltre al vino che vale 9,3 miliardi).

I formaggi valgono il 57% della Dop economy - Ultima modifica: 2022-03-15T16:30:56+01:00 da Lucia Berti

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