Cos’è il latte spot, otto punti chiave

Il suo prezzo non solo è cresciuto per oltre tre mesi, toccando quota 42,36. Ma si è collocato su un valore superiore del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Conviene fare chiarezza su meccanismi che non tutti conoscono

Dallo scorso aprile il prezzo del latte crudo spot nazionale (venduto sfuso in cisterna, franco arrivo in latteria del Nord Italia) è cresciuto, passando sulla piazza di Verona, uno dei due riferimenti nazionali insieme a Milano, dai 33,68 euro per 100 litri a 42,36 euro come media delle prime tre settimane di luglio.

Le quotazioni hanno registrato un trend crescente per oltre tre mesi, con la sola eccezione della seduta borsistica scaligera di lunedì 19 luglio, quando le mercuriali del latte spot hanno rilevato una frenata dell’1,2% rispetto alla quotazione precedente. I listini si sono collocati, comunque, su un valore più elevato di quasi il 14% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Abbiamo così pensato di mettere a fuoco il tema del latte spot in otto punti chiave, in modo da fare chiarezza e fornire informazioni utili a tutto il settore.

Che cos’è il latte spot?

Il latte spot è latte, conferito sfuso in cisterna, venduto solitamente franco arrivo (i rischi legati alla consegna sono cioè a carico del venditore, fino all’arrivo della materia prima in latteria), comprensivo di qualità e pagamento secondo l’articolo 62 Decreto Legge n.1/2012.

I contratti di conferimento sono spot, hanno una durata non superiore ai tre mesi. Molto spesso il latte spot è un acquisto momentaneo, per sopperire alla mancanza di latte in un particolare momento.

Quanto ne circola in Italia?

Non è oggettivamente possibile quantificare quanto latte spot circoli in Italia, è un numero impossibile da ricavare. Gli acquisti di latte spot possono avvenire in Italia o dall’estero. Si ha oggi un dato legato alle importazioni di latte e panna dall’estero, dal quale però non è possibile desumere la reale quantità di latte spot entro magari acquisti contrattualizzati.
Una risposta è dunque impossibile.

La scelta di acquistare latte spot in Italia o all’estero non dipende solamente dal prezzo. In questi ultimi anni l’attenzione al Made in Italy ha ad esempio orientato alcuni trasformatori a rivolgersi sul mercato italiano, così da poter comunicare una provenienza 100% Made in Italy.

Anche il fattore “colore” incide: il latte austriaco o della Normandia ha un colore giallino, legato all’alimentazione e al pascolo, mentre quello sloveno è bianco, così come quello di alcuni Land della Germania.

In Italia alcuni formaggi freschi o lo stesso burro devono essere bianchi, per rispondere alle aspettative di un consumatore che non ha nelle proprie abitudini un utilizzo di mozzarelle che non siano perfettamente candide.

Come viene definito il suo prezzo?

Il prezzo è definito secondo le leggi di domanda e offerta. In alcuni momenti dell’anno la disponibilità di latte spot è maggiore e in altri frangenti è minore. In altre occasioni la domanda degli acquirenti è più vivace rispetto ad altri momenti.

Un esempio classico è dato dall’incremento dei consumi di mozzarella e formaggi freschi in estate o, comunque, all’arrivo dei primi caldi. In questo caso, l’industria di trasformazione casearia potrebbe ritrovarsi a non coprire tutto il fabbisogno di latte con i ritiri contrattualizzati annualmente o semestralmente e si vede costretta a ricercare sul mercato alcune cisterne di latte per incrementare la produzione di formaggi freschi che, per la loro natura, non possono essere conservati a lungo.

Anche il progressivo incremento produttivo da parte degli allevatori italiani, che stanno portando il sistema lattiero domestico verso l’autosufficienza, di fatto incide sulle dinamiche legate al latte spot.

L’industria lattiero casearia di norma lascia spazio agli acquisti di latte spot; un aumento della disponibilità di materia prima italiana apre a una maggiore concorrenza con l’estero e, in periodi di esubero, di fatto provoca un ribasso dei prezzi del latte spot.

Un altro elemento di rottura rispetto al passato è che i contratti di conferimento del latte non hanno più solitamente una durata annuale, ma hanno durate di tre o sei mesi. Se la fase di rinnovo contrattuale collima con un momento dell’anno in cui il latte spot è più ricercato, non è da escludere che la spinta dei listini del latte spot verso l’alto possa trascinare con sé anche i prezzi di ritiro del latte trimestrali o semestrali da parte degli industriali.

Il latte spot entra nell’indicizzazione?

In passato sì, il prezzo del latte spot era uno dei parametri che rientrava nel sistema di indicizzazione del prezzo del latte e aveva un peso intorno al 30 per cento.

Oggi, invece, sembrerebbe di no. Anche perché il sistema di indicizzazione del prezzo è complessivamente applicato non così frequentemente.

Perché da un anno il prezzo del latte spot estero è più alto di quello italiano?

Il prezzo del latte spot all’estero è cresciuto perché c’è minore disponibilità di prodotto. In Germania, ad esempio, fra gennaio e maggio di quest’anno, secondo le elaborazioni di Clal.it, le consegne di latte sono state pari a 13.366.000 tonnellate, l’1,8% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

In tutto il 2020, complessivamente, la produzione di latte in Germania è cresciuta sì dello 0,2%, ma anche a causa della pandemia che ha modificato l’orientamento ai consumi, sono stati prodotti più formaggio e più panna, con la conseguenza che il latte liquido disponibile sul mercato libero è stato inferiore. Ed è questo che ha fatto aumentare il pezzo.

Chi lo vende?

Il latte spot è venduto da allevatori, gruppi di acquisto e vendita, cooperative di commercializzazione e imprese di trasformazione.

Fra gli operatori che vendono latte spot in Italia ci sono Aop Latte Italia, Cplm di Milano, Apl di Piacenza, Scaligera Latte, ma anche altre realtà.

L’elenco non è esaustivo, naturalmente.

In alcuni casi, invece, sono le stesse latterie che vendono il latte in esubero rispetto alla programmazione produttiva. Accade ad esempio nell’ambito delle realtà di trasformazione del Grana Padano, per evitare appunto di eccedere rispetto alla quota di produzione assegnata. Il latte in più viene così ceduto sul mercato, con la conseguenza di aumentare la disponibilità di latte spot sul mercato e, dunque, di deprimere il prezzo.

In questo caso il latte spot si trasforma in un “servizio” per la Dop, in quanto permette di alleggerire le produzioni di formaggio ed evitare di sommergere il mercato di forme al termine del percorso di stagionatura.

Il suo prezzo incide sul prezzo del latte contrattualizzato?

Incide fino a un certo punto, ma è quasi trascurabile. Sono molte le componenti che influiscono sul prezzo e il latte spot è una di queste, certo, ma solo in misura marginale.

È vero che la sua qualità è meno controllata?

Assolutamente no, nel modo più assoluto. Il latte spot oggi ha qualità ed è esattamente uguale per qualità e parametri analizzati al latte venduto con contratti trimestrali, semestrali o annuali.

Anche perché talvolta sono le stesse latterie che producono formaggi Dop che, per non sforare rispetto ai parametri del piano produttivo, vendono una parte di latte che, in questo caso, diventa latte spot, perché è latte venduto sul mercato libero con contratti di conferimento non superiori ai tre mesi.

Cos’è il latte spot, otto punti chiave - Ultima modifica: 2021-09-10T08:51:51+02:00 da Lucia Berti

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