QR code, una app che dà sicurezza

Esempi dell’applicazione del QR Code Campania al confezionamento della mozzarella di bufala campana.
Questo sistema, utilizzabile con lo smartphone, garantisce produttori e consumatori sulla salubrità delle mozzarelle e di altri prodotti in vendita

«Il progetto “QR Code Campania” nasce come risposta immediata ed efficace all’emergenza Terra dei Fuochi che ha messo in ginocchio le produzioni dell’agroalimentare campano. La Regione Campania e l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno hanno messo a punto un sistema trasparente in grado di garantire la salubrità del cibo che si acquista»: sono le parole di Antonio Limone, commissario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, situato a Portici (Na). L’espressione “Terra dei Fuochi” inizialmente è stata usata per definire una vasta area situata nella Regione Campania tra le province di Napoli e Caserta oggetto di sversamenti illegali di rifiuti di origine industriale o urbana, con interramenti o roghi del materiale abbandonato, e in poco tempo è diventata sinonimo di pericolo per la salute pubblica. Si è fatta strada la consapevolezza che la diffusione di inquinanti tossici nell’aria e nel suolo potesse contaminare le produzioni vegetali e di origine animale. Questa situazione ha messo a dura prova l’agricoltura e la zootecnia campane, in particolare il settore rappresentato dalla filiera bufalina con un grosso impatto sull’economia della regione. Al fine di assicurare un supporto alle aziende locali, la Regione Campania in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno ha promosso un progetto di monitoraggio delle produzioni agricole e zootecniche con la collaborazione delle aziende stesse. Questo ai fini di tutelare la salute dei consumatori, attraverso la valutazione dei livelli di alcuni contaminanti ambientali negli alimenti e il rispetto dei tenori massimi consentiti. «L’idea – spiega Antonio Limone – è stata quella di fornire ai consumatori uno strumento per avvicinarli alla qualità dei cibi e garantire la sicurezza del prodotto. Questo strumento è rappresentato dal QR Code, un codice a barre bidimensionale a risposta veloce (quick response), che consente di poter accumulare un’elevata quantità di informazioni». Attraverso una app scaricabile su uno smartphone è possibile leggere il QR Code e ricavare tutta questa serie di informazioni che riguardano il prodotto e l’azienda che lo ha messo in commercio. «Il progetto – aggiunge Limone – ha come obiettivo quello di garantire ai consumatori maggiore trasparenza e rappresenta per le aziende un valido strumento per trasmettere al consumatore la salubrità dei propri prodotti. All’interno del QR Code è possibile immettere, oltre ai dati che riguardano l’azienda, definendone caratteristiche, georeferenziazione, attività, gli esiti degli esami effettuati presso i laboratori dell’Istituto zooprofilattico volti a definirne il tenore di inquinanti chimici e microbiologici e il rispetto dei limiti massimi previsti dalle normative».

Sani i lattiero caseari locali

Il progetto QR Code riguarda anche la produzione di alimenti di origine animale, in particolare il settore lattiero-caseario in cui gli esami sono mirati a determinare la presenza di contaminanti ambientali e la conformità rispetto ai limiti di legge. Sono stati prelevati a tutt’oggi circa 100 campioni tra latte e derivati del latte (mozzarella, ricotta) su cui sono stati determinati piombo, cadmio, diossine, Pcb. «Oltre a mostrare una scarsissima presenza di metalli pesanti, gli esami svolti dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno hanno rivelato una bassa contaminazione da diossine e Pcb in questi prodotti, con valori che non hanno raggiunto in nessun caso nemmeno i limiti di azione. Questi dati – prosegue il commissario dello Zooprofilattico – sono perfettamente sovrapponibili ai risultati dei piani di monitoraggio regionali (piano monitoraggio diossine, piano Terra dei Fuochi) e nazionali (Pnr, Sin) che negli ultimi anni non hanno evidenziato particolari situazioni di non conformità relativamente alla presenza di contaminanti ambientali nei prodotti del settore lattiero-caseario, in particolare quello della filiera bufalina». Il territorio della provincia di Caserta, pur rappresentando un’area a elevato rischio di esposizione, rispetto al territorio della provincia di Salerno, che storicamente costituisce un’area dove la contaminazione non ha mai superato i livelli di background, può quindi definirsi sotto controllo per quanto riguarda la presenza di diossine lungo la filiera bufalina. «Questo – aggiunge Limone – è da attribuire soprattutto alla responsabilizzazione degli allevatori che, attraverso la migliore applicazione delle buone pratiche agricole (bpa) e di allevamento, diventano protagonisti della strategia di contenimento del rischio di contaminazione da diossine». Nell’ambito del progetto QR Code Campania, che è partito su base volontaria da parte di quelle imprese che più hanno avvertito i rischi della crisi di immagine e per prime hanno compreso l’efficacia di una corretta comunicazione, sono stati prelevati campioni di alimenti di origine vegetale e animale presso circa 1.000, tra aziende agricole e allevamenti del territorio della regione Campania. «Per tutte le aziende – chiarisce Limone – e per ciascun prodotto, nel caso di conformità del prodotto alla normativa, è stato rilasciato un codice QR Code da applicare sulla confezione che consente al consumatore di seguire la tracciabilità del prodotto (ditta, allevamento, terreno) e garantisce anche la sua sicurezza, poiché dà la possibilità di visualizzare il rapporto di prova con i risultati degli esami eseguiti sui prodotti di quella filiera».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome