Nella razione della vacca da latte non conta soltanto quanto amido viene apportato, ma anche in quale forma e con quale velocità viene reso disponibile. Fonte botanica, granulometria e trattamento tecnologico possono infatti modificare profondamente la cinetica digestiva dell’amido e, di conseguenza, la fermentazione ruminale, la disponibilità energetica e la risposta produttiva. La letteratura più recente invita quindi a superare il semplice dato di “amido totale”, considerando anche le frazioni degradabili nel rumine, quelle che sfuggono alla fermentazione ruminale e la quota resistente alla digestione.
Trattamento dell’amido
I trattamenti termici quali fioccatura, espansione ed estrusione modificano la struttura fisica dell’amido e la sua accessibilità agli enzimi e alla flora microbica. Rispetto a un cereale non trattato, calore, umidità e azione meccanica possono alterare la struttura del granulo e aumentare l’esposizione dell’amido. Nel caso dell’estrusione, la combinazione di temperatura, pressione e umidità determina un elevato grado di gelatinizzazione dell’amido.
L’estrusione rappresenta quindi uno strumento nutrizionale, e non semplicemente un processo tecnologico. Diversi studi che hanno confrontato alimenti estrusi e non estrusi nei bovini da latte hanno evidenziato, complessivamente, un aumento della produzione di latte e della digeribilità della sostanza secca e della proteina con l’impiego di alimenti estrusi.
Degradabilità e rischio ruminale
È bene precisare che l’obiettivo non dovrebbe quindi essere quello di rendere tutto l’amido il più rapidamente fermentescibile possibile. Un eccesso di amido rapidamente degradabile nel rumine può aumentare la produzione di acidi, ridurre il pH ruminale, penalizzare l’attività dei microrganismi fibrolitici e incrementare il rischio di acidosi ruminale subacuta e depressione del grasso del latte. Al contrario, una quantità eccessiva di amido che sfugge alla digestione ruminale e intestinale può raggiungere il grosso intestino, riducendo l’efficienza di utilizzazione dell’energia e creando ulteriori squilibri fermentativi.
Bilanciare le fonti amidacee
Da qui nasce l’interesse per diversificare le forme di amido presenti nella stessa razione, abbinando fonti e trattamenti caratterizzati da differenti cinetiche digestive. L’inserimento di una quota di amido estruso, accanto a fonti meno trattate o caratterizzate da diversa degradabilità, permette al nutrizionista di lavorare non più soltanto sulla concentrazione di amido, ma sul suo profilo di disponibilità lungo il tratto digerente.
Il punto chiave è quindi l’equilibrio: sfruttare il trattamento termico per aumentare l’accessibilità dell’amido, senza creare un carico fermentativo incompatibile con la capacità tampone del rumine. La risposta deve essere valutata all’interno dell’intera razione, considerando livello produttivo, ingestione, fonte amidacea, fibra fisicamente efficace e degradabilità degli altri nutrienti. È in questa logica che l’amido estruso può diventare uno strumento di formulazione interessante nelle razioni delle bovine ad alta produzione.
Le soluzioni per la razione
È per questo che nella gamma dei prodotti Progeo si possono trovare fonti di amido diversificate, che permettono al nutrizionista in campo di costruire razioni in grado di apportare i benefici discussi.









