L’efficienza produttiva della stalla da latte, come sostenere le prestazioni delle bovine

Il webinar organizzato da Informatore Zootecnico in collaborazione con Veronesi Mangimi il 2 ottobre 2026.

L’efficienza produttiva della stalla è una delle leve fondamentali per la competitività delle aziende da latte, ma non può essere valutata considerando esclusivamente i chilogrammi di latte prodotti per capo. È questo il messaggio emerso dal webinar “Efficienza produttiva, quale futuro per la stalla da latte. Le iniziative gestionali che l’allevatore può mettere in atto per sostenere le prestazioni delle bovine”, organizzato da Mangimi Veronesi e dalla rivista Informatore Zootecnico.

L’incontro ha riunito quattro esperti provenienti dal mondo universitario e tecnico per approfondire i principali strumenti a disposizione dell’allevatore. Dagli interventi è emerso un approccio integrato all’efficienza: aumentare la produzione rimane un obiettivo importante, ma i risultati dipendono anche dalla capacità di trasformare gli alimenti in latte, garantire condizioni adeguate di benessere, raccogliere e interpretare i dati aziendali e valutare con attenzione costi, ricavi e investimenti.

La stalla efficiente, quindi, non è necessariamente quella che produce di più in assoluto, bensì quella che riesce a valorizzare il potenziale degli animali, contenere gli sprechi e generare redditività nel tempo, nel rispetto della sostenibilità ambientale.

Federico Righi - Efficienza alimentare: valorizzare ogni chilogrammo di alimento

Federico Righi, professore associato del Dipartimento di Scienze medico-veterinarie dell’Università di Parma, ha approfondito il ruolo dell’efficienza alimentare nell’era del precision feeding. All’aumentare della produzione di latte cresce generalmente anche l’ingestione, ma a parità di alimento assunto esiste un’ampia variabilità nella capacità delle bovine di trasformarlo in prodotto latte.

È proprio su questa variabilità che l’allevatore può intervenire, attraverso una gestione coordinata di alimentazione, salute (specialmente patologie metaboliche e della mammella), genetica e benessere (temperatura, umidità, strutture, management).

Migliorare la produttività consente, in determinate condizioni, di distribuire i costi di mantenimento del singolo animale su una maggiore quantità di latte, riducendo il numero di animali necessario per ottenere lo stesso volume produttivo e, potenzialmente, anche il consumo complessivo di risorse e l’impronta di carbonio per unità di prodotto.

Per raggiungere questi risultati, tuttavia, occorre misurare correttamente l’efficienza. Tra gli indicatori utilizzabili, l’efficienza alimentare lorda (o Gross Feed Efficiency, GFE), calcolata come rapporto tra latte prodotto e alimento ingerito, rappresenta uno strumento pratico per le valutazioni aziendali. Il parametro può essere affinato considerando il latte corretto per l'energia (o Energy Corrected Milk, ECM) e gli apporti energetici della razione.

Altri indicatori, come l’assunzione residua di alimento (o Residual Feed Intake, RFI), richiedono invece la misurazione individuale dell’ingestione e procedure di calcolo più complesse, risultando soprattutto di interesse sperimentale.

Il Prof. Righi ha sottolineato inoltre che va stabilito se la valutazione deve considerare o meno l’intera mandria, comprese rimonta e vacche in asciutta, che consumano risorse senza produrre latte nell’immediato. La gestione della crescita delle manze e dell’efficienza delle bovine in lattazione contribuisce quindi al risultato complessivo. Sul piano nutrizionale, la priorità è ottimizzare la funzione ruminale, bilanciando e sincronizzando gli apporti energetici e proteici per favorire l’attività microbica e la produzione di proteina batterica e acidi grassi volatili.

Questo obiettivo è raggiungibile, per esempio, fornendo al rumine prebiotici, postbiotici, probiotici, additivi alimentari o alcuni minerali (quali fosforo, zolfo e magnesio) che stimolano la proliferazione batterica. A valle del rumine, possiamo agire sugli amidi sfuggiti alla fermentazione nel comparto precedente e sui lipidi; infatti, la qualità degli acidi grassi influisce moltissimo sulla produzione mammaria.

Inoltre, possiamo aumentare la proteina escape e cioè fornire all’animale proteine o amminoacidi “protetti”. Precision feeding, infatti, significa anche fornire all’animale nutrimenti specifici in forma protetta che possano arrivare all’intestino ed essere utilizzati come tali a scopo metabolico.

Lorenzo Leso - Benessere animale: il riposo è una leva produttiva

Lorenzo Leso, professore associato di Ingegneria agraria all’Università di Palermo, ha affrontato il rapporto tra benessere animale ed efficienza, evidenziando come il cow comfort non sia soltanto una questione di spazio disponibile in sé stesso.

Tra i fattori più rilevanti figura il riposo: la relazione presentata durante il webinar indica che un’ora aggiuntiva di riposo può associarsi a circa 1,5 kg di latte in più. L’obiettivo gestionale è consentire alle bovine di riposare indicativamente almeno 12 ore al giorno, garantendo non soltanto tempi adeguati, ma anche condizioni ambientali e strutturali favorevoli per la qualità di tale riposo.

Il professore ha inoltre sottolineato come la qualità del riposo dipende da come sono organizzati sia gli ambienti che la routine di stalla. Per favorirla, è importante ridurre il tempo che le bovine devono dedicare alle altre attività quotidiane, dall’alimentazione alla socializzazione, fino alle operazioni legate alla gestione della fertilità e alla prevenzione e cura dei problemi sanitari. Su alcuni di questi aspetti l’allevatore può intervenire direttamente, su altri ha margini di manovra più limitati; resta però fondamentale considerare che ogni attività sottrae tempo al riposo.

Un segnale particolarmente utile è ciò che accade nelle ore successive alla mungitura: in condizioni ottimali, le bovine dovrebbero tornare rapidamente in cuccetta e coricarsi correttamente. Se, al contrario, molte rimangono in piedi, sia all’interno sia all’esterno delle cuccette, è opportuno verificare che queste siano realmente confortevoli e consentano agli animali di riposare senza difficoltà.

È però importante sottolineare che la progettazione delle cuccette richiede un equilibrio tra libertà di movimento, comfort e igiene. L’animale deve avere a disposizione una cuccetta confortevole ma, allo stesso tempo, deve essere confinato e deve urinare e defecare fuori dalla cuccetta.

Il Prof. Leso ha indicato come riferimento per le dimensioni della base della cuccetta il valore di circa 2,5 per 1,25 metri, con adattamenti della lunghezza necessari in funzione della disposizione delle file e delle caratteristiche degli animali. Nelle cuccette testa a testa, ad esempio, la lunghezza consigliata complessiva di entrambe le file è di almeno 5,20 metri, preferibilmente 5,50.

Nel caso di fila singola con davanti un ostacolo (per esempio un muro) si può arrivare a 3-3,20 metri, così da lasciare all’animale la possibilità di slanciarsi in avanti nel coricarsi e nell’alzarsi.  È infatti fondamentale che la bovina possa coricarsi e rialzarsi senza ostacoli e che gli elementi strutturali, come il tubo anti­avanzamento e il tubo educatore, siano posizionati correttamente. Nel primo caso, il tubo anti-avanzamento dovrebbe essere collocato a circa 70-75 cm dalla base. Mentre la distanza in diagonale tra il tubo educatore e il cordolo posteriore della cuccetta dovrebbe essere di 205-215 cm.

Alcuni comportamenti costituiscono segnali utili per individuare eventuali criticità: il perching, cioè la posizione eretta con gli arti anteriori nella cuccetta e quelli posteriori all’esterno, quasi sempre legata a un malposizionamento del tubo educatore, il dog sitting, con l’animale seduto in cuccetta “a mo’ di cane”, e la tendenza a coricarsi in diagonale possono indicare vincoli o discomfort.

Anche le pavimentazioni incidono sulla sicurezza e sulla locomozione: una superficie scivolosa aumenta il rischio di perdita di aderenza, mentre una rigatura adeguata può migliorare il contatto degli unghioni con il pavimento.

La gestione del benessere passa dunque dall’osservazione sistematica della mandria e dalla correzione dei problemi strutturali, senza trascurare il tempo sottratto al riposo dalle attività quotidiane. Un ambiente ben progettato e una routine organizzata possono contribuire a sostenere salute, produttività e longevità delle bovine.

Stefano Cherubin - Misurare per migliorare: dagli indicatori parziali alla visione d’insieme

Stefano Cherubin, del Team vacche da latte di Mangimi Veronesi, ha posto l’attenzione sulla necessità di misurare l’efficienza attraverso indicatori gestionali ed economici, superando l’equivalenza tra produttività ed efficienza. Un allevamento può produrre molto latte senza essere necessariamente il più efficiente: occorre considerare anche la qualità della produzione, l’impiego delle risorse, le perdite, i costi alimentari e la redditività complessiva.

Il percorso proposto parte dalla raccolta dei dati, sia in campo sia in stalla. Le analisi degli alimenti, le informazioni sulla digeribilità e sulla qualità degli insilati, i software gestionali e le tecnologie di monitoraggio degli animali possono aiutare a individuare le aree di miglioramento. Anche la gestione agronomica contribuisce all’efficienza: conoscere i costi effettivi di produzione delle colture foraggere permette di valutare le scelte tecniche e l’impiego degli input già a partire dal campo.

In questo ambito, Mangimi Veronesi propone un modello di calcolo per analizzare il bilancio economico e agronomico delle colture, come il silomais, e supportare decisioni più consapevoli.

Tra gli indicatori parziali, Cherubin ha richiamato il ricavo sopra il costo alimentare (o Income Over Feed Cost, IOFC), cioè i ricavi del latte al netto dei costi alimentari, e l’efficienza alimentare, espressa dal rapporto tra chilogrammi di latte e chilogrammi di sostanza secca ingerita.

Nessuno dei due, però, è sufficiente da solo. L’IOFC risente delle oscillazioni dei prezzi del latte e delle materie prime, mentre una buona efficienza alimentare può essere ottenuta anche con una razione costosa. Inoltre, i risultati cambiano a seconda che si considerino soltanto le bovine in lattazione o l’intera mandria, comprendendo anche rimonta e asciutta.

Per questo il relatore ha proposto di integrare questi indicatori “parziali” in una valutazione complessiva, basata su cinque dimensioni, o indicatori “aggregati”: efficienza economica, efficienza energetica, punto di pareggio produttivo, rapporto tra prezzo del latte e costo degli alimenti e potere contrattuale.

Il confronto con aziende simili per, ad esempio, territorio e destinazione del latte, attraverso valori di riferimento (benchmark) che ne descrivono le tendenze medie complessive, aiuta a individuare i punti deboli e a definire le priorità di una singola stalla. L’obiettivo non è inseguire il singolo indice migliore, ma costruire una visione integrata dell’azienda, capace di orientare le decisioni e prevenire perdite di efficienza.

Giovanni Guarneri - Costi e ricavi: quanto vale davvero un aumento di produzione?

Giovanni Guarneri, esponente del mondo della cooperazione e presidente del Gruppo Latte Copa-Cogeca, ha tradotto i temi tecnici affrontati durante il webinar in valutazioni di conto economico. Il suo intervento ha mostrato come l’effetto di un miglioramento produttivo debba essere quantificato considerando l’insieme dei costi e dei ricavi, anziché limitarsi al dato della produzione per capo.

Per rendere confrontabili i diversi scenari, è stato costruito un caso di riferimento basato su costi stimati per il 2025 in un allevamento di 250 vacche tra lattazione e asciutta, con una produzione media di 105 quintali annui per animale adulto allevato, 120 ettari di superficie agricola e quattro unità lavorative tra familiari e dipendenti.

Il modello considera anche i costi indiretti, gli ammortamenti e il lavoro dell’allevatore, oltre ai ricavi, compresi i contributi. Si tratta di un esempio di studio, non di un bilancio valido indistintamente per tutte le aziende.

Nel caso base, il margine finale è pari a 2,03 euro per quintale di latte consegnato, con un prezzo di pareggio di 47,66 euro per quintale, secondo le ipotesi adottate. Nello scenario migliorativo, la produzione sale da 105 a 115 quintali annui per animale adulto allevato. Assumendo che l’incremento derivi da una maggiore ingestione e mantenendo invariati gli altri costi, l’utile sale a 4,58 euro per quintale di latte e il prezzo di pareggio scende a 45,33 euro.

Nello scenario peggiorativo, con una produzione di 98 quintali, il conto economico passa invece a una lieve perdita, pari a 0,08 euro per quintale, e il prezzo di pareggio sale a 49,57 euro.

Il confronto proposto da Guarneri evidenzia quanto la produttività possa incidere sulla capacità dell’azienda di assorbire eventuali riduzioni del prezzo del latte.

Ma il passaggio decisivo è capire quanto si possa investire per ottenere un miglioramento e quale margine resti effettivamente disponibile. L’analisi economica presentata da Guarnieri consente di quantificare il margine di manovra a disposizione dell’allevatore per sostenere un aumento della produttività.

Nello scenario esaminato, il miglioramento delle prestazioni determina un incremento del risultato economico pari a circa 2,56 euro per quintale di latte rispetto al caso base. Questo valore rappresenta un riferimento utile per valutare quanto investire per ottenere il miglioramento atteso: destinare risorse superiori al beneficio economico generato rischierebbe infatti di annullare il vantaggio conseguito.

Una possibile strategia consiste nel reinvestire soltanto una parte del margine aggiuntivo, mantenendo la quota restante a beneficio della redditività aziendale. Ipotizzando un incremento produttivo del 10%, è possibile dunque destinare un euro per quintale all’ottimizzazione dell’alimentazione puntando a tale obiettivo. Nella pratica, l’investimento si tradurrebbe in una cifra compresa tra 2.000 e 2.500 euro al mese da impiegare per migliorare la gestione alimentare.

Un approccio diverso è quello degli investimenti destinati al miglioramento del benessere animale, per i quali è necessario considerare un orizzonte temporale più lungo, ad esempio dieci anni. Se le prospettive di remunerazione del latte offrono sufficienti garanzie, si può valutare di destinare agli interventi anche l’intero margine aggiuntivo, indicativamente fino a 4 euro per quintale negli esempi discussi.

La scelta deve tuttavia tenere conto dell’incertezza dei prezzi e dei risultati produttivi: un calo della produzione, infatti, può erodere rapidamente il margine disponibile fino ad azzerarlo. In entrambi i casi, la decisione d’investimento deve quindi partire da una stima realistica dei benefici attesi, dei costi da sostenere e dei rischi economici che l’azienda è in grado di affrontare.

Guarneri ha richiamato anche la necessità di valutare il prezzo effettivamente riconosciuto per il latte aggiuntivo, le condizioni contrattuali e, nel caso delle cooperative, i tempi di ritorno economico e gli eventuali costi finanziari. Gli investimenti in alimentazione, gestione e benessere devono quindi essere valutati su basi economiche realistiche, con orizzonti temporali coerenti con la natura dell’intervento.

In conclusione: l’efficienza nasce dall’integrazione delle scelte aziendali

I quattro interventi del webinar convergono su un punto: migliorare le prestazioni di una stalla da latte richiede una strategia che tenga insieme nutrizione, benessere, organizzazione e sostenibilità economica. Aumentare la produzione rimane importante, ma il risultato dipende dalla capacità di trasformare il potenziale biologico delle bovine in latte e reddito, limitando gli sprechi e valorizzando le risorse disponibili.

Per l’allevatore, il primo passo è misurare: conoscere l’ingestione, analizzare i costi della razione, osservare il comportamento degli animali, verificare le condizioni di riposo e leggere gli indicatori economici nel loro insieme. Il secondo è intervenire sulle criticità individuate, valutando il rapporto tra costi, benefici attesi e tempi di ritorno.

È questa combinazione di competenze tecniche e capacità gestionale a offrire le basi per una stalla più efficiente, resiliente e sostenibile.


Cliccando sui link sotto riportati si potranno consultare le quattro relazioni

  1. Federico Righi
  2. Lorenzo Leso
  3. Stefano Cherubin
  4. Giovanni Guarneri

Puoi vedere il webinar anche sul canale Youtube di Edagricole CLICCA QUI

 

L’efficienza produttiva della stalla da latte, come sostenere le prestazioni delle bovine - Ultima modifica: 2026-10-20T08:57:16+02:00 da Giorgio Setti

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