Sqnba, scontro tra veterinari e agronomi sulla norma tecnica

La proposta di estendere a figure non veterinarie controlli e certificazioni negli allevamenti viene contestata dai veterinari

veterinario aziendale
La procedura Tris a Bruxelles ha intanto sospeso l’entrata in vigore della nuova regola tecnica

Da mesi si trascina il confronto tra veterinari e agronomi sulla norma tecnica del Sqnba, Sistema di qualità nazionale benessere animale, il sistema di certificazione degli allevamenti che dovrebbe attestare il rispetto di determinati requisiti in materia di benessere animale. Al centro della controversia c’è la proposta del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) di consentire anche a figure professionali non veterinarie, come i dottori agronomi, di svolgere attività di controllo e certificazione negli allevamenti.

Contr questa scelta hanno fatto frnote comune i veterinari italiani. Le principali organizzazioni della categoria, tra cui la Federazione nazionale degli ordini dei veterinari italiani (Fnovi), l’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) e il Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp), hanno chiesto modifiche sostanziali alla norma o il suo ritiro.

Il testo della norma tecnica italiana è stato inviato a Bruxelles (tramite la procedura europea Tris Technical Regulation Information System), ma ha ricevuto forti critiche e obiezioni. I sindacati dei veterinari hanno già annunciato che, se il Governo deciderà di procedere da solo calpestando i loro diritti professionali, attiveranno immediatamente le vie legali nelle sedi giudiziarie competenti.

La questione delle competenze professionali

I veterinari hanno sollevato la questione della delimitazione delle competenze. Secondo la categoria, la valutazione dello stato di salute degli animali, la gestione e l’impiego dei farmaci, compresi gli antibiotici, e gli aspetti legati alla biosicurezza costituiscono attività di natura medico-veterinaria. Per questo, sostengono, dovrebbero essere affidati esclusivamente a professionisti in possesso della laurea in medicina veterinaria.

La contestazione non riguarda quindi soltanto il ruolo degli agronomi all’interno del sistema di certificazione, ma più in generale il perimetro delle responsabilità professionali all’interno del Sqnba. Per i veterinari, l’eventuale sovrapposizione tra competenze tecniche e medico-veterinarie rischierebbe di compromettere anche la solidità scientifica del sistema.

Il valore della certificazione

Un secondo elemento della protesta riguarda la credibilità stessa del marchio Sqnba. La categoria sostiene che l’affidamento delle valutazioni relative agli aspetti sanitari e di benessere a soggetti privi di una specifica formazione medico-veterinaria potrebbe indebolire il valore della certificazione. Il rischio paventato è che il marchio venga percepito come una certificazione meramente formale, con conseguenze sulla sua reputazione sia presso i consumatori sia sui mercati internazionali.

I veterinari contestano inoltre la motivazione legata alla presunta carenza di professionisti, in particolare nelle aree montane, utilizzata dal ministero per giustificare l’apertura delle attività di controllo agli agronomi. Secondo la Fnovi, infatti, numerosi veterinari qualificati avrebbero presentato la propria disponibilità a collaborare con gli organismi di certificazione, senza però essere accettati.

Una netta divisione dei compiti

La richiesta della categoria è, quindi, quella di modificare la regola tecnica introducendo una chiara distinzione delle responsabilità professionali. Gli aspetti relativi a salute e benessere animale, etologia, biosicurezza e utilizzo dei farmaci dovrebbero rimanere nell’ambito esclusivo delle competenze del medico veterinario.

Ai tecnici non veterinari, compresi gli agronomi, dovrebbe invece essere riservato un ruolo circoscritto alla valutazione degli aspetti strutturali e ambientali degli allevamenti, come le caratteristiche e le dimensioni delle stalle o i sistemi di ventilazione, evitando sovrapposizioni con le attività di natura medico-veterinaria.

La procedura europea blocca la nuova decorrenza

Nel frattempo, la norma tecnica italiana è stata trasmessa alla Commissione europea attraverso la procedura Tris, ma il testo ha ricevuto critiche e obiezioni. La procedura europea è attualmente in corso e rappresenta un passaggio determinante prima dell’eventuale entrata in vigore del nuovo atto interministeriale del Masaf e del ministero della Salute.

Il Masaf ha, inoltre, annullato la precedente data del 22 settembre 2025, che avrebbe fatto decorrere i 12 mesi concessi per l’adeguamento alle nuove disposizioni. La decisione è stata comunicata con una circolare del 30 giugno 2026, firmata dal capo Dipartimento della Politica agricola comune, Giuseppe Blasi.

La sospensione è legata proprio alla procedura europea, che prevede un periodo di tre mesi durante il quale il progetto italiano viene esaminato a Bruxelles. Il periodo di sospensione è destinato a concludersi il 25 settembre 2026. Fino a quella data, la procedura Tris impedisce l’entrata in vigore del nuovo atto interministeriale Masaf-Ministero della Salute.

Il Masaf ha chiarito che la nuova decorrenza coinciderà con l’effettiva entrata in vigore della regola tecnica. L’amministrazione ha inoltre assicurato che la nuova data sarà comunicata con una circolare e resa pubblica attraverso un avviso sul sito istituzionale.

Cosa prevede il testo sottoposto alla procedura Tris

La circolare firmata da Blasi precisa inoltre che la regola tecnica notificata a Bruxelles riproduce il contenuto del decreto istitutivo del Sqnba del 22 agosto 2022, comprese le successive modifiche. Nel testo sono state recepite anche le disposizioni sulle quali era stato acquisito il preliminare concerto del ministero della Salute e che erano state esaminate dalle Regioni nella seduta tecnica del 31 marzo 2026 e dalla Commissione politiche agricole (Cpa) nella riunione del 13 aprile 2026.

La riproposizione riguarda, in particolare, anche gli articoli 3 e 7, relativi all’obbligo di adeguamento delle norme tecniche già riconosciute o autorizzate dal Masaf e delle certificazioni volontarie rilasciate dagli organismi di certificazione. Il provvedimento disciplina inoltre i requisiti di certificazione specifici in funzione della specie animale, dell’orientamento produttivo e del metodo di allevamento, attraverso gli appositi disciplinari.

La questione si sposta a Bruxelles

La partita si sposta ora anche sul piano europeo. L’esito della procedura Tris, atteso dopo la sospensione che terminerà il 25 settembre 2026, sarà determinante per definire il futuro della norma tecnica e, di conseguenza, il nuovo calendario per l’adeguamento al Sqnba. Nel frattempo resta irrisolto il nodo centrale della controversia: quali attività di controllo e certificazione possano essere affidate ai professionisti non veterinari e quali debbano invece rimanere di esclusiva competenza del medico veterinario.

Sqnba, scontro tra veterinari e agronomi sulla norma tecnica - Ultima modifica: 2026-09-07T07:22:25+02:00 da Francesca Baccino

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