La sostenibilità della filiera del Parmigiano Reggiano è considerata sempre più su una scala di sistema piuttosto che di singola azienda. E in questo quadro si inserisce il progetto europeo Image Life – Improving the resilience of Parmigiano Reggiano supply chain – dedicato al rapporto tra resilienza colturale, sostenibilità ambientale e stabilità produttiva della filiera lattiero-casearia, progetto che vede tra i partecipanti il consorzio del Parmigiano Reggiano.
Uno dei temi centrali considerato dal progetto riguarda il sorgo considerato come possibile alternativa al mais nelle razioni delle bovine da latte. La questione nasce da criticità ormai evidenti anche nel comprensorio del Parmigiano Reggiano: aumento delle incertezze legate alla disponibilità irrigua, indispensabile per la produzione di mais, maggiore instabilità produttiva e, in particolare, incremento del rischio micotossine.
Il sorgo presenta alcune caratteristiche agronomiche specifiche che lo collocano come possibile protagonista nei piani agronomici futuri: tolleranza agli stress idrici, minori fabbisogni irrigui, buona stabilità produttiva nelle annate difficili e minore esposizione ai rischi delle micotossine
Lca: il confronto tra mais e sorgo entra nella filiera
Uno dei pilastri tecnici del progetto è lo sviluppo di un sistema di Life cycle assessment (Lca) applicato all’intera filiera del Parmigiano Reggiano. L’approccio comprende coltivazione dei cereali, produzione dei mangimi, allevamento, trasformazione casearia e stagionatura. Il confronto tra mais e sorgo riguarda consumo idrico, potenziale di riscaldamento globale, rese colturali e impatti ambientali complessivi.
Le elaborazioni vengono costruite utilizzando dati aziendali reali provenienti dalle aziende coinvolte nel progetto, integrati con database standardizzati e algoritmi comuni. È previsto inoltre un web-tool dedicato ad allevamenti e caseifici della filiera.
Attraverso questionari annuali le aziende potranno inserire dati relativi a coltivazioni, razioni, ingredienti acquistati, consumi energetici, gestione delle deiezioni e consumi di caseificio. Il sistema elaborerà indicatori ambientali come impronta carbonica, consumo idrico, acidificazione ed eutrofizzazione, espressi per chilogrammo di latte e di Parmigiano Reggiano prodotto.
Il progetto prevede inoltre la tracciabilità del latte proveniente da “razioni Life”, cioè da stalle che utilizzano sorgo al posto del mais nell’alimentazione animale. Questo consentirà di confrontare direttamente gli impatti ambientali del latte e del Parmigiano ottenuti con sistemi alimentari differenti.
La sostenibilità viene quindi valutata lungo l’intera catena produttiva e non soltanto a livello di singola coltura.
Micotossine e stabilità produttiva
Image Life sta raccogliendo anche informazioni sulla percezione che agricoltori e allevatori hanno del sorgo e delle sue prospettive nella filiera Parmigiano Reggiano. Le valutazioni riguardano fattibilità tecnica, redditività, rischio micotossine, disponibilità di assistenza tecnica e prospettive di mercato.
I primi riscontri raccolti mostrano una diffusione già significativa della coltura tra gli operatori coinvolti nel progetto. Tra gli elementi maggiormente apprezzati compaiono stabilità produttiva, tolleranza allo stress idrico, minore rischio micotossine e interesse agronomico nelle rotazioni.
Il tema aflatossine emerge con particolare evidenza. Il 91% di chi aveva già coltivato sorgo ha dichiarato di non avere riscontrato problemi significativi di contaminazione, mentre il 91% dei partecipanti ritiene che il sorgo presenti rischi inferiori rispetto al mais sotto questo profilo.
La disponibilità futura verso la coltura appare elevata: il 75% dei partecipanti ha dichiarato l’intenzione di coltivare sorgo nei prossimi anni.
Gestione nutrizionale e lavorazione della granella
Uno dei principali limiti storicamente attribuiti al sorgo riguarda la minore degradabilità ruminale dell’amido rispetto al mais. Le evidenze tecniche più recenti stanno però ridimensionando parte di questi limiti.
La risposta nutrizionale del sorgo dipende fortemente dalla lavorazione della granella. Macinazione fine e fioccatura aumentano degradabilità e digeribilità dell’amido, migliorando l’efficienza ruminale del cereale.
Le prove disponibili mostrano che il sorgo può sostituire quote elevate di mais senza penalizzare ingestione, produzione di latte, composizione o attitudine casearia. Cambia invece la cinetica fermentativa dell’amido, generalmente meno fermentescibile in rumine.
Questo richiede alcuni aggiustamenti nella formulazione delle razioni. Diventano più importante granulometria della macinazione, sincronizzazione tra energia e azoto fermentescibile e controllo dell’effettiva utilizzazione dell’amido. In alcune situazioni può risultare utile integrare la razione con cereali caratterizzati da fermentazione più rapida, come orzo o frumento, e monitorare parametri come urea del latte e amido fecale.
L’introduzione del sorgo richiede quindi maggiore precisione nella gestione tecnica delle razioni più che modifiche radicali dell’impostazione alimentare.
Nodi economici e organizzativi
Accanto ai vantaggi agronomici restano diversi elementi di criticità. Gli operatori segnalano mancanza di incentivi economici strutturati, rese talvolta insufficienti, domanda di filiera ancora limitata e ridotta familiarità tecnica con la coltura. Persistono inoltre dubbi sull’adattabilità del sorgo ai diversi ambienti aziendali.
Le prove agronomiche mostrano infatti una forte variabilità delle rese in funzione di suolo, annata e scelta varietale. In condizioni irrigue il mais mantiene un vantaggio produttivo; nelle aree asciutte il sorgo mostra invece possibilità spesso superiori.
Anche sul piano ambientale emergono differenze significative. Il sorgo richiede generalmente meno irrigazione, minore essiccazione della granella, ridotto impiego di insetticidi e fabbisogni inferiori di azoto.
Nell’ambito del progetto assume importanza il contratto di filiera sviluppato con Progeo Sca. Per il 2026 il progetto ha già raggiunto la capienza massima prevista di 250 ettari coltivati, dato che conferma l’interesse crescente verso il sorgo nel comprensorio Parmigiano Reggiano.
Il nodo della granella di mais: filiera territoriale e dipendenza dall’importazione
Nel comprensorio Parmigiano Reggiano il tema sorgo si intreccia anche con un altro problema strutturale: la crescente difficoltà di produrre localmente quantità sufficienti di mais granella.
Una quota importante della granella utilizzata nelle razioni delle bovine da latte proviene infatti da fuori comprensorio e, spesso, dall’estero.
Per una filiera che fonda parte della propria identità sul legame territoriale dell’alimentazione animale, il tema assume un peso comunicativo oltre che tecnico. L’aumento delle quote di granella acquistata fuori area tende infatti ad allontanare una parte crescente della base alimentare dal territorio reale della Dop.
In questo quadro il sorgo interessa allora anche per il suo ruolo nel recupero produttivo interno al comprensorio.
La questione non riguarda perciò soltanto autosufficienza o costi alimentari. Dentro il sistema Parmigiano Reggiano significa anche mantenere maggiore continuità tra territorio, coltivazioni e alimentazione della mandria nelle stalle.





