Un settore in piena espansione, capace di consolidare la propria leadership sui mercati internazionali, ma sempre più chiamato a confrontarsi con uno scenario geopolitico complesso e nuove barriere commerciali. È questo il quadro emerso dalla 36ª Assemblea annuale di Afidop, l’Associazione dei formaggi italiani Dop e Igp, che si è svolta ad Altamura (Ba) presso la Masseria San Giovanni, nei Luoghi di Pitti.
Antonio Auricchio, presidente dell’associazione, che riunisce 21 Consorzi di tutela e rappresenta oltre il 99% della produzione casearia certificata nazionale, ha fatto il punto sull’andamento nel 2025 e sulle strategie per difendere le eccellenze casearie italiane: i numeri del 2025 sono stati particolarmente positivi, soprattutto sul fronte della produzione e dell’export, ma preoccupano le tensioni globali, dall’inasprimento delle politiche tariffarie statunitensi al fenomeno dell’italian sounding.
Produzione in aumento del 4% e quasi il 10% di crescita dell’export
Il 2025 si è chiuso con risultati particolarmente brillanti. La produzione dei formaggi italiani a Indicazione geografica è, infatti, cresciuta del 4% rispetto all’anno precedente, superando le 625 mila tonnellate e confermando il dinamismo di un comparto che rappresenta uno dei punti di forza dell’agroalimentare nazionale.
A trainare questa crescita è stato soprattutto l’export che ha raggiunto quota 260mila tonnellate e generando un valore economico superiore ai 3,3 miliardi di euro.
L’incremento è stato significativo sia sotto il profilo economico sia sotto quello quantitativo: il valore delle spedizioni oltreconfine è cresciuto di quasi il 10%, mentre i volumi sono aumentati del 2,2%.
Questi risultati hanno consentito ai formaggi Dop e Igp di rappresentare il 40% dei volumi complessivamente esportati dal settore caseario italiano e addirittura il 55% del valore totale delle esportazioni, confermando il peso strategico delle produzioni certificate all’interno del comparto nazionale.
Fare squadra la strategia corretta sui mercati internazionali
Proprio per consolidare questi risultati occorre rafforzare il lavoro comune tra i Consorzi di tutela, sostenendo anche le realtà di dimensioni più contenute e aumentando la capacità dell’intero sistema di affrontare le sfide dei mercati globali. «I formaggi Dop e Igp italiani hanno dimostrato una straordinaria capacità di crescita anche in uno scenario internazionale complesso e instabile – ha dichiarato il presidente di Afidop – . Oggi più che mai è fondamentale fare sistema per difendere le nostre denominazioni, contrastare l’Italian sounding e rafforzare la presenza delle eccellenze casearie nei mercati strategici. La risposta di lungo periodo resta quella di puntare sulla qualità, muoverci compatti e diversificare le destinazioni».

Gli Stati Uniti restano anche nel 2025 il primo mercato extra-Ue
Se i numeri complessivi sono positivi, le maggiori preoccupazioni arrivano dal mercato americano, che continua a rappresentare il principale sbocco commerciale extraeuropeo per i formaggi italiani certificati.
Nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato circa 40.900 tonnellate di formaggi Dop e Igp italiani, per un valore complessivo di 485 milioni di euro. Il 95% di questo mercato è costituito dalla cosiddetta triade dei grandi formaggi duri: Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano.
Proprio su questo mercato, però, si stanno manifestando gli effetti delle nuove politiche tariffarie introdotte dall’Amministrazione Trump. In particolare, l’applicazione inizialmente caotica dei cosiddetti “doppi dazi” nei porti di New York e del New Jersey ha determinato un incremento dei costi reali vicino al 30% del valore del prodotto, con inevitabili ripercussioni sulla competitività delle produzioni italiane.
Nel corso del 2025 il fenomeno è stato in parte attenuato dall’effetto delle scorte accumulate dagli importatori, che hanno consentito di limitare nell’immediato le conseguenze delle nuove misure. Tuttavia, i dati relativi al primo trimestre del 2026 mostrano già segnali di rallentamento e confermano che le difficoltà stanno iniziando a manifestarsi concretamente.
Secondo Afidop il problema non riguarda esclusivamente gli aspetti economici. L’aumento dei prezzi al consumo provocato dalle tariffe rischia infatti di spingere una parte dei consumatori americani verso prodotti d’imitazione realizzati localmente, come il parmesan o il cosiddetto romano, rafforzando ulteriormente il fenomeno dell’Italian sounding.
Riflettori sulla Francia primo mercato di sbocco all’estero
Grande attenzione è riservata anche alle attività promozionali all’estero. Dopo il successo ottenuto con il Fuori Salone organizzato in occasione di Anuga a Colonia nello scorso ottobre in Germania, Afidop guarda ora al Sial di Parigi, in programma dal 17 al 21 ottobre 2026.
La Francia rappresenta, infatti, il primo mercato europeo di destinazione per i formaggi italiani certificati e sarà teatro di una presenza particolarmente significativa dell’associazione.
È previsto uno stand di 164 metri quadrati che ospiterà sette grandi Consorzi di tutela, accompagnato da un evento organizzato a Montmartre con l’obiettivo di rafforzare il legame tra i consumatori francesi e l’autentico formaggio italiano Dop e Igp.
L’accordo Ue-Mercosur come opportunità per la tutela delle denominazioni
Nel corso dell’assemblea è stato espresso anche un giudizio favorevole sull’applicazione provvisoria dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, entrato in vigore il 1° maggio.
Secondo Afidop l’intesa rappresenta uno strumento importante per contrastare le iniziative promosse da organizzazioni statunitensi, tra cui il Consortium for Common Food Names (Ccfn), finalizzate a liberalizzare l’utilizzo di denominazioni storiche come Fontina, Gorgonzola e Grana nei mercati sudamericani.
Il mantenimento della tutela delle denominazioni d’origine viene considerato un elemento essenziale per preservare il valore economico e culturale delle produzioni italiane, impedendo che nomi storici possano essere utilizzati genericamente da produttori privi di qualsiasi legame con i territori di origine.
Dal confronto sul nuovo regolamento europeo una valutazione positiva
L’assemblea ha inoltre affrontato il tema del nuovo Regolamento Ue 1143 del 2024 e delle relative ricadute sul comparto lattiero-caseario. Auricchio ha ricordato il ruolo attivo svolto dall’associazione nel confronto e collaborazione con il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e con le istituzioni europee per ampliare e rafforzare il ruolo dei Consorzi di tutela.
Tra gli argomenti discussi in assemblea anche l’introduzione dell’indicazione obbligatoria dell’operatore in etichetta, tema ritenuto strategico per garantire maggiore trasparenza lungo la filiera e rafforzare ulteriormente la tutela delle produzioni certificate.
Formaggi Dop più presenti nella ristorazione
Nel corso dei lavori dell’Assemblea sono stati presentati anche i risultati della ricerca Afidop 2025 realizzata da GriffeShield, dalla quale emerge un’evoluzione positiva della presenza dei formaggi Dop e Igp nella ristorazione italiana. L’indagine evidenzia, infatti, un incremento del 20% della presenza delle denominazioni certificate all’interno dei menu digitali, segnale di una crescente attenzione verso la valorizzazione delle produzioni di qualità.
Permangono tuttavia alcune criticità legate all’utilizzo di abbreviazioni improprie delle denominazioni, pratica che rischia di ridurne la riconoscibilità presso il consumatore e di indebolirne il valore distintivo.








