Lo stress da caldo è una delle principali sfide che la produzione animale deve affrontare anche in Italia, dove negli ultimi cinquant’anni la temperatura media è aumentata di almeno 1°C in 7.540 comuni italiani su 7.894. Interessata soprattutto la Pianura Padana dove è concentrata buona parte della produzione zootecnica italiana (e colture aziendali).
Una temperatura ambientale elevata compromette il benessere e la produttività degli animali a causa dello stress termico, che avviene nei mesi estivi, e che negli allevamenti bovini diminuisce la produttività e alterando la composizione della carcassa, con una diminuzione della qualità delle carni e un aumento di carni scure e secche (Dfd).
Gli impatti da stress termico sono ulteriormente esacerbati dai cambiamenti climatici, provocando effetti negativi per le colture che necessitano di irrigazione (mais in particolare). Negli ultimi anni si è assistito a forti cambiamenti climatici con lunghi periodi di siccità poi temporali disastrosi (bombe d’acqua).
Oltre a quello che vediamo sui nostri animali (e sulle produzioni) abbiamo problemi soprattutto per le colture che necessitano di irrigazione (mais in particolare). Occorrono piani colturali ben studiati per le diverse zone dell’Italia (Pianura Padana in particolare) per non incorrere in problemi di ridotta quantità prodotta e, soprattutto, scarsa qualità dei nostri foraggi.
Il sorgo
Il sorgo è una graminacea nativa dell’Etiopia che, grazie alle sue notevoli capacità di adattamento climatico, di resistenza allo stress idrico e per le sue caratteristiche nutrizionali, si è diffusa in tutto il mondo. Infatti, tra le specie che compongono il genere Sorghum, la più diffusa è il Sorghum bicolor che, con circa 45 milioni di ettari coltivati, rappresenta il quinto cereale per produzione a livello mondiale.
Il sorgo ha suscitato già da parecchi anni un crescente interesse da parte delle aziende agricole italiane, data l’ampia gamma di impieghi offerti dalle numerose varietà ed ibridi commerciali oggi disponibili. Di estremo interesse è l’utilizzo per l’alimentazione animale, soprattutto in sostituzione del mais in sistemi agro-zootecnici con basse disponibilità idriche. Nota è, infatti, la capacità del sorgo di tollerare periodi di carenza idrica e di riprendere l’attività vegetativa al cessare delle condizioni di stress.
Grazie alle sue caratteristiche di composizione chimica, valore energetico, ricchezza di proteine e scarsa vulnerabilità alle micotossine, il sorgo offre vantaggi considerevoli per l’alimentazione animale ed è perfettamente integrabile nelle razioni alimentari sia dei bovini che dei monogastrici.
In Italia gli ibridi più comunemente utilizzati hanno un ciclo da 100 a 120 giorni (classi FAO 300-500) e la scelta dipende dalla lunghezza del periodo di temperature favorevoli e dalla disponibilità idrica. Si adatta bene a tutti i tipi terreno, tollerando un’ampia gamma di valori di pH (da 5,5 a 8,5) e un’elevata salinità.
L’utilizzo del sorgo per l’alimentazione animale è comune in molti sistemi zootecnici. A seconda della specie e della varietà, il sorgo è impiegato come foraggio, verde o insilato, e per la produzione di granella quale componente di mangimi semplici o composti, sovente come sostituto o complemento del mais.
Le tipologie di sorgo utilizzate in alimentazione animale rientrano in tre categorie principali, e una vasta gamma di ibridi commerciali:
- Sorgo da granella (Sorghum bicolor var. bicolor), diffuso soprattutto in ambienti non irrigui e con una composizione della granella comparabile a quella di altri cereali (tabella 1);
- Sorgo zuccherino (Sorghum bicolor var. saccharatum), è caratterizzato dalla presenza negli steli di circa il 20% di zuccheri e, rispetto alle altre varietà, ha una scarsa importanza nell’allevamento dei ruminanti;
- Sudangrass o erba sudanense (Sorghum bicolor var. sudanese o var. drummondi), comunemente conosciuto come sorgo gentile, è rappresentato da varietà precoci caratterizzate da un notevole grado di accestimento e ricaccio, che le rende idonee alla produzione di erbai polisfalcio (Primi et al., 2016).
Alcune vecchie varietà di sorgo possono contenere durrina, un glucoside cianogenico naturale presente nelle giovani piante di sorgo (soprattutto Sorghum bicolor), che agisce come difesa naturale contro parassiti, che dà luogo alla formazione di acido cianidrico, pericoloso in particolare per i ruminanti. Tuttavia, le nuove varietà hanno un contenuto molto basso di questo composto, oltre ad un basso contenuto di tannini nelle granelle (< 1 g/kg di tannini condensati), tale da non ridurre eccessivamente la degradabilità ruminale della proteina
Sorgo da granella
Il sorgo destinato alla produzione di mangimi è il sorgo selezionato per la produzione di granella che è apprezzato per il suo elevato potenziale di resa e l’ottima resistenza alle malattie da allettamento.
In varie prove sperimentali di confronto con il mais, il sorgo da granella ha dimostrato di esserne un valido sostituto, soprattutto in aziende dove le condizioni di coltivazione sono sfavorevoli per il primo (scarsa piovosità estiva, impossibilità di irrigazione, ecc). L’intera pianta può essere conservata mediante insilamento e somministrata in diete per ruminanti in sostituzione dell’insilato di mais mais, oppure utilizzato come concentrato al posto di altri cereali (mais, orzo, ecc.).
La qualità nutrizionale dei semi, soprattutto per l’alimentazione dei monograstrici, non è sempre ottimale, in quanto alcune linee genetiche presentano una scarsa digeribilità della proteina e dell’amido. Tuttavia, tale aspetto è poco influente per l’alimentazione dei ruminanti ed è comunque compensato dalla buona attività antiossidante e dalla presenza di sostanze bioattive (polifenoli), tanto che, entro certi limiti, può essere considerato un alimento funzionale. Ad esempio, nei ruminanti può incrementare la disponibilità di aminoacidi a livello intestinale, proprio per l’opera di protezione che operano i tannini a livello ruminale.
Sebbene l’amido e le proteine grezze del sorgo siano meno degradabili a livello ruminale rispetto a quelle del mais (Rooney e Pflugfelder, 1986; Huntington, 1997), la differenza di efficienza alimentare tra i due cereali può essere appianata attraverso processi tecnologici, quali macinazione fine o fioccatura (Theurer et al., 1999), che consentono un aumento della digeribilità di amido e proteina grezza.
I valori di degradabilità dell’amido del sorgo a livello ruminale (vedi tabella 2) oscillano da 57,4% a punte di 75,6% (Pan et al., 2021; Offner et al., 2003): il motivo di questa variazione è da ricercare anche nella presenza di kafirine, proteine di stoccaggio della prolamina presenti nel sorgo da granella. Queste proteine impediscono l’accesso degli enzimi al corpo delle proteine, andando così a ridurre la degradabilità dell’amido e delle proteine del sorgo. Spesso vengono citati come fattori antinutrizionali anche i tannini, ma il loro contenuto nelle nuove varietà è molto limitato e non dovrebbe influire sulla degradabilità ruminale.
In una ricerca condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (Gallo et al., 2018) si è visto come la degradazione dell’amido del sorgo dopo 7 ore di incubazione ruminale in vitro sia fortemente influenzata dalla dimensione di macinazione del cereale: il tasso di degradazione ruminale subisce infatti un aumento al diminuire della dimensione delle particelle in cui è macinato, passando da un valore di 72,5 (% amido utilizzato) con una dimensione media delle particelle di 2,36 mm a 87,9 (% amido utilizzato) con particelle di 0,21 mm. Da un altro studio (Patton et al., 2012) emerge come la velocità di digestione dell’amido (kd % per ora) passi da 5,7 a 16,5 se viene fioccato a vapore.
Per la minore degradabilità dell’amido del sorgo, che determinerebbe una minore sintesi batterica a livello ruminale, è consigliata addizionare le razioni dei bovini da carne a base di sorgo con cereali con una costante di degradazione più elevata (frumento ed orzo) o, ancor meglio, con ex-prodotti alimentari, al fine di incrementare il tasso di sviluppo microbico a livello ruminale.
Insilato di mais e insilato di sorgo
L’insilato di mais è un ottimo alimento, in cui il valore energetico e nutritivo ha un costo di produzione ragionevole e un profilo bilanciato in fibra ed energia fermentescibili, oltre ad un buon apporto di amido. Altri grandi vantaggi di tale prodotto sono l’elevata resa e la relativa facilità di insilamento.
Il sorgo è una valida alternativa al mais quando l’acqua scarseggia (come, per esempio, in molte parti del Sud Italia) poiché è in grado di utilizzare le risorse idriche in modo molto più efficiente. Questo vegetale ha poi la capacità di produrre una biomassa maggiore.
Esistono inoltre altre motivazioni per cui gli allevatori stanno guardando sempre con maggiore interesse a tale coltura. Da un lato il sorgo risulta meno soggetto all’attacco delle micotossine: questi fattori anti-nutrizionali sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici che ne hanno moltiplicato le tipologie ed esteso l’arco temporale di comparsa.
Va inoltre ricordato come sia aumentata l’attenzione e la conoscenza delle micotossine, e quindi anche la loro ricerca attraverso le analisi. Purtroppo, sia l’esperienza pratica sia recenti indagini conoscitive condotte non solo in Italia, ma su base mondiale, indicano come il mais sia il cereale maggiormente contaminato e come l’insilato di mais contenga molte di queste micotossine.
Questo si correla ad un altro motivo per cui il sorgo come insilato sta risalendo nelle preferenze di molti allevatori.
Data l’ampia scelta varietale e delle tecniche di processo oggi a disposizione, è possibile insilare con successo sia sorghi zuccherini (da foraggio e da biomassa) che da granella. Il sorgo ha caratteristiche nutrizionali e di fermentazione simili a quelle del mais, seppur con differenze varietali marcate, dovute principalmente all’allocazione dei carboidrati strutturali (frazione Ndf in particolare). D’altro canto, rimanendo verde più a lungo, il sorgo consente una finestra di raccolta più ampia rispetto al mais e nel caso di sistemi agricoli infestati da Diabrotica consente l’interruzione del ciclo biologico della stessa.
Il grado di maturazione e il contenuto di sostanza secca condizionano di molto la qualità del prodotto finale. Possiamo dire che un buon insilato di sorgo presenta una sostanza secca compresa tra il 28% e il 35%, una quota elevata di fibra e un contenuto di amido un po' più basso rispetto al mais. Alcune varietà (Bmr) possono migliorare sensibilmente la digeribilità della fibra, contribuendo a una maggiore ingestione e, quindi, a una migliore performance produttiva, oltre ad avere anche una buona percentuale di amido. La qualità dell’insilato di sorgo varia molto in funzione dello stadio vegetativo di raccolta ed anche in funzione dell’impiego di inoculi batterici per migliorare le fermentazioni (tabella 4).
Razioni per bovini da carne con impiego di sorgo
Per i criteri di razionamento occorre soddisfare i fabbisogni ottimizzando la funzionalità digestiva (rumine e intestino), massimizzare la crescita dei batteri ruminali per avere più proteine microbiche, promuovere la digeribilità intestinale dei nutrienti “escape” e perseguire il miglior equilibrio fra microbiota e ospite. Per i fabbisogni delle popolazioni ruminali occorre fornire fibra degradabile, soprattutto da foraggi, per nutrire le popolazioni cellulosolitiche: maggior velocità di degradazione equivale a maggior ingestione; gli zuccheri e gli amidi degradabili favoriscono la crescita batterica (soprattutto dei batteri amilolitici).
L’insilato di sorgo da granella a pianta intera può sostituire l’insilato di mais nell’alimentazione di bovini da ingrasso (Do Prado et al., 2012) e dei vitelli in crescita (Adewakun et al., 1989) e parzialmente l’insilato di mais nella razione della vacca da latte, senza alcun effetto negativo sulla produzione di latte (Colombini et al., 2012). Il silomais può essere sostituito da silo sorgo (in particolare da varietà Bmr) con integrazioni adeguate di amido nelle razioni delle bovine da latte (Formigoni, 2019).
È di fondamentale importanza la qualità nella produzione foraggera: conoscere in modo approfondito le caratteristiche nutrizionali dei propri alimenti aziendali consente di formulare al meglio le razioni per soddisfare pienamente i fabbisogni degli animali in accrescimento/ingrasso e garantirne anche un ottimale utilizzo.
Soprattutto per gli insilati di produzione aziendale sarebbe opportuno fare almeno 2 analisi/anno (poco dopo l’apertura dell’insilato e dopo circa 6 mesi) non solo per la valutazione delle loro caratteristiche nutrizionali ma anche al fine di verificare l’eventuale presenza di micotossine.
In pianura Padana molte aziende, già da parecchi anni, hanno sostituito in parte o totalmente l’insilato di mais nelle razioni dei bovini all’ingrasso, con insilati di cereali quali frumento, triticale, sorgo, insilato di miscugli (graminacee + veccia/pisello).
Perché sostituire l’insilato di mais?
La presenza di micotossine nel mais usato nell’alimentazione degli animali può dare origine a due problemi: il primo riguarda la salute e il benessere degli animali, il secondo riguarda la tutela e la sicurezza dei consumatori quando si consumano prodotti di origine animale (latte in particolare). Inoltre, un insilato di mais con micotossine comporta l’impiego di questo foraggio con problemi per tutto l’anno, con aggravio dei costi alimentari per l’uso inevitabile di “catturanti” per le micotossine.
Si riportano vari esempi di razioni per bovini da carne con insilato di mais, esempi con parziale sostituzione ed esempi senza insilato di mais (vedi tabelle da 6 a 12).
Anche nella formulazione di mangimi complementari per il bovino da carne il sorgo può sostituire una parte del mais, come possiamo vedere nell’esempio riportato nella tabella 13.
Le aziende che allevano le fattrici (linea vacca-vitello), oltre alla possibilità del pascolo nei periodi in cui il clima lo consente, possono coltivare il sorgo (soprattutto nelle zone del centro – sud dell’Italia) per la produzione di granella ai fini dell’impiego, in forma di farina, nell’alimentazione degli animali allevati (vitelle, manze e fattrici).
Dove possibile fare l’insilato, il silo sorgo è sicuramente anche un ottimo foraggio per la base dell’alimentazione delle fattrici, quando allevate in stalla, e così pure per le manze.
Le recenti indicazioni scientifiche depongono a favore del fatto che l’insilato di sorgo rappresenta una possibile alternativa al classico silomais, soprattutto nelle aree con problematiche di scarsità d’acqua e con tendenza ad elevati livelli di contaminazione da micotossine.
Per i fattori elencati si può affermare dunque che il sorgo, per la marcata adattabilità di questa coltura, è una valida alternativa all’insilato di mais e può sicuramente sostituire anche buona parte (o totalmente) la farina di mais per l’alimentazione del bovino da carne. Una pratica, questa, che consentirebbe di ridurre anche l’impatto ambientale delle materie prime utilizzate in allevamento.
Va comunque sottolineato che il sorgo non può essere considerato solo come un sostituto del mais. Il sorgo è soprattutto una coltura preziosa che, se usata con intelligenza, può migliorare la stabilità produttiva e la salute degli animali.
Il sorgo è molto tollerante al caldo e alla siccità: prospera in terreni non ideali, come pendii ripidi o terreni poco profondi, dove è difficile trattenere abbastanza acqua per produrre un buon raccolto di mais. Il sorgo è circa dal 30 al 40% più efficiente nell'uso dell'acqua rispetto a una pianta di mais. Negli ambienti caldi, secchi e con umidità limitata, tipici del Centro Sud dell’Italia, si possono ottenere rese uguali o superiori dal sorgo rispetto al mais.











