Dopo la scoperta di un nuovo focolaio di Peste suina africana (Psa) si riaccende l’allerta in Piemonte. Il caso confermato a Montechiaro d’Acqui (vedi qui), in un allevamento semibrado con circa 80 capi in un’area già sottoposta a restrizioni per la presenza del virus nei cinghiali, coinvolge una filiera locale legata alla produzione del “suino nero Cavour”, con aziende distribuite tra le province di Alessandria e Cuneo.
Sono state attivate immediatamente le misure previste dalla normativa europea — regolamento Ue 429 del 2016 e regolamento di esecuzione Ue 594 del 2023 — con l’abbattimento degli animali, la distruzione delle carcasse, l’istituzione delle zone di protezione e sorveglianza e il blocco delle movimentazioni. Parallelamente sono state avviate le indagini epidemiologiche per ricostruire i contatti e circoscrivere la diffusione del virus.
La trasmissione attraverso la fauna selvatica
Il nuovo focolaio riporta in primo piano il problema della convivenza tra allevamenti e presenza endemica della Psa nei cinghiali.
Sul piano istituzionale, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha ribadito la necessità di tutelare un comparto strategico per l’economia regionale, sostenendo le misure di contenimento e l’azione del commissario straordinario per la Psa, Giovanni Filippini.
Negli ultimi mesi il Piemonte aveva ottenuto dalla Commissione europea il riconoscimento di ampie aree indenni - tra cui le province di Vercelli e Novara e porzioni di Asti e Alessandria - un risultato fondamentale per garantire la continuità produttiva e commerciale.
Il riemergere di nuovi casi nelle zone di confine, tuttavia, mostra ancora problemi irrisolti. L’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha chiesto alla Liguria un rafforzamento delle azioni di contenimento dei cinghiali lungo l’Appennino, in particolare nella Valle Bormida, considerata un corridoio di diffusione del virus. Le recenti positività registrate in provincia di Savona confermano, infatti, la circolazione della Psa al confine tra le due regioni
Impatto economico lungo la filiera
Preoccupazione anche dal fronte delle imprese. Confagricoltura segnala come ogni focolaio, anche se circoscritto, produca effetti immediati su movimentazioni, macellazioni e accesso ai mercati.
Il presidente piemontese Enrico Allasia sottolinea che il comparto suinicolo italiano, con un valore complessivo di circa 20 miliardi di euro tra produzione e trasformazione, è fortemente esposto alle restrizioni sanitarie, soprattutto nei confronti dei Paesi terzi. Da qui la richiesta di rafforzare ulteriormente le misure di biosicurezza, in particolare negli allevamenti estensivi e semibradi, più vulnerabili al contatto con la fauna selvatica.
L’allentamento delle restrizioni a marzo 2026
A marzo 2026, l'Unione europea ha ulteriormente allentato le restrizioni in Lombardia e Piemonte. Il Regolamento 2026/762 del 26 marzo ha infatti declassato e rimosso Zone di restrizione II e I, liberando alcune aree nelle province di Milano, Lodi, Varese e Vercelli e prevede inoltre una revisione delle aree nella provincia di Pavia, con l’ampliamento dei comuni ricadenti in Zone di restrizione I.
La revisione ha interessato anche porzioni dei territori delle province di Alessandria, Asti e Piacenza. coordinamento tra Asl, Regione, Commissario e Ministero, all’impegno costante e alla evoluzione favorevole del quadro epidemiologico.








