Il 9 febbraio di quest’anno la Commissione europea ha formalmente adottato una prima modifica alla direttiva 91/676/Cee (nota come Direttiva Nitrati), introducendo norme specifiche per l’impiego dei materiali fertilizzanti ottenuti dal recupero delle deiezioni animali, definiti RENURE (REcovered Nitrogen from manURE).

Questa revisione rappresenta un passaggio importante verso l’economia circolare nel settore agricolo, mirando a ridurre la dipendenza dai fertilizzanti minerali importati e a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea.
I fertilizzanti renure sono prodotti ottenuti dal recupero dell’azoto contenuto nei reflui zootecnici, come liquami, letami, digestati agrozootecnici e agroindustriali, mediante specifici processi di trattamento tecnologico che ne modificano profondamente le caratteristiche. L’obiettivo di questi trattamenti è separare e concentrare l’azoto presente nei reflui, trasformandolo in forme più simili ai fertilizzanti minerali, in particolare per l’elevata quota di azoto prontamente disponibile per le colture.
Pertanto, solo alcuni prodotti derivati dagli effluenti zootecnici possono essere considerati renure ed essere così utilizzati al di fuori del limite di 170 kg/ha fissati dalla direttiva per le Zone Vulnerabili.
Ricordo che la gestione dell’azoto di origine zootecnica è regolata a livello europeo dalla direttiva nitrati (91/676/Cee) per la protezione delle acque dall’inquinamento da nitrati di origine agricola.
Tra le principali misure previste dalla direttiva vi è appunto il limite massimo alla quantità di azoto proveniente da effluenti di allevamento che può essere applicata al suolo, ovvero 170 kg di azoto per ettaro/anno nelle zone vulnerabili ai nitrati (ZVN) e 340 kg di azoto per ettaro/anno nelle zone non vulnerabili ai nitrati (ZnVN). Il limite si applica agli effluenti zootecnici e ai prodotti derivati da essi.
Negli ultimi anni la Commissione europea ha iniziato a valutare il ruolo delle nuove tecnologie di recupero dei nutrienti, capaci di trasformare i reflui zootecnici in fertilizzanti con caratteristiche più simili a quelle dei fertilizzanti minerali.
La direttiva 2026/288
Questo percorso ha portato, lo scorso febbraio, all’adozione della Direttiva (Ue) 2026/288, che modifica l’allegato III della direttiva nitrati introducendo la possibilità di utilizzare fertilizzanti renure oltre il limite.
La nuova normativa consente quindi agli Stati membri di autorizzare un apporto aggiuntivo fino a 80 kg di azoto per ettaro all’anno provenienti da fertilizzanti renure.
In termini pratici, questo significa che, nelle condizioni stabilite dalla normativa, l’apporto complessivo può arrivare fino a 250 kg N/ha/anno, purché la quota eccedente i 170 kg provenga da prodotti renure che rispettino specifici requisiti tecnici.
L’applicazione della misura non è però automatica. Spetta infatti agli Stati membri assumere alcune decisioni fondamentali per renderla operativa. In primo luogo, devono valutare se autorizzare l’utilizzo dei fertilizzanti renure sul proprio territorio.
In secondo luogo, è necessario definire con chiarezza i criteri di qualità che questi fertilizzanti devono rispettare, così da garantire standard adeguati e uniformi. Infine, gli Stati membri sono chiamati ad attivare sistemi di monitoraggio ambientale efficaci, indispensabili per verificare che l’eventuale aumento dell’azoto applicato non comprometta gli obiettivi di tutela delle acque.
L’introduzione dei fertilizzanti renure risponde a diversi obiettivi strategici dell’Unione europea, tra cui la riduzione della dipendenza dai fertilizzanti minerali importati e parallelamente valorizzare risorse già presenti nel sistema agricolo promuovendo l’economia circolare: i nutrienti contenuti negli effluenti, invece di rappresentare un problema di smaltimento, possono essere recuperati e riutilizzati all’interno del sistema produttivo dei fertilizzanti.
Grazie alla maggiore concentrazione dei nutrienti, i fertilizzanti renure possono essere più facilmente trasportati e redistribuiti, facilitando la gestione territoriale degli effluenti.
Nonostante ciò, è importante sottolineare che i fertilizzanti renure rappresentano una soluzione parziale ma comunque un passo avanti rispetto al problema del surplus di effluenti zootecnici presente in aree con un numero significativo di allevamenti, come la Pianura Padana.
Peraltro, in questo momento, il separato liquido ottenuto dal digestato proveniente dagli impianti di biogas continua ad essere assimilato agli effluenti di allevamento ed è soggetto agli stessi vincoli normativi dettati dalla Direttiva, non essendo riconosciuto né in equiparazione, nè tra i prodotti renure.
Ma restano problemi
In conclusione, l’introduzione dei fertilizzanti renure rappresenta senza dubbio un passo importante verso una gestione più efficiente e circolare dei nutrienti in agricoltura. Tuttavia, restano ancora alcuni elementi che potrebbero condizionarne la diffusione su larga scala.
Tra questi vi è, anzitutto, il limite previsto nelle zone vulnerabili ai nitrati, dove il riconoscimento del superamento è fissato a soli 80 kg di azoto per ettaro. A ciò si aggiungono le ulteriori condizioni di utilizzo e i criteri tecnici che la normativa richiede di rispettare, aspetti che rendono l’applicazione della misura più complessa dal punto di vista operativo.
Un altro fattore riguarda la sostenibilità economica delle tecnologie necessarie, soprattutto per quanto concerne i consumi energetici legati ai processi di trattamento.
Infine, incidono anche le politiche ancora limitate di sostegno agli investimenti e la necessità che ogni Stato membro recepisca e integri la Direttiva all’interno della propria normativa nazionale.
La Direttiva Nitrati è inadatta
Dopo 33 anni dall’emanazione della Direttiva Nitrati, Regione Lombardia ritiene necessaria una revisione profonda della Direttiva Nitrati 91/676/Cee in quanto non più adatta allo scopo, o meglio inadatta a consentire agli agricoltori di aumentare la loro resilienza e l’utilizzo efficiente dei nutrienti da diverse fonti.
La regolamentazione a livello europeo è ancora necessaria ma deve essere allineata al contesto attuale in termini di evoluzione del sistema agricolo, di conoscenze tecniche e scientifiche, di innovazione tecnologica. In un’ottica di miglioramento della circolarità e della valorizzazione dell’azoto e della sostanza organica contenuti nelle matrici organiche, si auspica l’introduzione di una modifica inerente al conteggio dell’azoto fornito alle colture considerando l’azoto totale apportato e i fabbisogni colturali (MAS).
In conclusione, i renure possono essere uno strumento aggiuntivo utile nella gestione dei nutrienti e per migliorare l’efficienza del sistema agricolo, ma ulteriori passi devono essere fatti per alleggerire i vincoli, a partire dalla revisione dei criteri della Direttiva del 1991.
I tre prodotti del processo di trattamento dell’effluente
È noto che la produzione di fertilizzanti renure richiede l’impiego di tecnologie relativamente avanzate per il trattamento dei reflui zootecnici o del digestato, tecnologie normalmente installate a valle degli impianti di digestione anaerobica, dove il digestato rappresenta la materia prima per la produzione dei fertilizzanti renure.
Il processo di trattamento dell’effluente è in grado di aumentare la concentrazione di azoto in forma minerale (azoto ureico o azoto sotto forma di cristalli), portando alla produzione di tre forme consentite dalla nuova norma:
- La prima è un sale di ammonio ottenuto per rimozione, ossia scrubbing, proveniente da un processo di purificazione dei gas o di controllo delle emissioni progettato per eliminare l’ammoniaca dagli effluenti gassosi; in alcuni impianti l’ammoniaca che si libera durante il trattamento dei reflui o del digestato viene intercettata e recuperata. Attraverso sistemi di abbattimento delle emissioni gassose, l’ammoniaca viene catturata e trasformata in sali di ammonio, fertilizzanti minerali liquidi che possono essere utilizzati direttamente in agricoltura.
- La seconda, un concentrato minerale ottenuto mediante osmosi inversa: la frazione liquida dei reflui viene trattata con sistemi di filtrazione avanzata per la concertazione dei nutrienti tramite membrane. Questo processo consente di separare l’acqua dai nutrienti e di ottenere un concentrato minerale ricco di azoto, più stabile e con caratteristiche simili a quelle dei fertilizzanti minerali.
- Infine, un sale di fosfato ricco di azoto (struvite), precipitato da effluenti di allevamento: i nutrienti presenti nei reflui vengono recuperati sotto forma di cristalli attraverso processi chimici di precipitazione, il prodotto più noto è la struvite, un fosfato ammonio-magnesiaco che contiene sia azoto sia fosforo e che può essere utilizzato come fertilizzante.








