Mercosur, Prandini: ora il Parlamento porti avanti le norme sulla reciprocità

    Ettore Prandini, presidente Coldiretti, durante la manifestazione di Strasburgo
    Dobbiamo fermare tutti quei prodotti, che arrivano in Europa, che non rispettano le stesse regole di produzione imposte agli agricoltori europei (editoriale del presidente Coldiretti per l’Informatore Zootecnico)

     

    L’internazionalizzazione è nel Dna della Coldiretti, pienamente consapevole che l’export sia la locomotiva dell’agroalimentare made in Italy, che ha chiuso il 2025 a 73 miliardi. Ma non possiamo accettare scelte che possano mettere nell’angolo le nostre produzioni e tagliare il reddito agli agricoltori. E soprattutto che penalizzino i consumatori.
    Alla base del nostro fare sindacato c’è una stretta alleanza con i cittadini ed è in nome di quel patto che sosteniamo battaglie non solo economiche, ma anche di principio. Per questo critichiamo l’accordo Ue-Mercosur.
    Il voto del Parlamento europeo del 21 gennaio è stato un primo passo importante, arrivato proprio il giorno dopo la manifestazione a cui Coldiretti ha partecipato a Strasburgo, che rimanda l’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia europea.
    Ma dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione chiedendo che ora il Parlamento porti avanti le norme sulla reciprocità. Non siamo assolutamente contrari agli accordi di libero scambio, anzi. Ma vogliamo e dobbiamo fermare tutti quei prodotti che arrivano in Europa, da qualsiasi parte del mondo provengano, che non rispettano le stesse regole di produzione imposte agli agricoltori europei.
    Se accettiamo un modello che non assicuri la reciprocità negli scambi commerciali, saremo costretti a subire l’assenza di regole in tutti gli altri accordi commerciali che la Commissione si appresta a concludere. Con gravissimi rischi per il futuro dell’agricoltura e dell’agroalimentare europei e italiani.

    Non è solo un problema economico

    Riconosciamo che alcuni miglioramenti, con l’intervento del nostro Governo, sono stati apportati al documento firmato, per esempio l’aver abbassato dal 10% iniziale al 5% la soglia di importazioni e riduzione del prezzo dei prodotti europei che fanno scattare la clausola di salvaguardia.  Riteniamo però che il principio di reciprocità, per noi fondamentale, debba essere declinato in modo efficace.
    Lo abbiamo  sempre ribadito in modo chiaro, anche in occasione di altri accordi, come quella Ue-Ceta con il Canada: siamo favorevoli alle aperture commerciali con tutti i Paesi del mondo a condizione che le regole ferree imposte dalla Ue agli agricoltori, in termini di impiego di agrofarmaci, di sostenibilità e di rispetto dei diritti del lavoro, siano richieste a tutti quei Paesi che vogliano esportare sul territorio europeo.
    Nel caso del Ceta vorrei sottolineare che Coldiretti è stata l’unica voce che si è alzata per sollevare la questione dell’impiego del glifosato in modalità vietate in Europa. Siamo stati i soli a protestare e oggi vediamo che il problema dei residui esiste.
    Se non si pone il vincolo di regole chiare i nostri agricoltori si trovano a dover affrontare condizioni di concorrenza sleale con costi più elevati rispetto a quelli dei prodotti importati.
    Ma non è solo un problema economico, comunque determinante per la tenuta dei redditi dei produttori. Senza controlli  il rischio è che arrivino sulle tavole dei cittadini cibi  con residui  dannosi per la salute dei consumatori.

    Incongruenza sul green

    E anche sul fronte del green si creerebbe una enorme incongruenza. Da un lato la stretta ambientalista che, grazie alle  battaglie della Coldiretti con la precedente Commissione Ue e in particolare con il vice presidente Timmermans, “vate” dell’ambientalismo a tutti i costi, è stata mitigata, pur restando una pietra miliare dell’agricoltura dei “27”. Dall’altro una deregulation su deforestazione e sistemi di allevamento nei Paesi terzi.
    Perché è questo che continua ad avvenire in particolare in Brasile e Argentina. Nel primo sono impiegati oltre 37 fitofarmaci con principi vietati in Europa. Così come negli allevamenti è consentito l’uso di  ormoni e antibiotici messi al bando da anni nelle stalle europee.
    La zootecnia, vorrei sottolinearlo, dopo lo shock di mucca pazza nell’Unione europea è un settore fortemente controllato.
    In Italia poi c’è un’attenzione particolare al rispetto del benessere animale e l’allevamento è una delle attività su cui si può giocare la partita, strategica per Coldiretti, del turn over delle aziende aprendo le porte ai tanti giovani che sempre più numerosi vogliono misurarsi con l’agricoltura.
    Ma i giovani restano solo se riusciamo a garantire loro un’adeguata redditualità, altrimenti stretti tra concorrenza sleale, follie ambientaliste e burocrazia sono costretti a gettare la spugna. E senza ricambio generazionale è la fine dell’agricoltura e della sovranità alimentare a cui si ispirano tutti gli ultimi documenti della Commissione.

    Si possono ancora ottenere risultati

    Ecco perché continueremo a batterci,  perché siamo convinti che si possano ancora ottenere risultati sulla reciprocità che possano diventare una conquista universale. Per questo siamo stati con i nostri agricoltori a Strasburgo insieme con i colleghi  francesi.
    L’obiettivo è uno solo: fermare le importazioni sleali. Con regole, ma anche con un giro di vite sui controlli.
    Attualmente solo il 3% di quello che passa le frontiere europee viene fisicamente verificato.  Ci sono porti come quello di Rotterdam che rappresentano un vero Eldorado per le schifezze che raggiungono poi l’Italia. Coldiretti ha dimostrato con le iniziative al Brennero o nei porti della Puglia e della Campania che ci sono poche barriere per i cibi dei Paesi terzi.
    Un altro elemento di criticità è l’attuale codice doganale che consente a prodotti esteri di ottenere la carta di identità italiana, grazie all’ultima lavorazione nel nostro Paese. Un po’ d’acqua e il concentrato si trasforma in passata! Da qui la richiesta di ottenere in Italia la sede dell’Authority delle dogane Europea. E siamo soddisfatti che il Governo Meloni abbia presentato la candidatura a Bruxelles.

    Etichetta con l’indicazione dell’origine

    Il nostro impegno è nel segno della trasparenza: vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese.
    Lo abbiamo denunciato con forza per il Mercosur, ma, lo ribadisco, vale per tutti gli accordi, nessuno escluso.
    Ecco perché la nostra battaglia proseguirà fino a quando non otterremo elementi chiari di trasparenza e di coerenza da parte della Commissione europea. Che fino a oggi ha promesso centralità all’agricoltura, poi però con tutti i provvedimenti ha dimostrato di andare nella direzione contraria.
    Sono anni che facciamo pressing su Bruxelles affinché sia imposta l’etichetta con l’indicazione dell’origine su tutti i prodotti e sull’intero territorio comunitario.  Altrimenti  continueranno a sbarcare  sulle nostre tavole cibi non garantiti.
    Siamo convinti che con la grande mobilitazione popolare si possa arrivare non solo al concetto di reciprocità, ma a un sistema di controlli che metta nel mirino tutte le merci che importiamo, per verificarne la qualità e la salubrità.

    Nel 2025 un allarme alimentare al giorno

    Non facciamo allarmismi, ma i dati del Rasff, il sistema di allerta rapido per gli alimenti e i mangimi, nato proprio per fornire informazioni tra i Paesi membri e allertare le autorità per la sicurezza alimentare in caso di rischi per la salute pubblica, parlano chiaro.
    Nel 2025, secondo quanto emerge dall’analisi fatta dai nostri uffici sui dati Rasff, è scoppiato un allarme alimentare al giorno e in 374 casi si è trattato di prodotti provenienti dall’estero messi sotto accusa per la presenza di residui di pesticidi, microrganismi patogeni, micotossine, contaminazioni da metalli pesanti, diossine, additivi e coloranti, tutti rigorosamente vietati nell’Unione europea.
    E quasi due terzi degli allarmi interessano cibi di Paesi terzi. Nel riso indiano sono stati trovati Tricyclazolo (fungicida persistente, cancerogeno e dannoso per fauna acquatica) e Chlorpyrifos (insetticida neurotossico, vietato in Ue per effetti su feti e bambini); ma anche Hexaconazolo, un fungicida dal Paraguay che altera gli ormoni e danneggia organismi acquatici.
    Contaminate con insetticidi neurotossici le arance  e le fragole provenienti dall’Egitto, così come residui di un prodotto che può avere effetti sulla tiroide sono stati  scovati nei limoni turchi.  Residui sono stati riscontrati nell’olio di oliva di Tunisia ed Egitto.
    Passando alle carni, in quelle di pollo brasiliano sono state trovate tracce di cloro cancerogeno.  Mentre nelle carni bovine olandesi e polacche antibiotici non autorizzati che favoriscono le resistenze batteriche.
    E nel latte ucraino tracce di Triclabendazolo, un antiparassitario vietato in lattazione, e di Cloramfenicolo, un antibiotico cancerogeno.
    Si tratta solo di alcuni casi, emblematici però dei rischi che si annidano nella carne, frutta e cereali importati. Ecco  perché non siamo disposti ad accettare che questa situazione prosegua.

    La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni Ue

    L’agroalimentare è strategico per l’economia italiana. Dal campo alla distribuzione fino al ristorazione il valore ha raggiunto 703 miliardi, pari al 15% del valore dell’economia, con oltre 4 milioni di occupati. La filiera allargata si conferma dunque un pilastro fondamentale del made in Italy.
    Coldiretti non ci sta a veder depauperata una miniera così strategica, più che mai oggi dopo il riconoscimento  Unesco di patrimonio immateriale dell’umanità alla “Cucina italiana”, che sempre più dovrà contare su una materia prima garantita.
    La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen invece sta uccidendo l’agricoltura europea e quella nazionale. Riteniamo che la Commissione abbia il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo.
    Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, a nostro avviso deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica.
    In tutte le iniziative noi leggiamo solo ideologie che si affiancano alla burocrazia e si trasformano così   in una morsa pericolosa per le nostre imprese. Abbiamo calcolato che ogni anno vengano sottratti 100 giorni di lavoro per adempimenti inutili.
    Senza dimenticare i tentativi, ancora una volta sventati dalla Coldiretti, di introdurre addirittura i cibi realizzati in laboratorio. Siamo scesi in campo per fermare questa pericolosa deriva e il nostro Governo ha approvato una legge che vieta la produzione, trasformazione, commercializzazione e importazione di alimenti di origine cellulare.
    Anche in questo caso Coldiretti ha assunto una posizione chiara e decisa:  principio di precauzione e parola alla scienza. Dai primi riscontri sembra però che non ci siano valutazioni favorevoli per carne, latte, formaggi e pesce “finti”.
    Noi comunque continueremo a tutelare le nostre eccellenze, che sono poi il vero valore dei territori, la biodiversità, le nostre imprese e i nostri giovani.
    E a rinsaldare il rapporto con i consumatori, sempre più numerosi nella rete dei mercati di Campagna Amica, un network che ha non solo una valenza commerciale, ma anche un ruolo di diffusione della buona agricoltura che fa bene al Paese.

     

    Mercosur, Prandini: ora il Parlamento porti avanti le norme sulla reciprocità - Ultima modifica: 2026-01-24T16:05:40+01:00 da Giorgio Setti

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci il tuo commento
    Inserisci il tuo nome