Il trasferimento dei risultati: replicare il sistema testato?

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L’Aral, in collaborazione con altri partner, ha dimostrato l’applicabilità dei sistemi testati in realtà agricole diverse. L’obiettivo? Attuare il trasferimento della conoscenza e dell’innovazione sviluppata dai centri di ricerca verso la realtà di campo

L’analisi della replicabilità di un sistema è uno degli obiettivi del progetto Arimeda, con la funzione di applicare i prototipi ideati e sperimentati nelle aziende pilota, in altre realtà agricole lombarde.
L’Associazione Regionale degli Allevatori ha collaborato con gli altri partner in questa applicazione.
Essa ha tra i suoi scopi statutari la promozione di iniziative di assistenza tecnica e consulenza aziendale, concernenti sia il comparto zootecnico che quello agronomico strettamente associato; sviluppare o collaborare in progetti di ricerca per la valorizzazione degli allevamenti e delle filiere, oltreché svolgere azioni dirette alla valorizzazione del benessere degli animali, della cura dell’ambiente e della sostenibilità in genere. Nella realtà attuale, parlare di sviluppo della zootecnia non può prescindere dall’aspetto ambientale, dall’aspetto del benessere animale e della farmaco resistenza.

L’Aral, quindi, attua il trasferimento della conoscenza e dell’innovazione, sviluppata dai centri di ricerca verso la realtà di campo; attraverso il servizio di assistenza tecnica si può avere la diffusione mirata dei risultati utili alla crescita tecnica e professionale degli allevatori e agricoltori lombardi.
L’approccio del progetto Life Arimeda, incentrato sulla fertirrigazione tratta due importanti tematiche della gestione dell’azienda agrozootecnica: l’irrigazione e la fertilizzazione.

Irrigazione

L’irrigazione, analizzata attraverso i dati Istat del censimento dell’agricoltura del 2010, è caratterizzata, nella regione lombarda, soprattutto nella zona di pianura, da una grande disponibilità di acque, un bene che seppure non mostri problemi di approvvigionamento, non deve essere concepito come una risorsa che possiamo sprecare. È quindi quanto mai attuale progettare sistemi che possano efficientare l’uso dell’acqua nei nostri sistemi irrigui.
La distribuzione delle modalità di irrigazione, sul territorio lombardo, segue una specificità zonale: nella pianura centrale e nella pianura pavese si riscontra un utilizzo attraverso sistemi a scorrimento superficiale e sommersione, quest’ultima legata alla specifica vocazione risicola, per un uso complessivo pari a più del 70%, mentre nella parte orientale mantovana e bresciana è presente in maniera abbastanza diffusa l’utilizzo attraverso sistemi di aspersione. La microirrigazione, invece, attualmente è adottata solo per poche realtà.
Nelle figure 1 e 2 sono rappresentate le diffusioni territoriale e le percentuali relative all’intero comparto lombardo.

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Fig. 1 - Aspersione. Fonte: “Ricerca sui consumi irrigui e le tecniche di irrigazioni in Lombardia” realizzata dall’Istituto di Idraulica Agraria dell’Università degli Studi di Milano per conto della Regione Lombardia
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Fig. 2 - Microirrigazione. Fonte: “Ricerca sui consumi irrigui e le tecniche di irrigazioni in Lombardia” realizzata dall’Istituto di Idraulica Agraria dell’Università degli Studi di Milano per conto della Regione Lombardia

I diversi metodi applicati differiscono per quanto riguarda l’impiego di acqua, di energia, di manodopera, di capitali, per la possibilità di automazione, per l’adattabilità a certi tipi di terreno.
Aspetto fondamentale è l’efficienza dei diversi metodi irrigui, che solitamente si calcola come volume irriguo realmente utilizzato dalle colture. Come è facile intuire l’efficienza del sistema a scorrimento risulta molto bassa e si innalza man mano che si arriva a un’irrigazione più precisa quale è la microirrigazione.

Le modalità sperimentate nel progetto si caratterizzano come tecniche altamente efficienti nell’uso della risorsa idrica, indipendentemente dalla sua disponibilità territoriale, in una logica che mira a preservare la risorsa, non solo per la sua fondamentale importanza in agricoltura, ma anche per gli altri comparti socio-economici.

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Fig. 3 - Scorrimento.  Fonte: “Ricerca sui consumi irrigui e le tecniche di irrigazioni in Lombardia” realizzata dall’Istituto di Idraulica Agraria dell’Università degli Studi di Milano per conto della Regione Lombardia

Fertilizzazione

Altro tema fondamentale e quello legato alla concimazione, soprattutto di natura organica, estremante importante per quantità e caratteristiche in Lombardia.

Nel corso degli anni l’apporto di sostanza organica con gli effluenti zootecnici è stato oggetto di discussione, se in passato veniva vista come una ricchezza assoluta per la fertilità del suolo, con l’introduzione di concimi chimici questa concezione è divenuta meno strategica. Inoltre, in anni più recenti, l’evoluzione gestionale e la sostenibilità economica delle aziende ha portato a un incremento della concentrazione degli animali allevati in pianura tale da porre l’attenzione sulla gestione degli effluenti, che se mal utilizzati possono provocare inquinamento.
Risulta quindi di fondamentale importanza l’utilizzo dell’effluente zootecnico improntato alla valorizzazione effettiva in campo per un corretto apporto di nutrienti e minori rilasci nell’ambiente.

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Fig. 4 - Sommersione. Fonte: “Ricerca sui consumi irrigui e le tecniche di irrigazioni in Lombardia” realizzata dall’Istituto di Idraulica Agraria dell’Università degli Studi di Milano per conto della Regione Lombardia

Nella figura 5 sono rappresentate le perdite di azoto ammoniacale in aria derivanti dalle diverse modalità di distribuzione: dal piatto deviatore, all’interramento in 24h, a bande, a rasoterra, a solchi aperti. Procedendo verso una migliore capacità di evitare la formazione di aerosol, si osserva una diminuzione delle perdite di azoto efficiente, garantendone così una maggior disponibilità per le piante. Con queste premesse si sono messi a punto sistemi in grado di distribuire effluente congiuntamente all’irrigazione.

Fig. 5 - Perdite di azoto ammoniacale in aria derivanti dalle diverse modalità di distribuzione

Vantaggi gestionali

Nelle aziende pilota dimostrative, una con ala gocciolante e l’altra con pivot, oltre ai vantaggi tecnici riportati nelle relazioni precedenti di questo dossier, le pratiche adottate hanno dimostrato vantaggi gestionali in relazione:
- al miglioramento delle tempistiche di irrigazione, particolarmente in appezzamenti di piccole dimensioni;
- alla distribuzione puntuale di acqua e nutrienti in periodo vegetativo;
- all’effettiva valorizzazione dell’effluente e un minor uso di concime chimico;
- all’incremento delle rese;
- alla possibilità di distribuzione in un arco temporale più ampio.
Per contro, alcuni aspetti possono essere considerati dei punti di debolezza, relativamente alla richiesta di mano d’opera dedicata a questo tipo di operazione e alla necessità di prevedere un’automazione delle operazioni per rendere più efficienti gli apporti e meno onerosa la tecnica.
Nelle aziende di “replicabilità” si è estesa la stessa modalità applicata, in aziende diverse per storia, per tipologia di digestato, per caratteristiche dei terreni sia in termini strutturali che di distanza dal centro aziendale.
In tali aziende, il sistema irriguo a goccia è stato proposto in una realtà che ha sempre utilizzato lo scorrimento.
Questo metodo richiede, per esprimere efficacia, tempo e risorse legate alla sistemazione del terreno e alla necessità di trasferire attrezzature e trattrice da campo a campo; con l’ala gocciolante tutto questo diventa non necessario, assicurando un apporto idrico uniforme su tutto il campo indipendentemente dalle zone e consentendo l’automazione delle operazioni con conseguente riduzione del carico di lavoro.
Le criticità emerse da questa esperienza sono riferibili a:
- tempi e costi di posa e rimozione dell’ala gocciolante non sempre vantaggiosi;
- necessaria automazione di sistema, per diminuire onerosità e manodopera;
- limite dell’ala gocciolante in fase di germinazione del mais di secondo raccolto (solo in alcune situazioni climatiche);
- imbrattamento fogliare con pivot che rende necessarie irrigazioni a fine stagione per “pulire” le piante;
- difficoltà nella delocalizzazione del digestato da distribuire con la fertirrigazione a causa dell’aggregazione delle particelle durante il trasporto.
L’applicabilità dei sistemi testati in realtà diverse è stata sostanzialmente dimostrata nel corso del progetto. Restano evidenti alcuni punti migliorabili (dal punto di vista gestionale e organizzativo), ma è confermata l’efficacia delle scelte tecniche sperimentate, in particolare relativamente alla filtrazione e utilizzazione del digestato nel sistema irriguo.

 

 

Gli autori sono dell’Associazione Regionale Allevatori della Lombardia (Aral).

Il trasferimento dei risultati: replicare il sistema testato? - Ultima modifica: 2021-05-10T10:56:29+02:00 da Lucia Berti

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