Dopo le tappe in Liguria, Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta si sono svolti giovedì 12 marzo e venerdì 13 marzo a Roma i due appuntamenti di “Generazione Dop – Le radici del futuro”, il progetto educativo e culturale dedicato agli studenti delle scuole superiori italiane per far conoscere il valore dei prodotti Dop come patrimonio di cultura, territorio e sostenibilità.
Il progetto realizzato grazie al contributo dal Ministero dell’agricoltura e promosso dai Consorzi Basilico Genovese Dop, Olio Riviera Ligure Dop e Grana Padano Dop, è arrivato anche nella Capitale con due incontri ospitati dall’Ipseao Pellegrino Artusi e dall’Ipseao Amerigo Vespucci, coinvolgendo gli studenti in un percorso di approfondimento sui prodotti Dop non solo come eccellenze gastronomiche, ma anche come espressione di identità, cultura, economia e sostenibilità.
A dialogare con i ragazzi sono stati Anyta, sui social @anytaishere, creator amatissima dalla Gen Z, e Ivano La Rosa, attore, autore, regista e formatore, protagonisti di un format capace di unire incontro diretto, partecipazione e narrazione.
Il progetto raccoglie il sostegno convinto dei Consorzi promotori
Per Renato Zaghini, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano «Parlare ai giovani di Dop significa aiutarli a leggere in modo più consapevole il valore del cibo, del lavoro e dei territori da cui nascono le nostre eccellenze. Il Grana Padano Dop non è solo un prodotto simbolo del Made in Italy, ma il risultato di una filiera che custodisce qualità, storia, responsabilità e sostenibilità. Iniziative come Generazione Dop sono importanti perché avvicinano gli studenti a questo patrimonio in modo diretto, concreto e attuale, offrendo strumenti utili per comprendere il legame profondo tra produzione, cultura e futuro».
«Con il progetto Generazione Dop - ha detto Carlo Siffredi, presidente del Consorzio di Tutela dell'Olio Extravergine di Oliva Riviera Ligure Dop - vogliamo avvicinare le nuove generazioni al valore autentico delle Indicazioni Geografiche. Per l’Olio Riviera Ligure Dop è un’occasione preziosa per aiutare i giovani a comprendere la natura profonda di questo prodotto: nel nostro caso il legame con il territorio ligure, la cultura agricola che lo custodisce e le pratiche produttive sostenibili che ne garantiscono qualità e identità. Educare alla consapevolezza alimentare significa investire nei giovani e nel futuro del nostro patrimonio agroalimentare e culturale».
Anche Mario Anfossi, presidente del Consorzio di tutela del Basilico Genovese Dop ha sottolineato: «Il progetto Generazione Dop nasce con l’obiettivo di avvicinare i più giovani al valore delle nostre denominazioni di origine e al patrimonio agroalimentare che rappresentano. Portare questi temi nelle scuole significa non solo raccontare cosa c’è dietro un prodotto Dop, ma anche trasmettere cultura, territorio e consapevolezza. Incontri come questo sono fondamentali perché permettono agli studenti di conoscere da vicino realtà come il Basilico Genovese Dop e di capire quanto lavoro, tutela e tradizione ci siano dietro a un prodotto simbolo della nostra terra. Investire nella formazione e nella curiosità delle nuove generazioni è il modo migliore per garantire un futuro alle eccellenze agroalimentari italiane».
Le riflessioni dei protagonisti del progetto
«La cosa che mi porto sempre a casa da questi incontri - ha detto Anyta - è l’energia bellissima dei ragazzi. Ogni volta ci dicono che sono appuntamenti super informativi, ma allo stesso tempo leggeri e mai noiosi, diversi dalla solita routine scolastica. Per noi è la conferma che siamo riusciti a trovare un modo nuovo per avvicinarli a questi temi».
«Generazione Dop è un progetto che mi ha riportato a contatto - ha dichiarato La Rosa - con quello che amo di più: stare davanti alle persone, raccontare storie, creare connessione. Vengo dal teatro, poi sono passato alla produzione di contenuti narrativi digitali, e in questo progetto ho ritrovato entrambe le cose. Ma c'è qualcosa in più: la possibilità di portare ai ragazzi un valore culturale concreto. Perché la Dop non è solo un marchio su una confezione - è un modo di leggere il nostro paese, i suoi territori, le sue tradizioni, il lavoro di persone che custodiscono qualcosa che viene da lontano».
«Quello che mi colpisce ogni volta è vedere ha proseguito Ivano - come il gioco e la competizione sana aprano una porta che la lezione frontale spesso non riesce ad aprire. I ragazzi si sfidano, si divertono, e nel farlo ragionano su domande che sembrano semplici ma non lo sono. Alla fine di ogni evento sono convinto che qualcosa rimanga. E un giorno, davanti a uno scaffale o in un mercato, qualcuno di loro riconoscerà un prodotto DOP con occhi diversi. Per me, è già una vittoria».





