Forum Agricoltura Coldiretti, il 35% degli italiani cambia il menu come strategia antinflazione

Lo rivela l’indagine Coldiretti/Censis in apertura del Forum organizzato dall’organizzazione agricola in collaborazione con lo studio The European House – Ambrosetti

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Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, in mezzo alle eccellenze della tradizione agroalimentare italiana
Uno degli escamotage che consentono di mangiare bene senza spendere troppo è il ritorno ai piatti poveri della tradizione nazionale per il 73% delle tavole italiane che sono anche alla base della Dieta mediterrnea candidata a diventare patrimonio dell’umanità dell’Unesco

In tempi di ristrettezze a causa dell’inflazione  oltre 1 italiano su 3 cambia il menu secondo “La guerra in tavola”  l'indagine Coldiretti/Censis  diffusa al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House – Ambrosetti a Villa Miani a Roma.

Secondo il rapporto, infatti, il 35% dei cittadini affronta la spesa quotidiana adottando strategie che vanno dalla gavetta in ufficio al taglio degli sprechi fino alla preferenza accordata ai prodotti italiani, riuscendo nella maggior parte dei casi a garantirsi la qualità di quanto mette nel piatto.

In quest’ottica tornano, come strumento antinflazione, i piatti tradizionali della cucina povera sul 73% delle tavole italiane. Mangiare bene senza spendere troppo, ad esempio, con l’aiuto delle ricette della nonna che consentono di realizzare piatti non elaborati con ingredienti agevolmente reperibili e non particolarmente costosi.

La dieta mediterranea candidata a a patrimonio dell’Unesco

Il faro che guida le scelte a tavola, come hanno fatto sapere Coldiretti/Censis al Forum Internazionale sull'agricoltura, resta la Dieta mediterranea con l’88,1% degli italiani che dichiara di ispirare le proprie abitudini a tavola proprio al tradizionale regime alimentare riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Una dieta che, oltre a classificarsi come la migliore al mondo del 2023 sulla base del best diets ranking elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

Per sostenere la candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’Unesco è stato aperto al Forum internazionale sull'agricoltura il primo salone dei giganti del Made in Italy, dalla mortadella lunga due metri per 120 chili di peso al maxi provolone da un quintale, al Pecorino Toscano da 20 chili, dai 5 metri di corda di salsicce di Norcia al Salamino d’Abruzzo a forma di “Bastoncino” lungo due metri e mezzo.

Prandini: «Difendere la dieta mediterranea battaglia per  la biodiversità»

«Crediamo che difendere oggi la dieta mediterranea sia una battaglia da fare per il futuro dei nostri figli, una battaglia non solo per la loro salute e quella del pianeta, ma una battaglia di democrazia e giustizia sociale, che vale per l’identità e la sopravvivenza di tutti i singoli popoli - ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che  - per noi si tratta anche di una battaglia per la biodiversità, per la sovranità alimentare».

Imbandita la tavola della cucina povera al Forum dell'Agricoltura

In questa occasione i cuochi contadini della Coldiretti hanno allestito la prima tavola della cucina povera con piatti e ricette che hanno reso grande la cucina italiana e rappresentano l’architrave della sua candidatura a patrimonio dell’Unesco. Ricette che non sono solo una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come – rileva la Coldiretti – la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.

«È un modo di cucinare - secondo l’indagine di Coldiretti/Censis - che fa parte di una tradizione orale trasmessa di generazione in generazione all’interno delle famiglie e che ha beneficiato di una vera e propria rivitalizzazione, grazie al rinnovato interesse per la cucina degli ultimi anni, divenendo dei veri e propri scudi contro l’inflazione per evitare ogni downgrading nella qualità del cibo messo in tavola».

I record della filiera dell’agroalimentare italiana

Il Made in Italy dal campo alla tavola vede impegnati, come ha sottolineato Coldiretti – ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Una rete diffusa lungo tutto il territorio che – spiega la Coldiretti – quotidianamente rifornisce i consumatori italiani ai quali i prodotti alimentari non sono mai mancati nonostante pandemia e guerra.

Non a caso con un balzo dell’8% è record storico per le esportazioni alimentari Made in Italy nel 2023, secondo l’analisi della Coldiretti sui dati Istat sul commercio estero relativi ai primi otto mesi dell’anno che indicano un ulteriore balzo sul primato di sempre di 60,7 miliardi fatto registrare nel 2022. Tra i principali Paesi, ad essere cresciute di più nel 2023 – sottolinea la Coldiretti – sono le esportazioni alimentari in Francia, con un balzo del 14% davanti alla Germania (+11%) e alla Gran Bretagna (+11%) anche se arretra leggermente per la prima volta negli Stati Uniti (-3%).

Un record trainato da un’agricoltura che è la più green d’Europa con – evidenzia la Coldiretti – la leadership Ue nel biologico con 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (325), 526 vini Dop/Igp e 5547 prodotti alimentari tradizionali e con Campagna Amica la più ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori.

Al Forum sull'agicoltura di Coldiretti imbandita la tavola della cucina povera

In questa occasione i cuochi contadini della Coldiretti hanno allestito la prima tavola della cucina povera con piatti e ricette che hanno reso grande la cucina italiana e rappresentano l’architrave della sua candidatura a patrimonio dell’Unesco. Ricette che non sono solo una ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi, ma aiutano anche a non far sparire tradizioni culinarie del passato secondo una usanza molto diffusa che ha dato origine a piatti diventati simbolo della cultura enogastronomica del territorio come – rileva la Coldiretti – la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.

«È un modo di cucinare - secondo l’indagine di Coldiretti/Censis - che fa parte di una tradizione orale trasmessa di generazione in generazione all’interno delle famiglie e che ha beneficiato di una vera e propria rivitalizzazione, grazie al rinnovato interesse per la cucina degli ultimi anni, divenendo dei veri e propri scudi contro l’inflazione per evitare ogni downgrading nella qualità del cibo messo in tavola».

Forum Agricoltura Coldiretti, il 35% degli italiani cambia il menu come strategia antinflazione - Ultima modifica: 2023-11-23T18:21:21+01:00 da Francesca Baccino

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