Quando la mandria cresce serve un carro da record

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Da sinistra, Giovanni e Fabio Crotti. La stalla della famiglia Crotti conta 1.400 capi complessivi, di cui 630 in lattazione, con buone performance produttive
La famiglia Crotti di Grumello Cremonese è passata in 20 anni da 300 a oltre 600 capi in lattazione. “Ciò nonostante, riusciamo a gestire i 1.400 animali complessivi con un solo carro, che in tre ore prepara e distribuisce dieci razioni”

Venti anni fa avevamo un po’ più di 200 vacche in lattazione, oggi siamo a 630, con la prospettiva di arrivare a 700”. Specificare chi parla è quasi superfluo: un discorso simile potrebbero farlo centinaia di allevatori, visto quanto sono cresciute, dimensionalmente, le stalle italiane dall’inizio del millennio a oggi.

“È vero. Un tempo una stalla da 400 vacche era grande, oggi è quasi piccola”. A parlare, comunque, è Fabio Crotti, che con il padre Aldo e il cugino Giovanni manda avanti l’azienda di famiglia, alla cascina Dosso di Grumello d’Adda, in provincia di Cremona; e non c’è bisogno di aggiungere altro sulla vocazione zootecnica del territorio.
“Siamo cresciuti pian piano, in modo fisiologico, senza fare investimenti azzardati. Cresceremo ancora un po’, poi vediamo. Aumentando ancora la mandria dovremo affrontare qualche spesa importante: prima di tutte, quella per la sala di mungitura. Oggi lavoriamo con una parallela 15+15, ma cominciamo a far fatica a mungere tutti i capi, siamo arrivati a 11 ore di attività. Se aumenteremo ancora, dovremo pensare a un’altra soluzione”.

Il carro Sgariboldi produce una miscelata soffice, senza impaccamenti ed è per questa ragione che da oltre 20 anni i Crotti si affidano a questa gamma

Giostra o robot?

Quando si superano i 600 capi in lattazione (1.400 quelli totali, presenti nei vari capannoni) le opzioni per la mungitura si riducono a poche scelte. Scartati i robot per l’eccessiva complessità strutturale di una soluzione simile (ne servirebbe una quindicina), restano la sala tradizionale, la giostra o il batch milking. “Che però - obietta Fabio Crotti - alla fine ha gli stessi limiti dei robot in materia di numero di capi che può mungere e soprattutto di manutenzioni e costi, ben più alti rispetto a una sala tradizionale. Per cui credo che valuteremo bene costi e benefici della giostra. Dovremo farla in un posto diverso rispetto alla sala attuale: trasformare una 15+15 in giostra mentre continuiamo a usarla è impensabile, perché ne derivano tempi di lavorazione biblici, rischi di danni ai piedi delle vacche per scaglie di cemento e altri detriti e ulteriori problemi di varia natura. Sceglieremo probabilmente un’area marginale dell’azienda, comunque raggiungibile da tutti i capannoni senza eccessivo sforzo”.

La nuova sala aprirebbe spazi sia per aumentare la mandria, sia per sperimentare nuove routine, quali la terza mungitura giornaliera.
“Effettivamente con la sala attuale le tre mungiture ce le possiamo scordare, ma non credo che adotteremo questa pratica anche avendone la possibilità. Infatti - spiega Fabio Crotti - cediamo la produzione alla Latteria Soresina, per farne Grana Padano, e la mungitura aggiuntiva abbasserebbe troppo i parametri qualitativi, che sono quelli che la latteria usa per fissare il prezzo”.

Oggi, prosegue Crotti, la mandria si difende bene: 3,9 di grassi e 3,5 di proteine a metà giugno, con cellule a 160mila. Il tutto per quasi 100mila quintali di produzione all’anno. Valori più che soddisfacenti, sostenuti anche da una corretta e molto curata alimentazione. “In razione abbiamo quasi esclusivamente insilati, il fieno essiccato è minoritario. Diamo silomais, medica e graminacee insilate, poi insilato di erbaio misto (grano, veccia e loietti) che raccogliamo a primavera per fare un secondo raccolto di mais. In aggiunta, ovviamente, farine, mangime e soia”.

Ciclo chiuso sui terreni

Una parte importante delle materie prime è coltivata sui terreni aziendali, che assommano a circa 250 ettari. “Facciamo mais per insilaggio, pastone e in parte granella. Poi medica, miscugli e graminacee”. Aggiungendo i secondi raccolti, si arriva a circa 350 ettari di superficie, in gran parte da trinciare. “Per questo motivo abbiamo una trincia nostra: una Jaguar 870 appena acquistata. È un buon investimento: costa, ma ci garantisce l’indipendenza, ossia la possibilità di raccogliere quando il prodotto è al punto giusto di maturazione”.

Completano la parte produttiva 400 kWh di pannelli fotovoltaici installati sui tetti e un digestore da 300 kWh. “Funziona esclusivamente con letame e liquami, lo abbiamo tarato sulle potenzialità della nostra stalla. Non ci sembra il caso di andare a cercare silomais per alimentare il biogas. In questo modo, invece, tratta tutti i reflui aziendali, produce bene e in più fornisce digestato con cui concimiamo tutti i terreni. Da anni non comperiamo più fertilizzante minerale. Abbiamo chiuso il ciclo: alimentiamo gli animali con le nostre coltivazioni e concimiamo i campi semoventi con le deiezioni bovine. Siamo in equilibrio sia con il fabbisogno di nutrienti sia con la Direttiva Nitrati”.

Miscelazione vincente

La presenza di insilati di varia natura richiede una buona miscelazione per dar vita a un unifeed che sia al tempo stesso equilibrato e in linea con le disposizioni dell’alimentarista. Da oltre vent’anni, i Crotti affidano la materia ai Gulliver di Sgariboldi. “Ne abbiamo avuti tre: il primo risale al 2003 e rimase in servizio 14 anni. Nel 2017 acquistammo il secondo, che abbiamo sostituito lo scorso febbraio con un Gulliver 8021, da 21 metri cubi di volume. Rispetto al modello precedente ha più cavalli e una fresa più larga, ma concettualmente resta la stessa macchina. Anche la capacità è uguale. Avendo aumentato la stalla avremmo potuto prendere un carro più grande; tuttavia, abbiamo alcuni capannoni bassi e un Gulliver con maggior volume sarebbe passato a fatica sotto le tettoie”.

Si è quindi rimasti fedeli ai 21 metri cubi. Una misura, spiega Fabio Crotti, che comunque non limita l’attività giornaliera. “Lo facciamo lavorare dalle 7 alle 10 e in questo intervallo prepara 10 carri per tutti i gruppi, dalle fresche alle asciutte per finire con le manze. Ha un’ottima capacità di lavoro, praticamente fa più di tre carri l’ora”. Un risultato, aggiunge Crotti, che un carro verticale non riuscirebbe a eguagliare.
“Per il principio di miscelamento e taglio contemporaneo, il verticale richiede un tempo maggiore. Se dovessimo fare dieci carri con un verticale, forse non ci vorrebbe il doppio del tempo, ma quasi”. Grazie alla velocità di preparazione dell’unifeed, il Gulliver 8021 è stato giudicato dai proprietari in grado di gestire anche una mandria da 700 capi in lattazione, dunque con oltre 1.500 animali da nutrire.

Il nuovo carro Gulliver di Sgariboldi. Sostituisce un modello della stessa dimensione in servizio dal 2017 al febbraio scorso

Il principale vantaggio dei carri Gulliver, tuttavia, secondo i Crotti risiede nella qualità della razione unica. “I carri verticali a nostro parere presentano due problemi. Il primo è che la miscelata appare compatta, schiacciata in alcuni punti, per effetto delle coclee che tagliano oltre che mescolare. Il secondo è che basta una distrazione, un errore di pochi minuti per creare razioni difformi. Quando per esempio si lavora con fieni lunghi, cinque minuti di taglio in più o in meno fanno la differenza e se gli animali si rendono conto che il prodotto non è ben mischiato, scelgono gli alimenti preferiti e la mattina dopo si trovano i mucchietti di steli non tagliati, abbandonati in mangiatoia”.

La fresa è stata allargata rispetto alla macchina di precedente generazione

Un rischio, prosegue Fabio Crotti, che non si presenta con il Gulliver. “In questo caso, all’interno del carro non si fa taglio ma soltanto miscelazione, per mezzo di pale rotanti (il cosiddetto girante) che sollevano il prodotto e lo lasciano ricadere delicatamente. Il risultato è che la razione, oltre a essere pronta in meno tempo, è anche più omogenea e soprattutto non vi sono ingredienti tagliati troppo o troppo poco”.

Passa tutto per il mulino

Questo perché, fa notare il cugino, tutto il prodotto, a eccezione delle farine, passa per la fresa, naturalmente dotata di mulino. “Raccogliamo insilati e fieno con la fresa ed è il mulino a tagliarli. Siccome il procedimento è immediato, non si rischia che uno dei componenti sia tagliato meno degli altri”. Il mulino è parte integrante della tecnologia Gulliver. Esercita il totale controllo sul taglio e solo una volta tagliato secondo necessità il prodotto passa nella vasca di miscelazione per essere lavorato.
Il risultato è, come abbiamo già scritto, un unifeed soffice, uniforme e soprattutto omogeneo. “Abbiamo fatto diverse prove con il setaccio, trovando sempre che i prelievi corrispondo perfettamente alla ricetta caricata sul computer”.

Elettronica: c'è quel che serve

La dotazione elettronica, su un carro miscelatore, conta ormai quanto la componente meccanica. Per i Crotti, quella presente sul Gulliver di Sgariboldi è “appropriata”. Ossia non eccessiva, ma efficiente e utile per semplificare il lavoro.
“Abbiamo ovviamente la pesa elettronica e un computer connesso da remoto con il pc aziendale. In questo modo, qualsiasi modifica fatta dall'alimentarista arriva facilmente sul carro ed è applicata in tempo reale. Per noi è più che sufficiente, anche perché sono convinto - conclude Fabio Crotti - che alla fine i primi componenti a dare problemi sono proprio quelli elettronici. È anche per questo motivo che abbiamo preferito non montare il Nir, sebbene fosse disponibile tra gli optional. Il carro deve lavorare ogni giorno, non è ammesso il fermo macchina. Meno cose ci sono, meno se ne possono rompere”.


Gulliver 8000 S, ponte verso il futuro

Traghettare la serie ammiraglia di Sgariboldi nel futuro: questa la delicata missione che il costruttore lodigiano affida alla serie 8000 S e nello specifico al Gulliver 8000S. Si tratta di un carro semovente di grandi dimensioni, pensato per stalle importanti e prodotto in tre cubature: 8021, 8028 e 8031, dove le ultime due cifre indicano la capienza della vasca in metri cubi.
Ad alimentarli è un unico motore: John Deere 6 cilindri Pss, con potenze di 255 e 300 cavalli. Tutto nel Gulliver è pensato per una miscelazione ottimale, a partire dal particolare sistema di lavorazione, basato sul principio “prima taglia, poi miscela”.
La raccolta tramite fresa integrata con mulino (di serie su tutti i semoventi Gulliver) si occupa del taglio dei componenti e permette di impiegare la vasca centrale soltanto per la miscelazione, realizzata da una girante a pale.

Caricando uniformemente la vasca con un trasportatore che modula il lancio di prodotti già precedentemente tagliati, sostiene Sgariboldi, si ottengono diversi vantaggi, quali maggior precisione e minori consumi, delicatezza di trattamento della razione e rispetto delle caratteristiche costitutive di ogni singolo ingrediente. Il risultato è un unifeed preparato in tempi inferiori con svuotamento rapido e completo della vasca e un funzionamento ottimale sia con fibre lunghe sia per farine e mangimi.
L’aggiunta del mulino dà una marcia in più, uniformando maggiormente il taglio, soprattutto in presenza di fieni a fibra lunga, mentre gli ingredienti che non necessitato di taglio sono convogliati direttamente nella vasca senza passare dal mulino.


Pensato per il comfort

Pur non essendo generalmente oggetto di lavoro continuativo per tutta la giornata, il carro miscelatore ospita l’operatore per diverse ore ogni giorno. Per questo motivo, aspetti quali comfort, insonorizzazione e manovrabilità sono importanti quasi quanto una buona miscelazione degli ingredienti. “Il comfort sul nuovo Gulliver è di buon livello. L’aria condizionata, che abbiamo usato poco visto che finora (metà giugno, ndr) non ha fatto molto caldo, ci è sembrata efficiente e la cabina è comoda per un operatore”.

Le dimensioni sono importanti, con 11 metri di lunghezza e 2,5 di larghezza (per il modello 8021), tuttavia secondo Fabio Crotti il Gulliver si muove bene tra le corsie. “La sterzata su quattro ruote aiuta molto. Bisogna soltanto stare attenti a quella che chiamo la coda, ossia il motore montato posteriormente. È un metro e mezzo di lunghezza aggiuntiva che dev’essere tenuto in considerazione, soprattutto nelle svolte strette e in particolare perché le sterzanti posteriori agiscono quasi in anticipo sulle anteriori. Ma è soltanto una questione di abitudine, perché alla fine il carro è maneggevole e pratico, anche in stalle non di ultima generazione”.

Quando la mandria cresce serve un carro da record - Ultima modifica: 2026-07-13T14:39:10+02:00 da Laura Della Giovampaola

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