Mocellin: la cooperazione ora va all’attacco

Mocellin
Alessandro Mocellin, presidente del settore lattiero caseario di Confcooperative. Mocellin è presidente anche di Latterie Vicentine, Agriform e Latterie Venete. Le prime due realtà sono cooperative, Latterie Venete è una società privata che però è controllata da Latterie Vicentine (“è l'ultima acquisizione che abbiamo fatto, in marzo; abbiamo deciso, almeno momentaneamente, di tenere separate le unità di business”)
Il presidente del lattiero caseario di Confcooperative Mocellin : è finito il tempo di giocare soltanto in difesa

Numerosi protagonisti del settore lattiero caseario italiano, in occasione di loro interventi pubblici o anche di interviste rilasciate qui su questa stessa rivista, hanno affermato di essere convinti che in questo particolare comparto è un orientamento vincente, o almeno conveniente, guardare con favore alla cooperazione.
Per dire, solo sull’Informatore Zootecnico si sono espressi in questo senso nei mesi scorsi personaggi del calibro di Gianpiero Calzolari, sino a poco tempo fa presidente della Granarolo, Simona Caselli, presidente di Granlatte, Enrico Manni, presidente del consorzio Granterre, Roberto Sassoni, direttore di Progeo, e diversi altri.

Ora possiamo approfondire la questione con un cooperatore doc come Alessandro Mocellin, presidente di cooperative lattiero casearie di grande peso economico e sociale come la Agriform di Sommacampagna (Vr), o come le Latterie Vicentine di Bressanvido (Vi). Ma soprattutto presidente nazionale del settore lattiero caseario di Confcooperative.
E con 337 cooperative aderenti, 12mila soci, 9mila occupati e un fatturato 2025 di 9,2 miliardi di euro, il comparto lattiero-caseario di Confcooperative si conferma come una componente centrale dell’agroalimentare italiano.

Mocellin all’interno di uno dei magazzini di stagionatura di Agriform. Questa cooperativa è una delle più grandi d’Italia nel settore lattiero caseario. Si occupa di Asiago, Grana Padano, Piave e altre specialità regionali

Presidente Mocellin, quali sono per gli allevatori i vantaggi offerti dal far parte del mondo cooperativo?
Una prima risposta a questa domanda viene da lontano, da tempi passati: le cooperative nascono come strumento di difesa. Uno sguardo di lungo periodo ci dice che le cooperative sono nate essenzialmente per cercare di difendere il reddito degli allevatori riuniti. Ma il vero successo della cooperazione è risultato evidente negli ultimi anni, quando il mercato ha iniziato a dare grandi soddisfazioni ai produttori.

Negli ultimi anni…
Sì, il vero successo della cooperazione si è visto negli ultimi anni. Oggi è diventato abbastanza scontato, incompleto, affermare che facendo parte di una cooperativa un allevatore possa contare su diverse garanzie in più. Infatti è noto cosa possa succedere a un produttore di latte fuori dalla cooperazione: mancati ritiri, secondo prezzo del latte… le problematiche che tutti conosciamo. Il vero successo, secondo me, si è verificato nell'ultimo triennio, quadriennio, quando il mercato lattiero caseario, fortunatamente, ha svoltato in positivo. E quando, di fatto, tutte le cooperative sono riuscite a portare un risultato superiore a quello ottenuto in precedenza con un mercato di per sé già tonico.

Quindi ora la cooperazione lattiero casearia può riposarsi sugli allori?
Rispondo affermando che la nuova cooperazione da reddito non è solo uno strumento di difesa, ma anche uno strumento di attacco. Per usare metafore calcistiche, è vero che noi delle cooperative lattiero casearie eravamo nati per giocare in difesa, per difendere il reddito; ma in questo momento siamo sicuramente all’interno di un'altra filosofia di gioco, che è quella di saper attaccare quando bisogna attaccare. Lo abbiamo fatto quando il mercato è cambiato in positivo e infatti i risultati delle cooperative, tutte, negli ultimi quattro anni, sono stati straordinari.

E cosa significa saper attaccare, in questo contesto?
Saper stare sul mercato, saper trovare nuovi mercati, saper investire, saper rinforzare la propria cooperativa, saper fare aggregazioni…

Qual è la rappresentatività della cooperazione, oggi, in questo settore?
Le cooperative raccolgono più o meno il 70% della produzione di latte italiana. Poi: ci sono zone dove la cooperazione ha dato veramente esempi di virtuosità; ma ci sono anche, purtroppo, episodi in cui qualche cooperativa non è andata bene. Ma volendo guardare alla situazione con spirito positivo, se oggi il 70% del latte viene raccolto in cooperative, vuol dire che il 70% degli allevatori è in grado di avere in cambio del proprio latte quello che è giusto avere.

Vuol dire che il 70% degli allevatori è soddisfatto di far parte di una cooperativa.
Le industrie non cooperative, nel mercato, darebbero all’allevatore sempre di meno di quello che potrebbero dargli. La cooperativa invece ha una propria filosofia opposta: ti dà tutto quello che può darti.

In più, le cooperative potrebbero dare anche un ristorno.
Certo, non solo compensano il latte dell’allevatore socio ai prezzi del mercato, ma prevedono anche un ristorno, cioè una condivisione di parte degli utili. Sì, le cooperative possono dare qualcosa in più rispetto al mercato. E con importi interessanti: alcune cooperative hanno ottenuto risultati straordinari, perché magari legati a un prodotto particolarmente redditizio; altre cooperative, come quelle miste, hanno comunque avuto risultati superiori a quello degli anni precedenti.

La capitalizzazione

Cioè la cooperativa chiude un bilancio, c'è un utile, e un po' di questo utile viene distribuito ai soci.
Non un po’, ma gran parte di questo utile. La qual cosa può essere vista anche come uno dei problemi di una cooperativa, perché noi allevatori tante volte ci dimentichiamo che la cooperativa è forte nel momento in cui, come soci, riusciamo a capitalizzare.

Vuol dire che la pratica del ristorno ai soci può anche esser interpretata come un problema, dal momento che non permette una piena capitalizzazione degli utili.
Se confrontiamo le cooperative lattiero casearie con le aziende per così dire private, non di tipo cooperativo, vediamo che a parità di volume d'affari molte volte le prime hanno capitali molto inferiori. Questo proprio perché la cooperativa tendenzialmente distribuisce tutto ai soci. Anche per rispondere a questo tra virgolette problema, e in presenza di un risultato economico superiore alla media del mercato, tante cooperative hanno creato una specie di tesoretto interno strutturando i propri patrimoni; in altre parole tenendo in cooperativa una parte di quella che era la redditività.

Sempre sul problema della capitalizzazione: svolgerà un ruolo positivo anche uno strumento finanziario tipico delle cooperative, lo strumento del prestito da soci…
Certo, il prestito da soci è uno strumento che viene adottato praticamente penso da tutte le cooperative. E anche per questo tipo di accantonamento negli ultimi anni si sono riscontrati numeri diversi, perché finalmente l'allevamento delle vacche da latte, negli ultimi tre anni, ha offerto soddisfazioni economiche che non si erano viste negli ultimi vent'anni.

I conferimenti del latte

Oltre a reddito, ristorno, prestito da soci, un altro vantaggio della cooperazione, per i soci, può risiedere nella sicurezza del collocamento del prodotto.
È un vantaggio enorme, perché poter contare sul fatto che il camion della latteria tutte le mattine arrivi all'interno della propria azienda agricola, sapere che accadrà, sembra una banalità, ma in questi ultimi tempi non lo è stata. Poi è anche vero che la gestione delle produzioni all'interno delle cooperative viene regolamentata in gran parte delle stesse coop.

In che senso?
Viene regolamentata la gestione della quantità di latte. Qualche cooperativa ha iniziato a farlo già qualche anno fa, qualche altra è intervenuta per cercare di gestire la sovra-produzione dell'anno in corso, qualche altra ancora, invece, è andata magari a investire per poter dare ai propri soci la possibilità di crescere. Filosofie diverse, ma l'obiettivo è quello di cercare comunque sempre di valorizzare al meglio il latte dei propri soci.

Le quantità di latte conferite vengono regolamentate anche applicando delle multe in caso di sforamenti?
No, dire che quelle cooperative che hanno stabilito regole sui conferimenti applichino delle multe sarebbe sbagliato. Possono invece aver trattenuto dei soldi ai soci che hanno prodotto in esubero, e questo allo scopo di investire, di garantire un futuro migliore; e questi soldi sono sempre rimasti all'interno della cooperativa.

Cioè stiamo facendo riferimento all’eventualità che un socio abbia sforato con la propria produzione rispetto ai limiti, agli argini, stabiliti dalla propria cooperativa…
Che abbia sforato rispetto ai quantitativi di equilibrio che erano stati messi a fuoco soprattutto nel 2024. L'anno dell'equilibrio è il 2024, quando le produzioni sono state offerte al mercato in maniera corretta, regolare, e infatti la redditività del latte nel 2024 è stata la migliore in assoluto. Redditività che poi si è travasata nel 2025. Però ormai è da un anno che le cose sono cambiate.

Perché?
Perché i primi dati di sovrapproduzione sono iniziati ad apparire dall'anno scorso, esattamente da un anno; e sono dovuti a tutta una serie di fattori positivi per l'allevatore. Ma poi gli si sono ritorti contro: abbiamo cominciato a vedere mesi, confrontando per esempio agosto su agosto, con percentuali di aumento difficili da sostenere. Produzioni di latte elevate, anche purtroppo sino a raggiungere la sovrapproduzione, per via dell’accresciuta professionalità degli allevatori nella conduzione della stalla. Per esempio nella felice applicazione delle regole del benessere animale, che quando erano state impostate sembravano un'imposizione, ma poi si sono rivelate un'opportunità: i nostri animali stanno meglio in stalla e producono di più. In conclusione gli allevatori sono diventati sempre più bravi nella produzione, altrimenti non si spiegherebbe il perché di tutto questo latte.

Avrà avuto un ruolo anche il meteo.
Sì, perché dal punto di vista foraggicolo l'estate del 2025 è stata climaticamente la migliore estate degli ultimi trent’anni: ci ha offerto finestre di bel tempo per fare dei bei raccolti, intervallate da cospicue piogge che hanno permesso di fare quantità e qualità, due risultati che difficilmente si riesce a coniugare. Quindi le elevate quantità di latte del 2026 sono figlie di quelle scorte foraggicole che le stalle avevano, e che erano di estrema qualità.

Meno latte nel 2027

Fin qui il passato e il presente. Ora, come prevede che possano evolvere nei prossimi mesi i quantitativi di latte portati dagli allevatori alle loro cooperative?
Se dovessi fare una previsione, le dico che la difficoltà nella coltivazione dei foraggi riscontrata nell'estate del 2026, riscontrata anche nelle zone irrigue, probabilmente sarà uno degli elementi che dovrebbe, e uso il condizionale, portare a una riduzione delle produzioni di latte a partire dall'anno 2027.

Parliamo della coltivazione del mais da trinciato?
Sì, del mais, ma anche degli altri foraggi. Per esempio io provengo da una zona irrigua del Veneto, abbiamo fatto i raccolti, ma di fatto abbiamo riscontrato quantità in calo sia nei foraggi sia nel mais. E probabilmente non è solo un problema di quantità di foraggi, perché anche la loro qualità non sembra così buona dal momento che si tratta di piante cresciute sotto stress. Inoltre ci aspettiamo che ci possa essere qualche problema di aflatossine, a causa dell'estate particolarmente torrida. Ma non è solo una questione di quantità e qualità di foraggio.

Perché?
Perché secondo me la vera ripercussione del clima 2026 sulle prossime produzioni di latte consiste nel fatto che quest'estate le vacche, a causa delle alte temperature, non si sono ingravidate facilmente, gli allevatori hanno avuto veramente difficoltà a ingravidarle, quindi dovremmo avere una flessione produttiva a partire da marzo 2027 fino a giugno.

Dunque quest'estate a causa delle alte temperature abbiamo avuto difficoltà a ingravidare le vacche. Quindi si dovrà riprovare a ingravidarle in autunno 2026?
Sì, adesso cominceranno a ingravidarsi un'altra volta, ma i postumi da caldo non sono così semplici da smaltire, per cui neanche in questo mese di settembre probabilmente vedremo vacche gravide, nonostante le temperature si siano abbassate.

Quindi come potrà evolvere nel 2027 la produzione di latte?
Probabilmente avremo un picco produttivo intorno a febbraio del 2027, derivato dalle gravidanze di maggio. Ma poi a partire da marzo del 2027 mi aspetto che la produzione di latte manifesti una frenata, perché molte vacche non partoriranno; una frenata nel 2027 tra marzo, aprile e maggio, e probabilmente anche giugno. Poi anche le gravidanze di giugno, luglio, agosto e settembre 2027 difficilmente andranno bene.

Ancora difficoltà a ingravidare anche nel 2027?
Sì, per il semplice motivo che in presenza di temperature troppo elevate gli embrioni faticano ad attecchire. Lo dice l’esperienza di quest’anno: nonostante la ventilazione in stalla, le varie iniziative di climatizzazione, la disponibilità di acqua fresca, le temperature in stalla difficilmente si sono abbassate a sufficienza. Basta un picco delle temperature in stalla e il seme che tu inserisci nell'animale non ha successo.

Costruire

Torniamo a discutere dei vantaggi delle cooperative. Tra i vantaggi a favore dei soci possiamo considerare anche servizi che magari nel privato non ci sono, tipo l’assistenza tecnica.
Sì, tante cooperative, quasi tutte, offrono servizi al socio nell'interesse comune, fra cui quello di cercare di sostenere il socio anche dal punto di vista tecnico. Ma un altro grande vantaggio è che conferire in cooperativa vuol dire costruire qualcosa.

Costruire qualcosa…
Ormai le cooperative sono sempre più strutturate e sono fatte con lo sforzo di tutta la base sociale. Abbiamo degli esempi bellissimi di cooperative che hanno unito le forze, di cooperative che hanno investito nella direzione che il mercato richiede, dotandosi di strutture veramente all’avanguardia.

Dunque parliamo di strutture…
Sì, ma non solo. Discutendo dell’idea del costruire possiamo anche parlare di aggregazioni. Ci sono degli esempi, anche nell'ultimo anno, di unione delle forze che meritano i miei complimenti, vorrei dire i nostri complimenti. Potrei citare a questo proposito l'unione di Mila con Brimi, che ha portato a costituire un colosso lattiero caseario importante in Alto Adige, un colosso che vale quasi 500 milioni di euro di fatturato. Quella regione lì, che fa il 4% del latte italiano, ci sta insegnando tante cose, pensiamo soltanto alla vitalità dell’altra realtà di Vipiteno.

La fusione Mila-Brimi, 8 maggio 2026, ha dato vita alla Latteria Südtirol. Questo colosso altoatesino fa parte di Confcooperative?
Sì, fa parte di Confcooperative. E se posso essere anche un po' orgoglioso posso sottolineare che fa parte anche dei soci Agriform.

In conclusione?
In conclusione, conferire in cooperativa vuol dire costruire qualcosa, sia come strutture, sia come aggregazione, sia come progetti. Perché poi l'aggregazione è figlia di un progetto che guarda al futuro, che va nella direzione giusta. E se rivolgiamo uno sguardo al futuro, e lo dico con convinzione, e lo dice anche quello che ho fatto nel mio ruolo di presidente di cooperative, nella cooperazione sono finiti i tempi dell'egoismo: parliamoci e cerchiamo di costruire qualcosa assieme.

I tempi dell'egoismo?
Sì, perché in passato tante operazioni sono state fatte, se vogliamo, per costrizione e non per volontà. Io invece ho avuto la fortuna di partecipare in prima persona a un'aggregazione da additare ad esempio: quella di Agriform con Parmareggio, che poi è diventata Caseifici Granterre. Due società sane che non per esigenza, ma per visione, hanno deciso di unire le proprie forze; così oggi è nata la più grande società del lattiero caseario che gestisca le dop del settore.

Che si chiama?
Granterre. Ecco, questi sono progetti affascinanti. Io ho potuto fare questa esperienza nel ruolo di amministratore e ne sono profondamente orgoglioso. Il futuro dice che dobbiamo andare in quella direzione, non ci sono direzioni diverse.

Quindi la cooperazione lattiero casearia deve pensare in grande.
Sì, anche perché lo sviluppo è fuori confine e per andare a commercializzare fuori confine devi essere strutturato, c'è poco da fare. Un'azienda che decide di rimanere ferma al commercio italiano deve già preventivare di dover cadere, ma non può esistere un'impresa che voglia cadere. Di conseguenza, se il futuro è fuori confine, e se il made in Italy è un grande valore aggiunto fuori confine, dobbiamo riunire le forze, assolutamente.

Mocellin: la cooperazione ora va all’attacco - Ultima modifica: 2026-09-22T12:04:15+02:00 da Laura Della Giovampaola

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