Orzo zootecnico, una filiera tracciata costruita sul territorio

Uno dei campi di orzo coinvolti in questa iniziativa
Innovazione agronomica e sostenibilità, gli obiettivi di un progetto di filiera realizzato da Inalca, gruppo Cremonini

Nel corso dell’ultima campagna Inalca ha sviluppato un progetto di filiera dedicato alla produzione di orzo destinato all’alimentazione zootecnica (orzo da granella, non da trinciato), coinvolgendo 27 aziende modenesi, per una superficie totale di 459 ettari. Obiettivo del progetto: costruire le basi di una filiera tracciata, capace di coniugare qualità della produzione, sostenibilità ambientale e condivisione delle conoscenze tecniche.

Negli ultimi anni il settore zootecnico è chiamato a rispondere a richieste sempre più stringenti in termini di qualità delle produzioni, sostenibilità ambientale e trasparenza nei confronti del consumatore. In questo contesto, la creazione di una filiera dedicata ai cereali destinati all’alimentazione bovina rappresenta una scelta strategica che coinvolge tutti gli attori della catena produttiva, dall’azienda agricola all’allevatore finale.

Un approccio agronomico orientato all'efficienza e all'agricoltura rigenerativa

La filiera è stata sviluppata secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa, un modello produttivo che mira a migliorare la fertilità del suolo, aumentando l’efficienza nell’utilizzo di risorse e ridurre l’impatto ambientale delle pratiche colturali. I principi dell’agricoltura rigenerativa comprendono:
Ridurre al minimo il disturbo del suolo (pratiche conservative) e mantenere una copertura vegetale continua.
Recupero della fertilità (sostanza organica) del suolo.
Aumento della biodiversità interna ed esterna ai sistemi colturali (rotazioni e diversificazioni colturale) con pratiche di carbon farming.
Uso ottimizzato e puntuale di fertilizzanti (maggior utilizzo di fertilizzanti a rilascio controllato, maggior uso di prodotti organici che migliorano la fertilità del suolo).

Questo progetto è nato con l’obiettivo di sviluppare un modello produttivo in grado di coniugare tracciabilità, sostenibilità e innovazione agronomica. La filiera ha rappresentato un’importante occasione per trasferire in campo pratiche condivise e valutare l’applicazione dei primi principi dell’agricoltura rigenerativa in un contesto produttivo reale.
L’approccio adottato non si è limitato alla gestione della coltivazione, ma ha riguardato l’intero sistema aziendale, ponendo particolare attenzione alla conservazione della fertilità del suolo e all’uso più efficiente degli input produttivi. Per questo motivo, una parte delle superfici è stata destinata all’introduzione di tecniche di agricoltura rigenerativa.

In particolare, su 38 ettari, con terreno particolarmente tenace, sono state adottate cover crops e lavorazioni minime del suolo, con l’obiettivo di mantenere il suolo permanentemente coperto, limitare il disturbo meccanico, favorire la protezione della struttura del terreno e migliorare l’attività biologica. L’impiego delle colture di copertura ha inoltre contribuito ad aumentare il riciclo degli elementi nutritivi e a ridurre il rischio di perdite per lisciviazione, creando condizioni più favorevoli per la coltura dell’orzo.

Su tutta la superficie di 459 ettari, invece, è stato introdotto un fertilizzante organico derivante da matrici di origine organica (concime azotato organico derivante dalla trasformazione del sangue bovino): il suo nome è Orgazot (ditta AGM, vedi tabella 1), una fonte di azoto organico a elevata efficienza che consente di restituire sostanza organica e nutrienti al sistema produttivo, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti minerali di sintesi.
Parallelamente, la gestione della semina è stata orientata a ottimizzare l’investimento colturale, modulando la densità di semina in funzione dell’epoca di intervento. La densità di semina utilizzata è stata di 155 kg/ha, utilizzando varietà a ciclo medio o medio precoce.

Tab. 1 - Scheda tecnica dell'Orgazot, fertilizzante organico derivante da sangue di macellazione dei bovini
Azoto (N) organico 14%
Carbonio (C) organico 44%
Ferro (Fe) organico  2.500 ppm
Fonte: AGM, Fertilizzanti organici nutrienti speciali.

I risultati della filiera orzo

L’esperienza ha evidenziato come la collaborazione tra aziende agricole rappresenti un elemento fondamentale per l’innovazione. L’applicazione di protocolli condivisi, infatti, ha consentito di raccogliere dati omogenei e confrontabili su un’ampia superficie, aumentando l’affidabilità delle valutazioni agronomiche.
Dal punto di vista nutrizionale, i risultati hanno confermato che è possibile impostare piani di concimazione capaci di valorizzare gli elementi nutritivi naturalmente presenti nel suolo e quelli apportati attraverso fertilizzanti organici, riducendo contestualmente la quantità di fertilizzanti chimici impiegati.

Questo approccio permette non solo di contenere i costi di produzione, ma anche di migliorare la sostenibilità complessiva della coltivazione.
Le prove, su larga scala, sulla densità di semina, hanno fornito indicazioni interessanti, evidenziando come la regolazione strettamente correlata all’epoca di semina e alle condizioni pedoclimatiche, favorendo una gestione più efficiente della coltura.

L’attività di filiera si è svolta utilizzando cinque varietà di orzo:
•Alessia, della ditta Nutristar
•Integral, della ditta Nutristar
•Lavanda, della ditta Zanandrea
•Rafaela, della ditta Zanandrea
•Su Ellen, della ditta Venturoli.

Sono varietà a ciclo medio e medio precoce (vedi grafico 1), con un risultato produttivo medio di 63 q.li e un peso specifico medio del 63%.
Il confronto con la media storica dell’areale di coltivazione rappresenta un elemento fondamentale per valutare l’efficienza delle strategie adottate. Le produzioni medie dell’areale modenese dal 2023 al 2025 vengono riportate nel grafico 2. Osserviamo come l’ottimizzazione della nutrizione e la valorizzazione della fertilità del suolo consentano di mantenere buoni livelli produttivi rispetto allo storico dell’area.
L’esperienza della filiera conferma quindi che l’applicazione graduale dei principi dell’agricoltura rigenerativa può rappresentare una strategia concreta per migliorare l’efficienza agronomica, preservando la fertilità dei terreni e garantendo produzioni competitive, creando al tempo stesso valore per l’intera filiera zootecnica.

Grafico 1 - Andamento produttivo delle varietà utilizzate e media mobile
Grafico 2 - Andamento delle rese produttive di orzo per la provincia di Modena (dati Istat)

Un modello replicabile

La realizzazione di filiere dedicate alle principali colture destinate all’alimentazione dei bovini rappresenta un’evoluzione naturale del progetto e consentirà di applicare in modo sempre più completo uno dei principi fondamentali dell’agricoltura rigenerativa: la rotazione agronomica.
L’obiettivo non è soltanto alternare le colture per migliorare la fertilità del suolo, ma progettare rotazioni funzionali ai fabbisogni nutrizionali della zootecnia, creando una filiera integrata in cui ogni specie coltivata contribuisca sia alla salute del suolo sia all’autosufficienza alimentare degli allevamenti.

Una rotazione ben pianificata permette infatti di interrompere i cicli di numerosi patogeni e infestanti, migliorare l’efficienza nell’utilizzo degli elementi nutritivi, diversificare gli apparati radicali e aumentare la resilienza dell’intero sistema colturale.
In questo percorso, un ruolo strategico sarà rivestito dalla filiera del favino e del pisello proteico, colture leguminose che rappresentano un’importante fonte proteica per l’alimentazione bovina. Grazie alla loro capacità di instaurare una simbiosi con i batteri azotofissatori, queste specie contribuiscono inoltre ad arricchire il terreno di azoto, riducendo il fabbisogno di fertilizzanti nelle colture successive e migliorano l’efficienza complessiva della rotazione.

Lo sviluppo di una filiera nazionale delle leguminose proteiche si inserisce pienamente negli obiettivi del Progetto Legumi Italia, che punta a incrementare la produzione italiana di proteine vegetali destinate alla zootecnica. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime proteiche, in particolare della soia estera, rafforzando l’autonomia degli allevamenti e valorizzando produzioni coltivate sul territorio italiano.
La costruzione di filiere integrate dedicate a cereali e leguminose consentirà quindi di coniugare sostenibilità agronomica, economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. In questo modello, l’agricoltore non sarà più soltanto un produttore di materie prime, ma il protagonista di un sistema capace di generare valore lungo tutta la filiera, dalla gestione del suolo fino alla produzione di alimenti di origine animale ottenuti con ingredienti tracciati, locali e sempre più sostenibili.

La tecnica agronomica

Nell’ambito della filiera dell’orzo è stato sviluppato, su una superficie di 108 ettari, un percorso di innovazione agronomica finalizzato all’adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa.
La scelta di concentrare gli interventi su questa porzione aziendale è stata dettata dalla volontà di applicare in modo completo e continuativo i principi dell’agricoltura rigenerativa, mentre sulle restanti superfici della filiera tali pratiche sono state introdotte in maniera graduale e parziale.

L’obiettivo principale dell’intervento è stato quello di migliorare la fertilità del suolo, incrementare la sostanza organica, favorire la biodiversità microbiologica e aumentare la resilienza della coltura nei confronti degli stress climatici, in particolare della siccità.
L’intero ciclo colturale è stato impostato secondo un approccio conservativo, basato sulla riduzione del disturbo meccanico del terreno e sull’incremento della copertura vegetale.
Le principali pratiche adottate sono state le seguenti:
•eliminazione dell’aratura tradizionale;
•introduzione di lavorazioni minime senza rivoltamento del terreno;
•impiego di cover crops;
•fertilizzazione esclusivamente organica, con eliminazione della concimazione chimica.

L’abbandono dell’aratura rappresenta uno degli aspetti più significativi del progetto. Le lavorazioni minime consentono infatti di preservare la struttura del terreno, limitare l’ossidazione della sostanza organica, ridurre il rischio di erosione e mantenere attiva la biologia del suolo. Inoltre, il mancato rivoltamento degli strati superficiali favorisce una maggiore conservazione dell’umidità e una migliore stabilità degli aggregati.
Le operazioni di preparazione del letto di semina sono iniziate alla fine del mese di ottobre e si sono concluse con la semina dell’orzo nel mese di novembre, rispettando la normale finestra agronomica prevista per l’areale di coltivazione.

Uno degli elementi qualificanti dell’intervento è stato l’utilizzo delle colture di copertura (cover crops), considerate uno strumento fondamentale dell’agricoltura rigenerativa. In particolare, su una superficie di 38 ha caratterizzata da condizioni pedologiche particolarmente difficili, è stata scelta la coltivazione della crotalaria come specie da sovescio.
La crotalaria è risultata particolarmente idonea grazie al suo apparato radicale profondo e vigoroso, capace di migliorare progressivamente la struttura del terreno, aumentare la porosità e favorire l’infiltrazione dell’acqua.

Su una superficie di 38 ettari come specie da sovescio è stata utilizzata la crotalaria, una leguminosa

Trattandosi di una leguminosa, contribuisce inoltre alla fissazione biologica dell’azoto atmosferico, incrementando la fertilità naturale del suolo e riducendo il fabbisogno di apporti nutritivi esterni. L’elevata produzione di biomassa consente inoltre un importante apporto di sostanza organica, elemento fondamentale per aumentare la capacità del terreno di trattenere acqua e nutrienti, migliorando nel tempo la resilienza dell’intero sistema colturale.

La gestione nutrizionale è stata impostata privilegiando esclusivamente fertilizzanti di origine organica, rinunciando all’impiego di concimi di sintesi. Questa scelta è coerente con i principi dell’agricoltura rigenerativa e consente di migliorare progressivamente la fertilità biologica del terreno, stimolare l’attività microbica e favorire un rilascio graduale degli elementi nutritivi, riducendo al contempo il rischio di perdite per lisciviazione e le emissioni associate alla produzione e all’impiego di fertilizzanti chimici.
Nelle tabelle 2 e 3 riportiamo gli schemi di coltivazione, in cui lo standard costi è pari a 100.

Tab. 2 - Ripartizione dei costi e delle produzioni (confronto fra la resa storica e quella attuale)
            SISTEMA LAVORAZIONI DEL SUOLO MEZZI TECNICI FERTILIZZAZIONE  PRODUZIONE
Metodo tradizionale 100% 100% 100%  5,2 ton/ha
Agricoltura rigenerativa 51% 40% 64%   6,4 ton/ha

 

Tab. 3 - Dati tecnici sul sistema Agricoltura rigenerativa
     TIPOLOGIA LAVORAZIONE DEL SUOLO     U.M.
Erpicatura         X
Ripuntatura         X
Minima lavorazione         X
Densità di semina 150 kg/ha
Orgazot 120 kg/ha
Eutrofit   20 kg/ha

Di fronte al climate change

Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide per l’agricoltura moderna.
L’aumento delle temperature, la crescente irregolarità delle precipitazioni, i periodi di siccità sempre più frequenti e gli eventi meteorologici estremi stanno modificando profondamente le condizioni di coltivazione, rendendo i sistemi agricoli tradizionali più vulnerabili e meno prevedibili.

Grafico 3 - Confronto tra la temperatura media degli ultimi 30 anni e la media dell’anno 2026

La scelta di adottare l’agricoltura rigenerativa nella filiera dell’orzo è stata motivata dalla volontà di sviluppare un sistema produttivo capace di rispondere alle sfide imposte dal cambiamento climatico (vedi grafici 3 e 4).
L’obiettivo non è stato esclusivamente quello di ridurre i costi di gestione, ma soprattutto quello di costruire un modello agronomico più resiliente, in grado di mantenere i livelli produttivi, preservare la fertilità e garantire la sostenibilità della produzione nel lungo termine.

Grafico 4 - Andamento della pluviometria negli ultimi 30 anni e la pluviometria dell’anno 2026
Orzo zootecnico, una filiera tracciata costruita sul territorio - Ultima modifica: 2026-09-08T15:01:07+02:00 da Laura Della Giovampaola

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