Il Parmigiano Reggiano accelera sul fronte internazionale e rafforza il proprio posizionamento come prodotto premium globale, ma deve fare i conti con una frenata significativa dei consumi interni. È questo il quadro che emerge dai dati economici 2025 presentati dal Consorzio nel corso dell’annuale conferenza stampa a Palazzo Giureconsulti a Milano che si è svolta il giorno successivo all'assemblea dei soci.
La Dop ha chiuso l’anno con numeri in crescita: produzione a 4,19 milioni di forme in progresso del 2,7%, export in aumento e, soprattutto, che ha superato per la prima volta la metà delle vendite (50,5%). Il giro d’affari al consumo ha sfiorato i 4 miliardi di euro (3,96 miliardi), confermando la solidità del prodotto anche in un contesto internazionale complesso. Ma dietro la crescita si nasconde una dinamica sempre più evidente: il mercato italiano arretra, mentre la spinta arriva sempre dall’estero.
La produzione che nel 2025 ha sforato, soprattutto a partire da agosto, deve crescere in modo controllato «attorno al 2% annuo – ha ricordato Bertinelli –. Solo così possiamo garantire equilibrio tra domanda e offerta e sostenere il valore del prodotto». Un tema cruciale, soprattutto in una fase in cui l’aumento dei prezzi ha incentivato la spinta produttiva.
Vendite in Italia in flessione
Nel mercato domestico si registra un calo dei volumi di circa il 10%, dovuto principalmente all’aumento dei prezzi e alla riduzione della capacità di spesa delle famiglie. Tuttavia, la base dei consumatori resta stabile e il valore complessivo tiene. Una trasformazione che il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, ha chiarito: «In Italia non perdiamo consumatori, ma si compra meno spesso e in quantità più piccole. È il segnale di una pressione sul reddito disponibile delle famiglie».

Il risultato è un cambio nei comportamenti di acquisto: meno prodotto per atto, più attenzione al prezzo, ma senza abbandonare la Dop. «Quando il consumatore si trova davanti formaggi a 10 euro al chilo e il Parmigiano Reggiano a 15, è evidente che si creano difficoltà – osserva Bertinelli –. E questo spiega perché in Italia stiamo perdendo volumi».
«L’internazionalizzazione tappa obbligata»
È, invece, l’estero a trainare le vendite di Parmigiano Reggiano. Le esportazioni sono cresciute del 2,7% (pari a 74.980 t.) con performance particolarmente positive nei mercati extra–Ue (+4,2%). Tra i principali mercati, performance positive si registrano nel Regno Unito (+7,8%, 8.400 t.), in Canada (+8,3%, 3.900 t.) e Svezia (+8,8%, 2.500 t.). Anche gli Stati Uniti, che è il primo mercato estero, hanno confermato nel 2025 un trend positivo (+2,3%, 16.800 t.), mentre sono rimasti stabili i volumi destinati a Francia (–0,3%, 14.800 t.), e Germania (+0,1%, 10.400 t.).
Quest’anno sotto i riflettori saranno ancora di più sugli Stati Uniti, dove a gennaio 2026 si è registrato un calo del 9%, che il Consorzio punta a recuperare entro fine anno investendo ancora di più sulla conoscenza del prodotto.
«Il 2025 ha confermato che il Parmigiano Reggiano è sempre più un prodotto internazionale – ha fatto sapere Bertinelli –. Stiamo lavorando per rafforzare il nostro brand come icona globale capace di generare valore lungo tutta la filiera». La crescita nei mercati esteri non è più solo un’opportunità, bensì una necessità strutturale: l’Italia, come ha spiegato Bertinelli, non può più essere l’unico riferimento: «L’internazionalizzazione diventa una condizione necessaria. Se non andiamo all’estero, rischiamo di lasciare spazio a prodotti che hanno costi molto più bassi e che competono sul prezzo. Quando il consumatore assaggia il Parmigiano Reggiano, deve riconoscerne il valore. E quel valore deve giustificare il prezzo».
Una sfida che riguarda non solo il mercato, ma anche il modello produttivo: una filiera ancora fortemente artigianale, radicata nei territori e con un importante impatto sociale, soprattutto nelle aree montane.
Grande crescita del giro d'affari alla produzione e al consumo
Uno dei risultati raggiunti nel 2025 è la crescita del valore, più che dei volumi. «I chili venduti non sono cambiati in modo significativo, ma il valore è cresciuto enormemente – ha spiegato il direttore generale, Riccardo Deserti –. Nel 2025 il valore alla produzione è arrivato a 59,8 milioni di euro, mettendo a segno un incremento di 8,8 milioni di euro rispetto al 2024».

Un risultato ottenuto anche grazie al rafforzamento del posizionamento premium e all’aumento dei prezzi all’origine: per il 12 mesi la media annuale si è attestata a 13,22 euro/kg (+20,6% vs 2024), mentre per il 24 mesi l’aumento è stato del +24,8%, passando da 12,50 €/kg a 15,59 euro/kg nel 2025. Il Consorzio si sta posizionando su una dimensione economica coerente con il piano pluriennale al 2030.
Come ha sottolineato Deserti, il calo dei volumi in Italia è stato perfettamente compensato dall’avanzata dei quantitativi esportati con un posizionamento di prezzo remunerativo che, associato all’aumento dei listini all’origine, ha generato un grande balzo nella creazione del valore globale. Il valore al consumo è aumentato del 13,5%, pari a 470 milioni di euro.
Il Consorzio ha, infatti, sostenuto questa crescita con un forte incremento degli investimenti in marketing, arrivati a 34,3 milioni di euro nel 2025 (contro i 24 milioni di euro del 2024). «Abbiamo fatto un balzo importante negli investimenti per sostenere lo sviluppo internazionale – ha fatto sapere Carmine Forbuso, direttore marketing – e quest’anno il budget salirà a circa 40 milioni di euro focalizzato su Italia, Spagna, Francia, Regno Unito e Usa. L’obiettivo è supportare un prodotto destinato a diventare un brand globale. Un sostegno a questo obiettivo arriva con la nuova campagna globale “Più grande, insieme” che si propone di ringiovanire il target dei consumatori.
Turismo e ristorazione: le nuove leve
Quest’anno il Consorzio punterà sempre di più sul progetto Turismo che punta a trasformare il Parmigiano Reggiano in una vera destinazione esperienziale. L’obiettivo è ambizioso: come ha sottolineato Cristiano Casa, destination manager del Consorzio del Parmigiano Reggiano, si tratta di passare da 85mila a 300mila visitatori entro il 2029, valorizzando un territorio che già conta circa 4 milioni di presenze annue. La disponibilità dei caseifici alla vista quest’anno coinvolgerà 60 stabilimenti, ma occorre ancora lavorare sull’offerta ricettiva sul territorio «Il turismo è una leva fondamentale per rafforzare il valore percepito del prodotto – sottolinea Casa –.L’esperienza diretta nei caseifici consente al consumatore di comprendere davvero cosa c’è dietro al prodotto». Anche la ristorazione rappresenta un canale strategico, oggi ancora marginale (6,7%), ma con ampi margini di crescita.








