«Il prezzo del latte sceso da 60 a 47 centesimi rappresenta una vera e propria emergenza per il comparto zootecnico. È una batosta pesantissima per i nostri allevatori, già alle prese con costi elevati e margini ridotti. Siamo consapevoli che non si tratta di puntare il dito contro l’industria: il mercato è complesso. Tuttavia, oggi manca una presa di posizione forte e condivisa». Lo ha detto Giuseppe Fumagalli, responsabile nazionale per la zootecnia di Aic (Associazione italiana coltivatori).
«Come Aic abbiamo portato proposte concrete al ministero, ma ad oggi non sono state prese in considerazione – ha continuato Fumagalli –. Sul tema dell’eccesso di produzione possiamo condividere alcune analisi, ma manca una visione più ampia. Non basta gestire le eccedenze: serve aprire nuovi scenari per il latte italiano. L’Italia importa ogni anno circa 7 miliardi di euro di latte in polvere, la cui provenienza spesso presenta interrogativi sul piano della tracciabilità. E allora ne poniamo uno noi: perché non costruire una filiera interna capace di valorizzare il nostro prodotto anche in questi segmenti?».
Chiesto confronto al tavolo ministeriale
«Per questo chiediamo al ministro Francesco Lollobrigida – conclude Fumagalli – di rafforzare il tavolo già operativo con allevatori, industria e distribuzione. I consumi calano ed è il momento di allargare la partecipazione. Aic ribadisce in tal senso la sua disponibilità a un confronto serio con il Governo per la sostenibilità del comparto»,








