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In Friuli. Sicurezza sul lavoro, che fare nelle aziende zootecniche

I risultati di uno studio che ha coinvolto 135 allevamenti friulani, con sopralluoghi tra il 2011 e il 2014. Il 75% del campione era rappresentato da aziende con bovini da latte e da carne, il 20% da allevamenti suinicoli, il restante 5% da allevamenti avicoli

Il problema della sicurezza nell’ambiente di lavoro è piuttosto antico, nonostante il legislatore se ne sia occupato in tempi relativamente recenti. In data 30 aprile 2008 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo definitivo del decreto legislativo 09/04/2008 n. 81 (Tusl). La nuova norma, che contiene 306 articoli e 51 allegati, costituisce il Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro, integrato nel 2009 dalle disposizioni correttive contenute nel decreto legislativo 106/2009. Tra gli aspetti rilevanti del Tusl emerge il concetto di organizzazione della sicurezza: organizzare significa suddividere i compiti in quanto tutti sono coinvolti nella gestione della sicurezza. Anche nelle aziende agrozootecniche, pertanto, tutti sono responsabili della propria sicurezza e di quella di altre persone che vi operano. Da un punto di vista formale, gli adempimenti per le aziende si suddividono secondo lo schema riportato in Figura 1. Nello specifico, il datore di lavoro che occupi almeno un lavoratore deve adempiere a degli obblighi ben specifici così sintetizzabili: A. redigere la valutazione di tutti i rischi, con modalità diverse a seconda del numero di lavoratori occupati in azienda; B. nominare le figure della sicurezza; C. garantire formazione, informazione e addestramento ai lavoratori.

Valutazione dei rischi

Le difficoltà per le aziende zootecniche, come per quelle agricole in generale, iniziano già dalla valutazione dei rischi, che non sono facilmente standardizzabili, né codificabili o prevedibili con metodi di tipo tradizionale (Figura 3). Ai rischi che possiamo trovare in tutte le aziende agricole (rischi per la sicurezza, per la salute, trasversali, organizzativi) dobbiamo aggiungere innanzitutto quelli derivanti dal contatto con animali, che spesso sono di grossa taglia e che espongono i lavoratori a tutta una serie di rischi aggiuntivi, quali ad esempio: • rischi di natura infortunistica, con traumi e contusioni anche gravi durante la movimentazione o la gestione dell’animale o per contatti accidentali con attrezzature di contenimento mobili; • rischio biologico per possibile presenza di zoonosi, deiezioni, ecc; • rischio chimico per trattamenti sanitari e ambientali; • rischi ergonomici /posturali.

Tre progetti

Per poter analizzare la situazione della sicurezza in zootecnia in Friuli Venezia Giulia, sono stati rielaborati dati derivanti da due progetti condotti in ambito universitario, Interreg 2007-2013 e “Bellimpresa” (finalizzato al rilancio delle aziende zootecniche attraverso la razionalizzazione delle risorse interne e la diffusione di una cultura di impresa mirate alla multifunzionalità ed alla sostenibilità economica), e il progetto Demetra, un progetto in sinergia con l’Inail e le Aziende per i servizi sanitari del Friuli Venezia Giulia (che ha permesso di indagare la situazione delle aziende zootecniche regionali anche dal punto di vista della sicurezza sul lavoro). Sono state coinvolte 135 aziende dislocate nell’intero territorio del Friuli Venezia Giulia, in cui sono stati effettuati sopralluoghi nel periodo compreso tra il 2011 e il 2014. Il 75% del campione era rappresentato da aziende con bovini da latte e da carne, il 20% da allevamenti suinicoli, il restante 5% da allevamenti avicoli. Tre le aree di indagine: A- un’area documentale, relativa alla verifica della presenza in azienda della documentazione prevista per legge; B- un’area operativa, suddivisa in macro aree di indagine riguardanti gli aspetti infrastrutturali (verifica de i requisiti di sicurezza delle strutture aziendali); le macchine ed attrezzature; la presenza o meno di procedure, fondamentali per generare comportamenti o attitudine del personale ad operare in modo corretto e sicuro; C- un’area documentale in cui verificare gli adempimenti in termini di formazione, informazione e eventuale addestramento per i lavoratori. Ciascuna sessione è stata caratterizzata da 80 punti di rilievo (tra domande e valutazioni oggettive registrate da un valutatore formato) e ha permesso la creazione di un database consistente, di cui in Figura 4 si riportano i principali risultati. Dal grafico emerge chiaramente come gli operatori del comparto, nonostante gli sforzi delle associazioni di categoria, sottovalutino il tema della sicurezza sul lavoro: all’interno dell’area documentale, infatti, nel 60% dei casi la documentazione obbligatoria è risultata assente o non coerente con la normativa. In 15 aziende la documentazione era riferita ancora alla precedente norma (626/94).

Macchine sotto accusa

Per quanto riguarda l’area operativa si sono indagati i seguenti aspetti: • B1 - infrastrutturali: condizioni ed i requisiti di sicurezza delle strutture aziendali ( stalle, aree di stabulazione, locali mungitura (ove presenti), impianti, vasche, silos, edifici per il ricovero macchine); • B2 - macchine ed attrezzature: valutazione di tutti i mezzi ed attrezzi utilizzati all’interno delle fasi di allevamento; • B3 - procedurali : comportamenti o attitudine del personale ad operare in modo corretto e sicuro (tale valutazione è stata effettuata nelle fasi di movimentazione animali, carico e scarico, mungitura ove presente e sanificazione dei locali). I dati dimostrano che, se da un lato le strutture sono adeguate ai fini della sicurezza (tranne le aree di ricovero e manutenzione delle macchine agricole), dall’altro i fattori di rischio maggiori sono associabili proprio all’utilizzo delle macchine e delle attrezzature. Gli elementi più critici sono le trattrici agricole usate in stalla. Sono frequenti per esempio i casi di trattrici da mettere fuori uso perché sprovviste di telaio, cinture di sicurezza, con parti calde ed in movimento scoperte ed assenza di sistemi di accesso. Va ricordato che il datore di lavoro deve garantire che tutte le attrezzature e macchine utilizzate siano conformi alla normativa. Tale concetto è di fondamentale importanza nella gestione della sicurezza: infortuni causati da macchine non a norma hanno serie implicazioni civili e penali. Ciò diventa ancora più significativo se si considera che l’età media delle trattrici utilizzate nel settore è di 27 anni, mezzi quindi tecnicamente obsoleti (Figura 6). Per tutte le tipologie di macchine presenti in azienda si ricorda che il datore di lavoro è tenuto a: • avere la documentazione tecnica ed il manuale di ogni singola macchina (da mettere a disposizione dell’utente); • non modificare alcuna macchina, se non previsto dalla normativa tecnica; • provvedere immediatamente all’adeguamento di macchine non conformi; • effettuare manutenzione periodica e straordinaria (la manutenzione straordinaria deve essere effettuata da personale specializzato che attesti e garantisca l’efficienza e la sicurezza dell’intervento); • mettere fuori uso macchine non a norma o obsolete.

Movimentazione animale

L’analisi degli aspetti procedurali (B3 Figura 5) evidenzia una certa mancanza di attenzione al comportamento degli operatori nelle fasi più a rischio, come la movimentazione animale. Si sono infatti registrati i seguenti comportamenti scorretti: • operatore posto tra muro ed animale (movimentazione bovini) ( figura 7); • operatore nell’area di carico/scarico animali (movimentazione suini); • mancato utilizzo del passo uomo; • operazioni rischiose effettuate in solitudine. Per ridurre gli infortuni gravi e mortali nel settore zootecnico è di fondamentale importanza la conoscenza specifica del comportamento animale. L’allevatore, infatti, per gestire in modo corretto la sicurezza, deve soprattutto saper analizzare i fattori di rischio derivanti dal contatto diretto con gli animali di grande e media taglia. Il percorso primario per la riduzione del rischio deriva dall’applicazione del processo formativo, il quale deve essere specifico e sviluppato in base al reale contesto operativo del lavoratore. Si ritiene pertanto fondamentale introdurre, come elemento base per la sicurezza dell’operatore, una formazione che comprenda anche l’etologia animale, per conoscere il comportamento dell’animale in relazione alla presenza dell’uomo. In tale ambito di analisi come riportato in grafico si sono ottenuti i risultati più negativi. In conclusione, per avere il “sistema allevamento” ad un rischio minore ci sono ancora molti i passi che il sistema zootecnico deve fare. In zootecnia, ma più in generale nell’intero settore agricolo, è ancora elevato il numero di infortuni gravi e mortali e considerevole è l’aumento delle malattie professionali. In questo senso investire in sicurezza non è un fattore esclusivamente economico, ma implica un fondamentale e necessario cambio di mentalità: un’azienda competitiva e di qualità deve essere un’ azienda sicura, per i lavoratori, fornitori clienti, e per eventuali visitatori.

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