ESTERI

Tecnologie e sostenibilità nelle stalle olandesi

L’avanguardia europea nella produzione di latte bovino

Ricorso alle tecnologie più avanzate, con
un occhio di riguardo alla sostenibilità
ambientale. È questo il filo conduttore che
lega le imprese zootecniche olandesi, da
sempre all’avanguardia in Europa per la produzione
di latte bovino. Primato che esige
continui investimenti in strutture e tecnologia
ma, come abbiamo verificato, con risultati
produttivi di prim’ordine, risparmiando
fortemente sul costo della manodopera. In
Olanda abbiamo visitato recentemente due
aziende da latte − la prima ubicata vicino ad
Eindhoven, nella parte meridionale del Paese,
la seconda in Frisia, vicino alla cittadina di
Rottum, nella parte più a nord vicino al Mar del
Nord − toccando con mano quanto la tecnologia
di ultima generazione possa giovare al
management imprenditoriale.

La prima realtà produttiva, appartenente alla
famiglia Seuntiens, è stata costruita nel 2012,
dismettendo la vecchia stalla. L’imprenditore
agricolo, 43 anni, insieme alla moglie, ai
due giovani figli e ad un aiuto esterno per il
fine settimana, gestisce un allevamento di
260 vacche, di cui 190 in lattazione, gestite
con quattro robot di mungitura. La rimonta
è costituita da altri 200 capi. La produzione
di latte si aggira su circa 21mila q/anno, con
una resa media a capo di 34kg di latte/vacca/
giorno. La superficie agricola è composta da
35 ha in proprietà, 25 ha in affitto, totalmente
investiti a prato–pascolo. Inoltre, l’azienda
acquista in campo la produzione di trinciato
di mais proveniente da ulteriori 60 ha di un
altro agricoltore della zona. Completa l’approvvigionamento
di foraggio l’acquisto di
fieno da un’azienda del Belgio, a cui poi viene
trasferita la fase solida dei reflui zootecnici
derivante dalla separazione solido–liquido. I
terreni infatti non sono sufficienti per essere
in linea con la direttiva nitrati. Per il titolare
dell’azienda, il fattore che limita maggiormente
la produzione della propria azienda e
in generale di quelle olandesi è la carenza di
terreno coltivabile, tanto che il 1° aprile 2015, data che segnerà la fine del regime quote latte,
è visto sì come un momento di liberazione
dalle ristrettezze produttive – l’azienda ha pagato
in due anni 350milla € di multe latte – ma
non determinerà, a suo parere, alcun sensibile
innalzamento produttivo in Olanda a causa
della mancanza di terra per sostenere maggiori
carichi di bestiame.

In tal senso, la direttiva nitrati (nei Paesi Bassi
lo stop invernale per gli spandimenti è di cinque
mesi, dal 15 settembre al 15 febbraio),
potrebbe essere accompagnata presto dalla
direttiva fosforo nel limitare le produzioni. Il
latte dell’azienda è ceduto a un’industria olandese
che produce formaggi e latte in polvere
per l’alimentazione dei neonati, pattuendo
fino al 1° aprile prossimo un prezzo di 35
cent/litro, più 1 centesimo per i periodi in cui
le vacche sono tenute anche al pascolo. Poco,
afferma l’allevatore, servirebbero almeno
38-39 cent/l per avere un minimo di guadagno.
Attualmente l’azienda non percepisce
alcun premio Pac, mentre per la costruzione
della nuova stalla ha percepito un premio
dal Psr: 10% a fondo perduto, derivante dalle
soluzioni adottate a beneficio del benessere
animale.

Ancora più tecnologica la seconda azienda
agricola visitata nel nord dell’Olanda in Frisia,
nelle vicinanze di Rottum. Anche questa
stalla, denominata De Telegraaf e appartenente
alla famiglia Diikstra, è stata costruita
di recente, nel 2013, utilizzando soluzioni architettoniche
avveniristiche. Sono presenti
quattro robot di mungitura e, in più, c’è un sistema
di alimentazione basato su un carro unifeed
robotizzato, capace di distribuire otto
volte al giorno la razione ai vari gruppi di animali.
In tal modo,secondo il proprietario, 280
vacche, di cui più di 200 in mungitura, e 340
capi da rimonta sono gestiti dal proprietario
stesso, dalla moglie, da un figlio. Quest’ultimo
trova anche il tempo di lavorare fuori azienda
operando come contoterzista nella raccolta
dei foraggi presso altri agricoltori. Un operaio
avventizio aiuta l’allevatore nei momenti
di maggiore difficoltà. La produzione annua
è di poco inferiore a 20mila q/anno, con una
produzione media giornaliera che si aggira
sui 30kg di latte. I terreni disponibili contano
90 ha a prato – pascolo e 30 ha a mais per insilato.
Altro fieno viene acquistato all’esterno.
Anche per questa azienda della Frisia il terreno
agricolo è un fattore limitante ed è necessario
fare i conti per bene con la sostenibilità
ambientale. In base alla direttiva nitrati, è
costretta a utilizzare il separatore per i reflui,
destinando tutta la fase solida prodotta ad altre
aziende, anche all’estero. Se non bastasse,
il valore degli affitti dei terreni in Olanda
è elevatissimo, mediamente 1.800 €/ha. Per
quanto riguarda il prezzo ricavato dal latte,
l’imprenditore olandese ha ammesso che
oggi è in diminuzione, sui 35-36 cent/litro,
causa la crisi di mercato del settore lattierocaseario
derivante dall’embargo russo, ma
negli ultimi mesi, consegnando alla cooperativa
olandese Campina, ha percepito anche
45 cent/litro. Psr olandese avaro anche per
questa realtà. A fronte di ingenti investimenti
nella costruzione della nuova stalla, i contributi
non hanno superato il 10% della spesa
sostenuta.

A quanto pare, quindi, in Europa non sarà
certo l’Olanda a inondare l’Italia dopo la fine
delle quote produttive. La mancanza di terreno
agricolo, non lo spirito imprenditoriale,
impedirà il salto produttivo che tanto temono
gli allevatori italiani.

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