Dossier Integratori

Secono l’Nrc: così il mangime diventa completo

I suggerimenti del National research council (Usa) sull’impiego degli integratori nell’alimentazione delle bovine da latte

Succede spesso che nell’alimentazione umana di tutti i giorni non si tenga in considerazione l’aspetto minerale e vitaminico ritenendo che la raccomandazione di un’alimentazione variata possa soddisfare i fabbisogni di tutti i nutrienti. Così come le persone che praticano attività sportiva o con patologie in atto, gli animali da reddito, allevati per produrre carne o latte, hanno prestazioni produttive elevate al punto da essere definiti, come ha fatto recentemente il nutrizionista Alessandro Fantini, «atleti metabolici».

 

Ed è oggi condiviso da tutti che i macro e micro elementi minerali e le vitamine normalmente presenti negli alimenti non sono sufficienti agli animali d’allevamento e che pertanto è necessario considerarne i fabbisogni e integrarne opportunamente gli apporti. Però la quantificazione dei fabbisogni non va affidata a sistemi empirici e a interessi commerciali, nè tantomeno dovrebbe essere influenzata dall’andamento economico negativo del momento.

 

Ora, un punto di riferimento è il National research council (Nrc), una organizzazione statunitense che ha al suo interno un comitato scientifico delegato alla ricerca sulla nutrizione animale; pubblica periodicamente un testo intitolato «Nutrient requirements of dairy cattle», che riporta i fabbisogni nutritivi della vacca da latte. In quel documento vengono riportati i capisaldi della nutrizione bovina e tutti i loro fabbisogni attingendo dalla migliore bibliografia mondiale, ne descriveremo alcuni in questo articolo.

I fabbisogni

 

Il criterio utilizzato nello stilare queste necessità è quello di distinguerli nelle varie fasi fisiologiche della vacca da latte. Prima di tutti vengono i fabbisogni di mantenimento dove vengono considerati i fabbisogni per mantenere le funzioni vitali, la rigenerazione dei tessuti, ecc.

 

Nel calcolo si è ovviamente tenuto conto delle perdite di minerali con le feci. Poi c’è l’accrescimento dove nei fabbisogni vengono considerati quanti minerali e vitamine vengono utilizzati per ogni chilogrammo di peso corporeo accresciuto. Durante la gestazione esiste lo stesso concetto illustrato per la crescita con l’aggiunta dei minerali utilizzati per l’utero e gli invogli fetali. I fabbisogni per la lattazione derivano dalla concentrazione dei minerali presenti nel latte e dalla fase della curva di lattazione in cui si trova la bovina.

 

Una volta considerati i fabbisogni vanno tenuti in considerazione due aspetti. Innanzitutto i minerali aggiunti come tali o quelli normalmente presenti negli alimenti non vengono completamente assorbiti dall’animale. A questo va aggiunta la grande variabilità nella concentrazione di minerali e di vitamine negli alimenti.

 

Un corretto approccio a questa branca della nutrizione sarebbe quello di analizzarne periodicamente i contenuti nei foraggi e nei concentrati. Viste però le grandi difficoltà tecniche ed economiche nell’analizzare il contenuto di microelementi negli alimenti zootecnici si è propensi a considerare i fabbisogni ritenendo nulla la quantità di oligoelementi negli alimenti e apportare quanto indicato dai fabbisogni.

Di derivazione "naturale"

 

In commercio esistono diversi prodotti commerciali contenenti i minerali e le vitamine necessarie a soddisfare questi fabbisogni. Gli integratori, o "mangimi complementari", utilizzati nell'alimentazione bovina sono costituiti da una serie di ingredienti, presenti singolarmente o combinati, destinati a migliorare le performance degli animali agendo sul loro metabolismo.

 

I mangimi complementari attualmente presenti sul mercato sono in gran parte di derivazione "naturale". Tra le diverse sostanze contenute negli integratori alimentari ve ne sono alcune già naturalmente presenti nell'alimentazione animale basata, o perché direttamente ingerite o in quanto prodotte dai processi metabolici ruminali.

 

Bisogna inoltre considerare che l'introduzione di questi elementi tal quali non si traduce in un'immediata disponibilità per l'animale, dato che prima dell'assorbimento a livello intestinale deve essere superato il rumine che, con i suoi processi fermentativi e degradativi, può ridurre notevolmente o addirittura annullare la biodisponibilità.

 

Per avere la certezza dell'efficacia dei composti ingeriti è utile salvaguardarli dalla degradazione ruminale proteggendoli con rivestimenti particolari. Tali rivestimenti possono essere aggrediti solamente a livello dell'intestino tenue, dopo aver superato indenni gli stomaci dell'animale. In seguito alla degradazione del rivestimento, quindi, i composti utili si ritrovano direttamente nella sede di assorbimento, pronti quindi ad essere assimilati. L'efficacia del trattamento è dimostrata da un bypass: esso può raggiungere anche il 70%.

Nell’unifeed

 

I mangimi complementari vitaminico minerali vengono soprattutto impiegati in razioni a materie prime o con mix proteici non integrati. Ma quanto l’allevatore riesce ad avere la precisione di inclusione e miscelazione dei mangimi vitaminico minerali all’interno dell’unifeed?

 

Se si facesse una valutazione analitica della miscelata, si riscontrerebbe nella grande maggioranza dei casi una disomogeneità di concentrazione di questi elementi. Proprio perché il carro unifeed con difficoltà può distribuire omogeneamente le piccole quantità di questi prodotti nella grande massa di alimento da somministrare alla mandria.

 

Esiste però una seconda opzione: l’uso nel nucleo o mangime integrato. Questi prodotti concentrati vengono formulati specificatamente per rispondere alle esigenze di energia, proteine, grassi e carboidrati di diverse tipologie animali e di diverse realtà produttive. Questa formulazione specifica viene completata anche per quanto riguarda i fabbisogni di vitamine e minerali.

 

Va fatta una considerazione ulteriore. Infatti nei ruminanti con performance produttive limitate, i quantitativi necessari al corretto metabolismo dell'animale, anche se non fossero presenti nell'alimento ingerito, potrebbero essere prodotti efficacemente dai microrganismi ruminali. Al contrario, per gli animali ad elevate prestazioni produttive o sottoposti a stress di vario genere (elevate temperature o patologie), potrebbe rendersi necessaria una integrazione ulteriore a quella già presente nel concentrato.

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