NUOVE STRATEGIE

Latte, una rete Ue anti-volatilità

De Castro: bene il recente pacchetto ma non basta, bisogna andare avanti senza tentennamenti

E dopo gli anni vissuti
con lo spettro delle
quote latte, ora l’Europa
cerca una via per gestire
al meglio il dopo quote che
scatterà il 31 marzo 2015. Anche
se sulla base dei dati produttivi
presentati dal direttore
per i Mercati agricoli, i pagamenti
diretti e l’analisi economica,
Herman Versteijlen
(Dg Agri), nella campagna
2012-13 cinque paesi (Austria,
Cipro, Danimarca, Germania
e Polonia) avrebbero
superato le loro quote latte e
dovranno dunque pagare le
multe. Che invece l’Italia per
il terzo anno consecutivo non
dovrà versare nelle casse di
Bruxelles.

Le strategie future per il
settore sono state all’ordine
del giorno della conferenza
che si è svolta martedì scorso
a Bruxelles. E la proposta lanciata
dal commissario all’Agricoltura,
Dacian Ciolos,
è di creare in Europa un osservatorio
«per prevenire squilibri
e crisi di mercato».

Ma, ha detto Ciolos, «non
sarà possibile realizzare un
osservatorio europeo, se non
abbiamo un impegno chiaro
da parte degli Stati membri e
del settore sulla raccolta statistica
dei dati che noi potremo
poi analizzare. Ci vuole un
lavoro congiunto». E un appello
chiaro a tutelare il settore
è arrivato dal presidente
della commissione Agricoltura
del Parlamento europeo,
Paolo De Castro. «Basta tentennamenti,
– ha affermato –
il settore lattiero va tutelato,
servono misure per contrastare
gli squilibri di mercato successivi
alla fine delle quote
latte nel 2015, che da oltre
trent’anni regolano l’offerta
nell’Ue». Secondo De Castro
sono state intraprese azioni
concrete per contrastare le crisi:
«Dall’adozione del pacchetto
latte allo scenario post
quote, alla possibilità per i
formaggi a denominazione
d’origine di avvalersi di strumenti
di gestione dell’offerta.
«È anche vero però – ha precisato
– che questi passi incoraggianti
non sono ancora sufficienti
a mitigare gli inevitabili
squilibri di un mercato
caratterizzato da una forte volatilità
». Il presidente della
Commissione agricoltura dell’Europarlamento
ha snocciolato
i numeri che confermano
le difficoltà di mercato. «Dal
2007 al 2010, a fronte di un
aumento della produzione europea
intorno al 18%, il 30%
delle aziende lattiere è uscito
dal mercato». «Il Parlamento
– ha ricordato – aveva messo
sul tavolo negoziale con la
riforma della Pac una proposta
per avviare concretamente
la gestione del post-2015,
che però non ha trovato riscontro
da parte delle altre
istituzioni. Adesso non sono
ammessi altri tentennamenti.
Come Commagri lavoriamo
su più fronti, come il mantenimento
della produzione lattiera
nelle zone svantaggiate, zone
montane e territori ultraperiferici
».

E intanto il sistema cooperativo
si candida a svolgere
un ruolo guida nella gestione
del post quote. «I produttori
– ha spiegato Tommaso
Mario Abrate, vicepresidente
per il gruppo di lavoro latte al
Comitato delle organizzazioni
agricole e cooperative dell’Ue,
e responsabile di Fedagri-
Confcooperative – dovranno
poter produrre a costi
ragionevoli, beneficiando di
strumenti in grado di favorire
il trattamento e la vendita dei
loro prodotti. Per raggiungere
questi obiettivi, un ruolo fondamentale
sarà svolto dalle
cooperative del settore».

Intanto, la Coldiretti ha rilanciato
l’allarme sulla corsa
del prezzo del latte spot, che
la settimana scorsa a Verona
è arrivato a toccare un nuovo
record, raggiungendo i 52,58
centesimi al litro, in aumento
del 2% rispetto alla settimana
precedente, e del 25,5% rispetto
allo scorso anno.

L’organizzazione agricola
ricorda che l’andamento crescente
delle quotazioni è stato
determinato a livello internazionale
dalla scarsità dell’offerta
nei principali paesi
produttori che ha condizionato
le importazioni in Italia,
dove peraltro è in calo il
latte raccolto.

La Coldiretti chiede dunque
la revisione dei prezzi
dei contratti, perché «gli allevatori
sono costretti ad affrontare
un aumento stellare
dei costi energetici e dell’alimentazione
del bestiame
che ha fatto chiudere le
stalle».

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