LA PROPOSTA

Quote latte, meglio tenerle

Un allevatore cremonese ci scrive: rischio prezzi se abbandoniamo i tetti produttivi

 

Dal 31 marzo 2015 il regime di contingentamento della produzione di latte (il regime delle “quote latte”) sarà abolito: non esisterà più alcun vincolo produttivo per le aziende zootecniche. Nonostante l’importanza del provvedimento, la cosa sembra passare un po’ sotto silenzio: per ora hanno espresso contrarietà al provvedimento solo Spagna e Polonia. È però prevedibile che, all’approssimarsi della scadenza, si verifichi un allargamento del fronte del no soprattutto a opera dei paesi non autosufficienti per la disponibilità di latte, che temerebbero l’arrivo dei surplus dei paesi eccedentari.

In seguito alla cessazione del regime delle quote latte, le proiezioni economiche stimano per l’Ue un calo del prezzo del latte riconosciuto al produttore pari al 15%. All’opposto, uno studio sulle dinamiche produttive nel periodo 2005-2020 commissionato dall’Ue a un gruppo interuniversitario europeo è giunto alle conclusioni riassunte nella tabella. Il dato più eclatante è il calo dello 0,9% del prezzo del latte in Italia, in assenza di quote. L’aumento di produzione si riverserebbe dai paesi eccedentari verso quelli deficitari come l’Italia, deprimendo ancora di più il prezzo del prodotto nazionale.

A mio avviso neppure il fatto che gran parte del latte italiano è destinata a dop salverebbe le aziende dal tracollo; sarebbe infatti necessario un controllo strettissimo sui consorzi di tutela e in ogni caso un calo del prezzo del latte da consumo fresco trascinerebbe inevitabilmente verso il basso anche il prodotto destinato a dop.

Trasparenza

A mio parere l’unica soluzione possibile è il consolidamento senza limiti temporali del contingentamento delle produzioni, impostato però con criteri di assoluta trasparenza e flessibilità. Trasparenza e flessibilità che in questi anni sono mancate, lasciando spazio a speculazioni di ogni tipo gestite da una pletora di improvvisati mediatori senza scrupoli.

In pratica, penso che una volta congelato alla situazione attuale il quantitativo totale di quote, le stesse andrebbero trattate in tempo reale su una borsa telematica che consentirebbe l’affitto o la compravendita a un prezzo oggettivo nel preciso istante in cui il produttore intende aumentare o diminuire, anche temporaneamente, la sua produzione.

È sentore comune che, nonostante l’assurda gestione svolta dall’Italia, la maggior parte dei produttori non sarebbero favorevoli all’abolizione delle quote, il cui acquisto ha comportato negli anni esborsi notevolissimi e, a questo punto, assolutamente improduttivi.

Resta poco tempo

In conclusione ciò che conta è che, visti i dati della tabella, il regime di contingentamento delle produzioni venga confermato: una riduzione dello 0,9% rispetto al prezzo del latte 2005 non sarebbe infatti sopportabile neppure dalle aziende più efficienti.

Comunque è indispensabile che si apra al più presto un dibattito sul tema quote: resta infatti ben poco tempo per cercare di cambiare una decisione già presa, facendo fronte comune con i paesi, come la Spagna, che già hanno dichiarato la propria contrarietà all’abolizione del regime di contingentamento. 

* Allevatore, Castelverde (Cr).

 

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