Il plus dell’azienda Small Farm è l’alimentazione

alimentazione
Al centro Martino Martellotta e la moglie Maria D’Aprile. A destra Matteo Salcuni, nutrizionista Purina di Cargill. A sinistra il concessionario Paolo Serio di “Zootech s.r.l.”, concessione Purina® di zona da ventisei anni.
Ecco come due giovani allevatori di bovine da latte di Noci (Ba) riescono a ottenere reddito da un’azienda di medie dimensioni. Le particolarità delle loro scelte tecniche e gestionali

Per essere produttiva, efficiente e redditizia, un’azienda zootecnica di bovine da latte non deve essere necessariamente grande. Anche un piccolo o medio allevamento, se poggia su un’alta qualità genetica e si esprime attraverso il management aziendale e l’alimentazione, può dare molte soddisfazioni. E forse può diventare persino più funzionale e proficua di quella di grandi dimensioni.

Esemplare in tal senso è la “Small Farm” di Martellotta & D’Aprile di Noci (Ba), azienda zootecnica con 150 capi di Frisona, di cui 75 vacche in lattazione, gestita con passione e ambizione da due giovani allevatori, Martino Martellotta e Maria D’Aprile, da 15 anni insieme non solo come marito e moglie ma anche nella conduzione diretta, senza salariati, dell’azienda.

«Le giuste dimensioni»

Allevatori giovani ma consapevoli, che contano solo sulle proprie forze e le fanno fruttare al meglio, dividendosi in ugual misura mansioni e responsabilità, nella gestione aziendale così come nella vita di coppia.

«Tale modello di azienda è forse quello che meglio di altri riesce a fare impresa nel comprensorio zootecnico attivo sull’altopiano delle Murge baresi e tarantine, un territorio difficile dove non si può far altro se non la zootecnia e anche allevare è molto arduo», sostiene Martellotta.

«La nostra azienda possiede le giuste dimensioni per la conduzione familiare e vanta piena corrispondenza fra numero di capi allevati e superficie foraggera. Occorre tanta applicazione per trarre qualcosa da questi terreni poveri, i raccolti di foraggio non sono eccellenti, ma con dedizione quotidiana riusciamo a vivere con dignità, facendo un lavoro che a noi piace molto e presidiando il territorio».

La cronistoria

Già prima di acquisire in affitto l’azienda nella quale adesso operano, i due giovani sognavano di realizzare, nel loro piccolo, qualcosa di straordinario. «Siamo diventati allevatori per passione, motivati a farlo. Io ero diplomata al liceo scientifico, Martino fabbro di strutture zootecniche – ricorda D’Aprile –. Entrambi figli di allevatori, eravamo intrigati dall’idea di allevare bovini, ma a modo nostro, diversamente dai genitori. Così ad agosto 2000, un mese prima di sposarci, prendemmo in affitto questa piccola azienda, con stalla a stabulazione fissa da 24 posti e 20 vacche in lattazione frutto di incroci vari».

Il primo passo, continua D’Aprile, fu la riqualificazione genetica della stalla: «Decidemmo di puntare sulla Frisona, perché rispetto ad altre razze è geneticamente più evoluta, produttiva e socievole, ha una spiccata attitudine lattifera e si adatta bene a questo difficile territorio. Fatta la scelta di fondo, tutto è stato consequenziale ai nostri sacrifici: nel 2002 abbiamo inaugurato la stalla a stabulazione libera con lettiera permanente, nel 2007 abbiamo realizzato la sala mungitura e introdotto gli autoalimentatori, negli anni abbiamo progressivamente aumentato il numero di animali in stalla lavorando molto sulla rimonta. Nel 2010 i vecchi proprietari ci hanno donato l’azienda, uno sprone a diventare allevatori ancora più bravi».

Gli obiettivi di miglioramento genetico

Per i due allevatori bravura significa esperienza ma anche saper impostare il lavoro su tre cardini fondamentali: selezione genetica, management e alimentazione.

«Gli obiettivi di miglioramento genetico a cui ci ispiriamo – sottolinea Martellotta – sono: la longevità, per ottenere da una vacca almeno quattro-cinque parti e quindi più lattazioni; la sanità dei piedi, indispensabile per il mantenimento della salute e del benessere dell’animale; una mammella eccellente, con legami forti, quarti ben definiti e capezzoli correttamente posizionati, tale da poter garantire almeno quattro-cinque lattazioni».

Martellotta è fecondatore laico e in azienda si occupa della fecondazione artificiale. «Io e mia moglie elaboriamo piani di accoppiamento e li proponiamo a un tecnico, che, in base ai nostri obiettivi e alle caratteristiche di ogni vacca, ci consiglia il toro più adatto. Preferiamo tori che riescono a trasformare meglio di altri, con maggiore efficienza, gli alimenti in latte e quindi trasferiscono tale carattere alle figlie».

La gestione della mandria

Per consentire alle vacche di estrinsecare le caratteristiche genetiche di ottime lattifere sono però indispensabili il management aziendale e l’alimentazione, raccomanda D’Aprile.

«Le vacche sono abitudinarie, gradiscono essere munte sempre alla stessa ora, altrimenti diventano nervose. Sono molto sensibili agli stress ambientali, amano stare tranquille e non ascoltare rumori molesti. Accolgono con piacere la lettiera pulita e soffrono molto lo stress da caldo, perciò abbiamo dotato la stalla di moderni destratificatori, che arrecano loro beneficio poiché non solo smuovono l’aria ma allontanano dagli animali l’ammoniaca e asciugano la lettiera, creando quindi un ambiente dove i batteri presenti nella paglia non proliferano: una lettiera pulita e sana garantisce una migliore sanità della mammella e un maggior benessere per la vacca, con effetti evidenti sulla produzione di latte. E infine apprezzano un’alimentazione adeguata e nutriente».

La gestione dell’alimentazione

Al centro dell’alimentazione di tutti i capi bovini, e in particolare delle vacche, gli allevatori della “Small Farm” mettono il foraggio prodotto in azienda. «A causa delle caratteristiche pedoclimatiche della Murgia barese, caratterizzate da basso franco di coltivazione e scarsi eventi piovosi, la qualità del nostro foraggio spesso non è così elevata da soddisfare le esigenze nutritive degli animali; inoltre, le basse rese per ettaro ci impediscono di soddisfare completamente il fabbisogno foraggero della mandria. Per questo motivo ci riforniamo da terzi e acquistiamo foraggio con caratteristiche qualitative diverse dal nostro», osserva Martellotta.

In tali condizioni, prosegue, «la gestione dell’alimentazione è tanto complessa quanto fondamentale. Perciò, non avendo tempo per il controllo della qualità delle materie prime, l’analisi chimica dei foraggi, la formulazione dei piani alimentari e l’integrazione di quanto manca, fornendo concentrato, per ottimizzare la razione, abbiamo deciso di delegare completamente questo aspetto a una società mangimistica di fiducia, la Cargill. Poiché desideriamo che alla somministrazione di ogni chilogrammo di concentrato corrisponda un preciso aumento di produttività della vacca, ci siamo affidati ai prodotti Purina, che meglio di altri assicurano risultati molto soddisfacenti in termini di resa in lattazione e, di conseguenza, in termini di redditività aziendale».

Oltre al nutrizionista Matteo Salcuni, gli allevatori possono contare sul supporto di Paolo Serio, concessionario Purina di zona, che da tre anni segue l’azienda.

Ottimizzare le fermentazioni ruminali

Puntando a fare dei foraggi aziendali ed extra-aziendali la base dell’alimentazione della mandria e tenendo conto della loro qualità molto variabile, i due allevatori hanno definito con il nutrizionista zootecnico Purina di Cargill che li segue, Matteo Salcuni, una strategia volta a ottimizzare le fermentazioni ruminali per poter far digerire al meglio il foraggio e, di conseguenza, per poter attenuare gli effetti delle variazioni qualitative del foraggio disponibile sulle fermentazioni nel rumine.

«Protagonista di tale strategia – informa Salcuni – è Transitech di Purina, un concentrato che ci permette di salvaguardare il benessere dei batteri ruminali, tutelandone la vitalità, in presenza di foraggio molto variabile nella composizione e anche eccessivamente maturo, quindi lignificato. Transitech apporta: fibra facilmente digeribile; grosse quantità di vitamina PP, che agisce come biostimolante verso i batteri cellulosolitici; lieviti che preservano l’animale dalle acidosi ruminali; gli aminoacidi colina e metionina che agiscono da epatoprotettori, quindi difendono il fegato in caso di assunzione di alimenti, come i foraggi, con presenza di tossine; selenio e vitamina E, immunoattivatori che salvaguardano l’animale da patologie podali e mammarie».

 

 

SCHEDA AZIENDALE

Denominazione: “Small Farm” di Martellotta & D’Aprile.

Località: Noci (Ba).

Titolari: Martino Martellotta e Maria D’Aprile.

Consistenza della mandria: 150 capi (75 vacche in lattazione).

Genetica: Frisona.

Superficie coltivata: 44 ettari (33 a foraggere per fieno, 11 a boschi).

Stalla: a stabulazione libera con lettiera permanente.

Sala mungitura: spina di pesce 4+4.

Produzione media giornaliera per vacca: 34 litri.

Produzione media giornaliera di stalla: 27 quintali.

Produzione media per lattazione: 105 quintali.

Media grasso: 3,60%.

Media proteine: 3,40%.

Media cellule somatiche: 200.000/ml.

Carica batterica: <10.000 unità/ml.

Destinazione del latte: caseificio di Putignano (Ba).

 

 

Leggi l’articolo completo su Informatore Zootecnico n. 18/2015 L’edicola di Informatore Zootecnico

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