TECNICA

Sicurezza sul lavoro Le precauzioni in allevamento

Le indicazioni della Cia di Torino su come evitare i rischi di infortuni in agricoltura e in zootecnia

Troppo spesso le cronache locali ospitano notizie, quasi sempre brevi, di gravi infortuni di coltivatori e allevatori capitati durante il loro lavoro. E le statistiche Inail mettono sempre ai primi posti tra i vari comparti produttivi, per gli infortuni sul lavoro, l’agricoltura e la zootecnia.

D’altra parte i fattori di rischio in agricoltura, come spiega Susanna Gardiol della Cia provinciale di Torino, «sono numerosi; e sono da ricercare spesso in un non idoneo assetto delle caratteristiche di sicurezza dell’ambiente di lavoro, delle macchine e delle apparecchiature utilizzate, delle modalità operative adottate. E spesso la dimensione familiare delle aziende agricole porta ad accettare l’infortunio come una fatalità, un evento individuale e fortuito, piuttosto che come un incidente legato ad un processo produttivo condotto erroneamente, evitabile con l’applicazione di puntuali misure di sicurezza». Anche per l’ampiezza di questo problema la Camera di commercio di Torino ha finanziato il progetto “In sicurezza nelle aziende agricole”, che ha analizzato la situazione della sicurezza sul lavoro e della salute dei lavoratori che operano nell’ambito delle aziende agricole.

Oltre ad aver condotto un’indagine conoscitiva, questo progetto ha spinto la Cia provinciale di Torino (e in particolare la stessa Gardiol, tecnico del settore Prevenzione rischi e sicurezza sul lavoro della Cia locale) a elaborare, stampare e diffondere una pubblicazione divulgativa che ha cercato di descrivere le situazioni di criticità più ricorrenti, fornendo risposte chiare agli operatori agricoli in merito ai comportamenti virtuosi da mantenere in ambito di tutela della sicurezza e della salute.

Gli aspetti non zootecnici

Di questa pubblicazione, che come puntualizza Gardiol «non vuole essere esaustiva delle problematiche legate alla sicurezza, da affrontare e approfondire con tecnici specializzati», l’Informatore Zootecnico presenta ora solo la parte più direttamente relativa al lavoro degli allevatori e dei foraggicoltori.

La pubblicazione della Cia di Torino ovviamente affronta tutti gli aspetti agricoli del problema, compresi quelli che non appartengono strettissimamente alla sfera della zootecnia. Ma per motivi di spazio in questo articolo ci concentreremo soltanto su cura degli animali e coltivazione dei foraggi, sorvolando su altri capitoli di questa pubblicazione, come quelli su trattrice, albero cardanico, mietitrebbiatrice, erpici e fresatrici, atomizzatori, spandiconcime, trinciatrici per le coltivazioni arboree, carri raccolta frutta, cimatrici per vigneti, motoseghe per il legno, decespugliatori, elevatori a forche, caricatori frontali, motocoltivatori, seghe circolari, seghe a nastro e spaccalegna, depositi di carburante agricolo, serre.

Né purtroppo qui, sempre per motivi di spazio, potremo parlare di altri importanti capitoli come quello sulle scale semplici portatili da appoggio, sulla sicurezza elettrica, sul rischio di movimentazione dei carichi, sui prodotti chimici, sul rumore, sulle vibrazioni, sul rischio da calore, sulla cartellonistica.

Ma in questo modo guadagneremo la possibilità di dedicare spazio per trattare gli aspetti zootecnici della questione. Evidenziando con la stessa grafica adottata dalla Cia di Torino le componenti delle attrezzature alle quali occorre prestare più attenzione.

Il carro desilatore

Le coclee miscelatrici, trituratrici e convogliatrici dei carri desilatori, dice dunque la pubblicazione della Cia di Torino, devono essere protette e rese inaccessibili. Intorno al cilindro fresante devono essere collocate protezioni che coprano i coltelli (vedi figura 1): nella parte superiore si può utilizzare una lamiera fissa, mentre sulle sezioni laterali si deve preferire un carter retrattile.

Il nastro trasportatore di scarico deve essere provvisto di riparo laterale e superiore.

Il cassone non deve avere scale di accesso che possano causare la caduta al suo interno. In caso di rottura accidentale dei circuiti idraulici che azionano il braccio, deve essere presente una valvola di blocco che impedisca l’abbassamento del dispositivo. Un sistema di specchi retrovisori deve consentire la visibilità sul retro del carro, al fine di evitare lo schiacciamento di persone terze. I comandi (leve o pulsanti) devono essere protetti dal rischio di azionamento accidentale.

La botte spandiliquame

Soggetto a una normativa specifica, l’attrezzo richiede necessariamente l’omologazione, la verifica periodica (ogni 4 anni), l’immatricolazione, l’impianto frenante e l’omologazione dell’occhione. La botte spandiliquame deve sempre essere provvista di valvola di sfiato funzionante.

Lo spazio di apertura per la pulizia, se maggiore di 40cm di diametro, deve avere una griglia di protezione rimovibile solo con l’uso di attrezzi. Durante lo scarico è necessario prestare la massima attenzione ad ostacoli, persone e/o abitazioni che si trovino in prossimità del mezzo.

Il carro spandiletame

Durante il trasporto su strada (vedi figura 2) , le ruote dentate dell’organo spanditore posteriore devono essere protette da una griglia a maglie fini da rimuovere una volta giunti in campo.

Le ruote dentate, le catene di trasmissione e gli altri ingranaggi devono essere protetti da appositi carter che li rendano inaccessibili.

Quando è in posizione di riposo, il carro deve essere appoggiato al terreno e dotato di piedino di supporto.

Il mezzo deve essere dotato di una griglia anteriore che protegga l’operatore dal rischio di lancio di eventuali oggetti o liquidi in fase di spandimento.

Per evitare il contatto con l’organo spanditore è necessario posizionare un distanziatore all’interno del cassone.

Non bisogna entrare mai nel carro in funzione per pulirlo.

Le raccoglimballatrici fieno

Al fine di evitare contatti involontari con parti in movimento accessibili in prossimità del raccoglitore, continua la pubblicazione della Cia di Torino, deve essere assicurata la presenza di un insieme di barriere e carter imbullonati alle parti fisse della macchina (vedi figura 3). L’apertura anteriore del gruppo legatore deve essere completamente protetta con carter fisso. Qualsiasi organo rotante sulle attrezzature per la fienagione deve essere protetto con barre distanziatrici.

In caso di intasamento e blocco dell’elemento rotante di raccolta del foraggio, è necessario spegnere la macchina prima di procedere all’eliminazione manuale dell’intasamento. Verificare, ad ogni inizio di stagione, la corretta tensione delle cuffie e delle catene, lubrificando tutti gli elementi. Esaminare infine la compatibilità dell’occhione con il gancio della trattrice.

Foraggicoltura, la falciatrice

La falciatrice deve essere dotata di un dispositivo protettivo (un telo rigido non perforato, catene incernierate o strisce di gomma) in modo da prevenire il lancio di materiale proveniente dal campo (sassi) o dagli stessi utensili in caso di rottura (frammenti delle lame deteriorate oppure le lame stesse che si staccano dai supporti non più integri del rotore o semplicemente lame montate in modo inadeguato). La protezione laterale può essere realizzata mediante gonne collegate tra loro nella parte superiore (vedi figura 4).

Le regolazioni (del dispositivo di condizionamento o dell’altezza di taglio) devono essere possibili quando l’operatore si trova nella postazione di guida o in piedi sul terreno. In quest’ultimo caso è necessario operare solamente con presa di forza disinserita e trattore a motore spento.

I depositi di fieno e paglia

Le balle quadre e le rotoballe vanno accatastate a “colonna” fino ad un massimo di 5 m, ovvero l’equivalente di circa 4 piani per le rotoballe (vedi figura 5). Garantendo la stabilità, se ne evita la caduta improvvisa e il rischio di travolgere persone e cose. Per stoccaggi superiori ai 4 piani è preferibile utilizzare misure di contenimento come funi o recinzioni.

Per spostare le rotoballe utilizzare preferibilmente movimentatori a braccio telescopico. Non bisogna fumare o accendere fuochi nelle aree di stoccaggio di paglia, foraggi e mangimi. Verificare la presenza di un estintore ogni 200mq per la prevenzione degli incendi.

Nel caso di superamento dei 500ql di materiale combustibile stoccato, è necessario il certificato prevenzione

incendi. Controllare la staticità dell’edificio di stoccaggio e, se si opera su di un soppalco, dotarlo di parapetto e cartello indicante il carico massimo consentito.

Sili orizzontali e a trincea

Il riempimento dei sili orizzontali, continua la pubblicazione della Cia di Torino, può avvenire fino ad un massimo di 20cm dal bordo superiore (vedi figura 6). Alla sommità dei muri di contenimento è necessario installare ringhiere anticaduta, eventualmente removibili.

I mezzi devono poter accedere agevolmente per le operazioni di caricamento e compattamento.

Evitando l’accumulo di materiale oltre il limite superiore dei muri, il rischio di ribaltamento si riduce al minimo.

Sili verticali

Nei sili verticali i bocchettoni di raccordo per il caricamento devono essere posti ad un’altezza massima di 1,4 m dal piano di calpestio. Nei sili di altezza superiore a 10 m, è opportuno predisporre sulle scale ballatoi ogni 5 m.

Nei sili verticali a caricamento automatico la presenza di polveri fini può comportare il rischio di atmosfere esplosive. Pertanto, l’impianto elettrico presente in queste strutture deve essere correttamente installato e dimensionato.

Stalle

Il rischio di schiacciamento da parte degli animali riguarda soprattutto le operazioni di movimentazione degli animali, mungitura, interventi sugli animali, gestione dei tori. In tutti gli ambienti destinati allo stazionamento dei bovini (stalle, recinti, paddock) dovranno essere previste l’illuminazione sussidiaria e vie di fuga costituite da varchi che permettano il passaggio di un uomo, ma non degli animali.

Il pavimento di stalle e altri locali adibiti ad ospitare bovini (in particolare la sala mungitura e locali annessi) deve essere realizzato in materiale antisdrucciolo e di facile pulizia. Si deve pretendere che chiunque entri nella stalla indossi copriscarpe monouso per evitare il rischio contaminazione da altre stalle.

Usare i farmaci sotto controllo veterinario.

Vasche e serbatoi aperti

Tutti i recipienti aperti di profondità maggiore di un metro interrati e scoperti (ad esempio le vasche per il liquame) devono avere un parapetto non arrampicabile, in materiale resistente e con altezza minima di 100 cm.

Nel caso non fosse possibile installare un parapetto, e in presenza di altre canaline, pozzetti, prevasche, le aperture superiori necessitano di solide coperture o di altre difese.

I punti di prelievo devono essere protetti con barriere anticaduta alte almeno 1m e dotati di cancello da mantenere chiuso quando non si stia effettuando lo svuotamento della vasca. In corrispondenza dei cancelli devono essere presenti scalette di risalita.

Il rischio biologico

Il cosiddetto rischio biologico presente nelle attività agricole deriva dal contatto con animali e loro materiali biologici (sangue, urine, deiezioni). Poi dal contatto con muffe, terreno, acque e polvere contaminati. O ancora da eventuali punture di insetti o morsi di animali infetti.

Le misure generali di protezione per i lavoratori consistono nel mettere a disposizione del personale i mezzi e le attrezzature idonei per la cura dell’igiene personale (docce, lavabo, servizi igienici, saponi, asciugamani puliti, armadi a doppio scomparto per i cambi di vestiti), curare l’igiene veterinaria e ambientale degli allevamenti e delle stalle, aggiornare le vaccinazioni di tutto il personale dell’azienda (la vaccinazione antitetanica è obbligatoria), utilizzare i Dpi adeguati, bonificare le acque e il terreno limitrofi all’abitazione e al luogo di lavoro, disinfettare e proteggere tempestivamente ogni ferita.

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