EMERGENZA

Aviaria, «la filiera è sotto controllo»

uova
Parla Stefano Cinotti, direttore dello Zooprofilattico dell’EmiliaRomagna

 

L'ultimo sviluppo del caso aviaria è il passaggio del virus dagli avicoli all'uomo. «Non ai consumatori, è importante sottolinearlo, ma a due operatori degli allevamenti interessati», puntualizza Stefano Cinotti, direttore dell'Istituto zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia-Romagna. «I prodotti di origine avicola commercializzati, la filiera agroalimentare e quindi gli stessi consumatori non sono coinvolti dal problema».

Dunque la filiera zootecnica è al sicuro.

«La sicurezza alimentare è garantita. Questo perché i controlli sono rigidi e puntuali. E perché in ogni caso tutti gli animali allevati nei quattro focolai emersi sono stati abbattuti e bruciati: nessuna partita di carne o di uova infette è potuta arrivare al consumo. Inoltre le uova arrivano al consumo solo se passano per un centro di confezionamento, la carne solo se deriva da animali sicuramente sani».

Inevitabili però maggiori costi e preoccupazioni per gli allevatori.

«Ovviamente. Le procedure di controllo veterinario sono particolarmente stringenti, così come le precauzioni operative imposte dalla Regione Emilia-Romagna. Inoltre gli ultimi due casi di infezione di addetti degli allevamenti impongono ulteriori procedure precauzionali che hanno un intuibile effetto sulle attività produttive. D'altra parte io stesso non ho mai nascosto che gli operatori degli allevamenti interessati non si potevano dichiarare immuni dal contagio».

Ma cosa prescrivono le autorità sanitarie regionali?

«L'ordinanza n. 174 del 28 agosto impone un censimento delle aziende avicole e degli animali; esami clinici urgenti al pollame da parte dei veterinari Ausl, sorveglianza sierologica e virologica. Se tali misure vengono osservate, lo ripeto un'altra volta, non ci sono problemi per la filiera agroalimentare. Altre misure: trasferire il pollame all'interno di un edificio dell'azienda distruggere le carcasse, disinfettare i veicoli e le attrezzature...».

Tutte queste precauzioni sembrano però applicabili fondamentalmente agli allevamenti più grandi...

«Le stesse precauzioni prescritte dalle autorità sanitarie si possono prendere anche se l'allevamento è di tipo familiare. Piccoli e grandi allevamenti hanno gli stessi obblighi».

E non ci sono possibilità di contagio per l'uomo al di fuori delle aziende agricole controllate?

«È a rischio solo chi ha contatti continuativi con animali allevati».

Si era temuto anche che le attività venatorie giocassero un qualche ruolo nella diffusione dell'infezione…

«Smentisco che la caccia possa avere relazioni con l'influenza aviaria. Al contrario, se consideriamo che il virus può provenire dagli anatidi, e che l'attività dei cacciatori si applica anche alle anatre, otteniamo un'altra smentita di questa idea, purché i cacciatori non disperdano nell'ambiente il cacciato e lo conferiscano agli enti preposti, come gli istituti zooprofilattici. Un'altra cosa che si può dire a questo riguardo è ricordare come l'ordinanza 174 vieti l'introduzione nelle zone di protezione di selvaggina delle specie sensibili destinata al ripopolamento faunistico».

Ma limitare lo spostamento spontaneo della selvaggina è impossibile. Come si può escludere che l'influenza aviaria si sposti anche al di fuori delle zone messe a fuoco dalle ordinanze regionali?

«Questo non lo può escludere nessuno». 

 

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