Trevalli: territorio, soci, competitivitá

Trevalli
Sono i tre orientamenti strategici della grande cooperativa di Jesi. Ma il terzo è un prerequisito

Riassumendo, semplificando, sono tre i principali orientamenti strategici della Cooperativa Trevalli Cooperlat di Jesi (An), di cui sono Presidente. Assolvere i principi mutualistici che distinguono la cooperazione, porsi al servizio del territorio e, per raggiungere questi primi due obiettivi, rimanere sempre competitivi sul mercato lattiero caseario.
È con questa schematizzazione, conformandomi ai diktat di semplificazione richiesti da un editoriale, che cerco di rispondere all’invito dell’Informatore Zootecnico di condividere con i lettori i tratti essenziali dell’esperienza di questa grande cooperativa agricola. Un’esperienza sicuramente di grande interesse per tutti gli operatori del settore, dal momento che stiamo parlando della terza cooperativa italiana del comparto lattiero caseario. I cui soci sono a loro volta undici cooperative lattiero casearie, distribuite tra Marche Abruzzo e quattro regioni del Nord Italia, per un totale di mille allevatori conferenti.
Assolvere i principi mutualistici. Per noi questo vuol dire prima di tutto impegnarci a ricercare la redditività delle aziende agricole socie. A tal proposito possiamo sottolineare che il prezzo del latte alla stalla che stiamo liquidando è un prezzo piuttosto alto: come da Regolamento, prevediamo un acconto base di 38 cent/litro per le cooperative del Nord, di 38+1 cent/litro per quelle del Centro Sud. E questo è l’acconto; poi al socio verrà anche corrisposto un saldo in caso di risultati positivi.
Gli allevatori hanno bisogno di ottenere per il proprio latte prezzi di quest’ordine di grandezza, ricordiamoci per esempio che gli ultimi mesi di siccità hanno dimezzato la produzione di fieno; per non parlare degli effetti del sisma o della neve sui costi delle aziende agricole marchigiane e abruzzesi. Così questo nostro prezzo vuole contribuire a dare un po’ più di serenità alla nostra base sociale.
Essere al servizio del territorio. È il secondo dei tre obiettivi di Trevalli Cooperlat che, sempre semplificando, stiamo mettendo a fuoco. Porsi al servizio del territorio significa, per noi, rimettere in pista ciò che abbiamo preso da queste nostre terre; investire nella cultura e nella società per evitare che il territorio si inaridisca, perchè l’uomo ha bisogno di un radicamento in una comunità localmente definita; condivivere con gli abitanti/consumatori opportunità di crescita che migliorino la loro qualità di vita e il loro benessere. Obiettivo che perseguiamo anche offrendo al consumo i nostri prodotti a prezzi accessibili.
Ma Trevalli Cooperlat deve anche, assolutamente, rimanere competitiva sul mercato. Altrimenti il raggiungimento di quei due primi grandi obiettivi sarebbe impossibile. Il bello è che ci riesce, come spieghiamo nel box. E così abbiamo visto il bilancio 2016 chiudersi con un aumento del reddito operativo del 2,26%. E ora stiamo vedendo il nostro fatturato crescere dai 215 milioni del 2016 (+2,9% rispetto al 2015) ai 240 milioni del 2017.

Alla base della sua competitività
Si diceva che Trevalli Cooperlat rimane ben competitiva sul mercato del lattiero caseario. Sempre semplificando, ecco come ci riesce.
• Ci riesce diversificando la produzione. Oggi offriamo al mercato decine di prodotti diversi, anche di origine vegetale, anche per il settore pasticceria. Solo alcuni esempi: andiamo dal latte fresco (intero, scremato, alta qualità, alta digeribilità, 100% italiano, 100% marchigiano, 100% piemontese) alla panna da cucina, panna da montare, panna spray. Dalla besciamella agli yogurt. Dalla mozzarella e altri formaggi alle paste filate e alla ricotta. Fino a un ampio assortimento di prodotti di origine vegetale: bevande e crema a base di soia, numerosi prodotti vegetali per il canale horeca, e così via.
• Ci riesce diversificando i mercati. Il nostro mercato fresco è piuttosto locale ed è rappresentato dalla gdo e dal normal trade. Normal trade: 250 furgoncini che servono quotidianamente gelaterie, ristoranti, negozi, bar… Ma puntiamo con forza anche sull’export: quasi il 15% del fatturato, 35 milioni circa nel 2016, lo otteniamo all’estero.
• Ci riesce attraverso l’applicazione del Regolamento di conferimento. A inizio anno proponiamo alle cooperative socie i quantitativi di latte che industrialmente sono necessari, con una tolleranza del 10% in più e in meno. Oltre questi quantitativi non viene corrisposto il prezzo di conferimento (i 38 cent di cui parliamo nel testo), ma il prezzo di mercato (media del prezzo del latte spot definito alle camere di commercio di Lodi e Verona).
Con questa diversificazione, dei prodotti e dei mercati, e con questa azione di regolamentazione della quantità di materia prima da lavorare, cerchiamo di sostenere il prezzo da corrispondere ai soci.

 

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