Stabilizzazione del reddito

Fieragricola
Ist, income stabilization tool, nuova opportunità a favore delle aziende da latte. Ora si attende il decreto Mipaaf di applicazione della novità

C'è una nuova opportunità che si sta profilando a favore delle aziende da latte, nell'ambito della politica europea e della sua declinazione a livello nazionale. Si tratta dello Strumento di stabilizzazione del reddito o Ist (acronimo dall'inglese Income stabilization tool). Come si capisce dal nome, e in termini generali, si tratta di uno meccanismo teso a evitare eccessive cadute del reddito (in questo senso: "stabilizzazione") degli operatori economici.
Nel settore agricolo, l'Ist è stato introdotto dall'ultima riforma della Pac, e in particolare dalla politica di sviluppo rurale che riguarda la programmazione 2014-2020. Se ne occupa il Regolamento europeo numero 1305 del 2013 che prevede il finanziamento di fondi di mutualizzazione orientati, appunto, a uno strumento di stabilizzazione del reddito, ovvero al pagamento di compensazioni finanziarie agli agricoltori a seguito di un drastico calo di reddito.
L’articolo 36
Lo stesso regolamento, all'articolo 36, precisa cosa si debba intendere per fondo di mutualizzazione. E cioè un regime riconosciuto dallo Stato membro, secondo quanto prescrive il proprio ordinamento nazionale, che permette agli agricoltori partecipanti di beneficiare di pagamenti compensativi in caso di perdite economiche dovute a varie cause. Tra queste si annoverano le avversità atmosferiche, l'insorgenza di focolai di epizoozie o fitopatie, le infestazioni parassitarie, il verificarsi di un'emergenza ambientale o anche a seguito di un drastico calo del reddito.
Quest'ultimo punto è di particolare rilevanza, perché non riguarda le classiche avversità di matrice comunque naturale con cui l'agricoltura e l'allevamento hanno da sempre a che fare; ma riguarda un fenomeno economico che, soprattutto negli ultimi anni, è causa di vere e proprie crisi settoriali: la volatilità dei prezzi dei prodotti, e dunque dei ricavi, o dei fattori della produzione, e quindi dei costi, che possono generare una accentuata variabilità dei redditi. E quando questa dinamica incontra una fase negativa, le aziende ne soffrono pesantemente. Proprio come accaduto negli ultimi anni al settore lattiero, anche per la cessazione del regime delle quote latte che, attraverso la limitazione della produzione, arginava i cali dei prezzi del latte e dunque dei ricavi delle stalle.
L’articolo 39
Spiegato il contesto generale dei fondi mutualistici, sempre il Regolamento europeo 1305/2013 va a disciplinare, all'articolo 39, lo strumento dei stabilizzazione del reddito. Viene infatti stabilito che qualora il calo di reddito registrato in una fase economica sia superiore a una certa aliquota, scatti il sostegno.
Questo articolo, e dunque il regolamento del 2013, stabiliva che l'aliquota fosse del 30%, da calcolare come perdita del reddito medio annuo del singolo agricoltore nei tre anni precedenti o del suo reddito medio triennale calcolato sui cinque anni precedenti, escludendo l'anno con il reddito più basso e quello con il reddito più elevato.
Non solo, ma veniva anche stabilito che per "reddito" si doveva intendere, citiamo testualmente: "la somma degli introiti che l'agricoltore ricava dalla vendita della propria produzione sul mercato, incluso qualsiasi tipo di sostegno pubblico e detratti i costi dei fattori di produzione". Infine veniva precisato che gli indennizzi versati agli agricoltori dal fondo di mutualizzazione dovevano compensare in misura inferiore al 70% la perdita di reddito subita dal produttore nell'anno in questione.
Il regolamento Omnibus
In realtà, proprio questo assetto delle norme sullo Ist ne ha di fatto ostacolato, o bloccato, l'utilizzo negli anni scorsi. In questa formulazione, infatti, il calcolo della perdita di reddito deve essere effettuato azienda per azienda; ma è noto che nella realtà imprenditoriale della nostra agricoltura raramente si dispone di bilanci analitici, dove ricavi e costi emergano chiaramente e siano dunque elaborabili a questo fine. Perciò, il recente regolamento Omnibus – che di fatto ha dato luogo a una vera riforma di "mezzo termine" della Pac – ha apportato rilevanti novità.
Con il regolamento Omnibus, che è entrato in vigore il 1° gennaio di quest'anno, Commissione e Parlamento europei sono infatti intervenuti con numerose modifiche. A cominciare dalle soglie: diminuita, dal 30% al 20%, quella relativa alla perdita di produzione e che fa scattare gli interventi di gestione del rischio in agricoltura; aumentata dal 65% al 70% la percentuale massima del sostegno pubblico.
Ma la più importante novità riguarda l'istituzione di un nuovo strumento di stabilizzazione del reddito "settoriale". È questa la svolta che ci si attendeva, per sbloccare questo strumento, proprio in quanto, come detto, se è difficile computare la perdita di reddito a livello aziendale sarà ben più agevole calcolarlo a livello di settore. A questo scopo è infatti previsto che vengano utilizzati dei valori standard, calcolati dunque settorialmente, per i ricavi e i costi. Infine, ed è un'altra innovazione di rilievo, da gennaio sarà possibile attingere a fondi pubblici anche per la creazione e per l'integrazione dei fondi di mutualizzazione.
Ora si attende il decreto Mipaaf di applicazione di queste novità introdotte dal regolamento Omnibus e poi, certamente, dovranno essere gli allevatori a trovare e sviluppare forme organizzative per la creazione di fondi mutualistici finalizzati allo strumento di stabilizzazione del reddito.

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