La zootecnia che ci serve

Simona Caselli è l'assessore all'Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna.
Sì alla riqualificazione delle tecniche di allevamento, puntando su sostenibilità, benessere e biosicurezza. Sono solo alcuni degli aspetti su cui la zootecnia deve puntare, secondo Simona Caselli, assessore all'Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna

La zootecnia e le relative produzioni rappresentano un valore economico e sociale essenziale a livello nazionale e in Emilia-Romagna, sono fondamentali non solo perché rappresentano circa la metà della Produzione lorda vendibile (Plv) agricola, ma anche perché danno origine a importanti filiere di qualità, alcune delle quali con produzioni Dop e Igp famose nel mondo e di grande valore anche per l’indotto.

Eppure attualmente la percezione dell’allevamento zootecnico è in generale molto negativa e spesso l’informazione non specializzata evidenzia solo aspetti critici e scandalistici. Credo che fare oggi una riflessione seria sul settore zootecnico richieda un “cambio di paradigma” e uno sforzo di razionalizzazione basato sulle conoscenze tecniche e scientifiche che per fortuna non ci mancano.
Da un lato gli allevatori devono essere ormai consapevoli che una tenuta delle produzioni di origine animale passa inevitabilmente anche attraverso una riqualificazione delle tecniche di allevamento, con un significativo miglioramento sul fronte della sostenibilità ambientale, a partire dalla riduzione emissioni azoto e ammoniaca, del benessere animale, della biosicurezza e della riduzione dell’uso di farmaci. I cittadini europei chiedono questo e le istituzioni hanno il dovere di tenerne conto. Le proposte per la futura Pac trattano il concetto di “One Health” (salute unica) - nel senso di tutela della salute delle persone, della salute animale e della sostenibilità ambientale - e anche il mercato comincia a dare segnali in questo senso.
Dall’altro lato bisogna che anche il cittadino sia più informato e consapevole che un sistema zootecnico correttamente gestito porta parecchi vantaggi al territorio in cui è insediato. Alcuni esempi, dando per scontati quelli economici e sociali: lo spopolamento della collina e della montagna e il conseguente degrado del territorio è drasticamente inferiore dove permane l’allevamento, come nelle aree di produzione del Parmigiano-Reggiano. Una gestione corretta delle deiezioni animali porta ricchezza di elementi nutritivi e di sostanza organica al terreno, prevenendone l’impoverimento e, nei casi peggiori, la desertificazione, oltre a consentire una riduzione significativa nell’uso di concimi chimici.
Ma quale cammino intraprendere e quali strumenti attivare per riportare equilibrio e dignità a questo settore? Finora le politiche Ue, ma anche quelle nazionali, sono intervenute sul settore zootecnico più spesso con norme molto vincolanti, in particolare su specifici aspetti sanitari e ambientali, che via via hanno alzato il livello degli impegni.
Tuttavia non si sono create le condizioni organiche di accompagnamento e di supporto necessari a un miglioramento complessivo, alla costruzione di un approccio “olistico” che tratti le condizioni d’allevamento nel loro complesso.
Occorre un percorso di miglioramento graduale, guidato attraverso specifici manuali di buone pratiche e di corretta gestione degli animali in allevamento, che integrino tutti gli aspetti fondamentali - riduzione dell’uso degli antibiotici, biosicurezza, benessere, alimentazione, gestione della mandria e delle deiezioni - definiti per specie e attitudine produttiva. Per questo sarebbe necessario un approfondito lavoro congiunto tra le competenze agricole e quelle sanitarie e ambientali.
Oggi realisticamente gli allevamenti non sono nelle condizioni di assorbire un ulteriore innalzamento delle norme cogenti ed è quindi strategico che tale miglioramento degli standard d’allevamento sia perseguito da parte degli allevatori volontariamente, e che questo impegno trovi un sostegno economico proprio nella prossima Pac, che nelle attuali bozze offre opportunità, attraverso la consulenza, ma anche attraverso la possibilità di costruire un Ocm zootecnia.
Un livello di impegno oltre il cogente deve rappresentare anche un elemento di valorizzazione, affiancando a questi manuali un sistema di certificazione indipendente e la costruzione di un marchio collettivo pubblico che renda leggibile questo “plus” nei prodotti all’acquisto, rispondendo sia alle crescenti richieste dei consumatori di maggiori informazioni sulle caratteristiche dei prodotti che acquistano e sugli aspetti che riguardano la salute e sicurezza alimentare, sia alla possibilità per il produttore e per la filiera di ottenere una giusta valorizzazione per gli impegni aggiuntivi realizzati.

 

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